In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».
Gesù discende dal cielo ed impone, tramite la sua discesa, una virata imponente alla nostra dinamica quotidiana. Noi che vorremmo sempre salire, noi che pensiamo di potere essere di più avendo di più, noi che vogliamo sedere a destra e a sinistra dei potenti e magari di potere essere noi i potenti, siamo portati da Gesù a vedere il mondo da un punto di vista totalmente diverso. A noi sembrerà di camminare a testa in giù, in realtà la discesa è l’unica vera modalità per potere vivere da vivi.
Gesù discende e così può salire in croce. Gesù si incarna, per questo può donare la sua vita morendo in croce. Le braccia spalancate ci richiamano quell’orizzontalità umana che sola si può incontrare con la verticalità.
La croce diventa un crocevia, un luogo di incontro. La croce è il luogo di incontro degli innamorati, degli amanti. Gesù scendendo può essere innalzato e nell’essere innalzato in croce manifesta l’immensa capacità di dono di cui è portatore. È nella capacità di dono di Gesù sulla croce che noi possiamo incontrarci con Lui che è amore infinito, che è cuore spezzato per amore.
Lungi da noi ogni moralismo dolorifico. La croce è tale perché Gesù dona se stesso liberamente per la salvezza degli uomini, perché è il punto più alto di un dono. Sappiamo bene che non c’è amore più grande di questo, dare la vita per i propri amici. In questo dono sta l’unico vero innalzamento sensato per l’esistenza dell’uomo. Tutti gli altri sono false vie che mostrano presto o tardi tutta la loro falsa apparenza e il loro limite. Tutte le altre vie sono altari che presto o tardi portano alle stalle.
Con Cristo che discende, che si incarna, che da ricco che era si fa povero, noi siamo chiamati ad incontrarci per guardare la vita dal basso in su. Noi che vorremmo sempre guardare la vita dall’alto in giù. Chi sta in alto fa promesse per potere rimanere in alto, ma non dona la propria vita, non è disponibile a scendere in basso.
Scendere significa potersi incontrare intorno a Gesù incarnato e metterci per via per poterci donare gli uni gli altri.
Questo è il Cristo in cui siamo chiamati a credere: Colui che dona la propria vita per la salvezza del mondo e non per la condanna del mondo.
Nel dono, nell’abbassamento, nella vita donata sta il segreto dell’incontro. Tutte le altre vie portano a spezzare le relazioni, portano alla vendetta anziché al perdono, portano alla rivalsa anziché all’incontro, portano alla vendetta anziché all’essere misericordia, portano al doverla fare pagare anziché all’accoglienza, portano alla sindrome del fratello maggiore anziché alla grazia del Padre misericordioso, portano a puntare il dito sulla pecorella smarrita anziché vivere la dinamica del buon pastore che se la carica sulle spalle e portandola a casa si mette a fare festa.
Il crocevia della Croce è l’unico vero luogo deputato alla festa e all’incontro, tutto il resto, se non scaturisce da qui, viene presto o tardi vanificato.
Dio ha tanto amato, e noi come lui abbiamo bisogno di tanto amore per vivere bene.
Maritain
Eccolo il Dio della Scrittura, quello che nessuno poteva immaginare così vicino e prossimo all’umano: ama al punto da dare, ama fino al punto massimo dell’amore, ama fino a perdersi tra le tenebre di una Croce e mostrare le vette vertiginose alle quali giunge chi nel cuore ama per davvero. E non per gioco.
Marco Pozza
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
20 Febbraio 2025 Marco 8, 27-33
Fino a quando ci poniamo questioni su di lui, non comprenderemo nulla! Si comincia a capire qualcosa quando ci lasciamo porre in questione. Non lui, bensì noi siamo chiamati a dichiararci. (…) La fede non è delegabile. Ognuno è chiamato a dare la propria risposta, a conoscerlo, amarlo e seguirlo, anche se ancora imperfettamente.
S. Fausti
19 Febbraio 2025 Marco 8, 22-26
Gli occhi fanno quel che possono
niente meno e niente più,
tutto quello che non vedono
è perché non vuoi vederlo tu.
Luciano Ligabue
No, la cecità non è un problema. Il problema è avere occhi e non saper vedere, non guardare le cose che accadono, nemmeno l’ordito minimo della realtà. Occhi chiusi. Occhi che non vedono più. Che non sono più curiosi. Che non si aspettano che accada più niente. Forse perché non credono che la bellezza esiste. Ma sul deserto delle nostre strade, Lei passa, rompendo il finito limite e riempiendo i nostri occhi di infinito desiderio.
P. Barbaro
18 Febbraio 2025 Marco 8, 14-21
Per «quante ceste» di vita il Signore ci abbia donato, la nostra fede in lui è ancora molto debole. Sebbene i suoi regali siano tanti e quotidiani, non siamo ancora convinti che la vita è un dono da accogliere.
R. Pasolini
Lui è con noi, ma noi non siamo con lui, non comprendiamo, non vediamo, non viviamo di questo pane sempre insidiato dal lievito dei farisei e di Erode, sempre insidiato da una religiosità perversa che non riconosce l’amore, ma si fonda sulla legge, e da un potere politico alleato di tale religiosità. Fatichiamo a comprendere, abbiamo il cuore “calcificato”.
L. Locatelli
Giovanni Nicoli | 14 Settembre 2023