In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
Chiunque crede in Cristo ha la vita eterna. Questa è l’affermazione centrale del vangelo di oggi. Ma cosa significa credere? E non credere? Come si fa a credere?
Credo che uno dei punti di partenza per poter comprendere tutto ciò sia comprendere bene cosa significhi: dubitare. Il dubbio è qualcosa che ci prende nei confronti degli altri, sulla reale onestà delle loro azioni, sul fatto che non ci stiano fregando, sul fatto che le loro intenzioni siano rette. Il dubbio in questo caso prende la forma del sospetto che noi usiamo per tentare di non farci mettere nel sacco dagli altri. Ma questo non è il vero dubbio.
Oppure dubitiamo delle nostre convinzioni e capacità e a partire da questo dubbio andiamo in crisi, ci sentiamo in colpa, pensiamo che se noi seguissimo il nostro dubbio chissà dove andremo a finire. Crediamo di essere perversi e che, il nostro dubbio, sia una manifestazione di questa perversione. Se noi seguissimo il nostro dubbio non crederemmo più in nulla. Il risultato sarebbe senz’altro maligno, per questo rifuggiamo il nostro dubbio come qualcosa da cui girare al largo, come qualcosa che ci toglie il sorriso e la tranquillità. Ma anche questo non è il vero dubbio.
Il vero dubbio è uno strumento potentissimo di crescita. Il dubbio nei confronti dei miei sentimenti o delle mie convinzioni, anche religiose, è lo strumento di sincerità che ci è dato per capire dove realmente noi siamo arrivati nel nostro cammino di vita e di fede. Ascoltare il proprio dubbio senza farsi prendere da inutili sensi di colpa, significa permetterci di comprendere e di dirci con sincerità fino a che punto noi crediamo, fino a che punto non crediamo, quali sono gli aspetti che maggiormente ci fanno problema e che hanno bisogno in noi di maturazione. Quali sono gli aspetti con cui noi ci sentiamo di lavorare per maturare e quali sono invece quelli che non ci toccano, non ci interessano, che sentiamo lontani, che non ci sentiamo di affrontare.
Il dubbio accolto ed ascoltato ci permette di metterci in un ambito di sincerità con noi stessi. Così facendo noi ci mettiamo in cammino, viviamo cioè la nostra vita come un’esperienza educativa, che ci chiede non di essere dei super che tutto credono, che tutto hanno compreso e che rispondono sempre di sì, ma che ci chiede di essere persone che vedono i propri pregi e i propri difetti che individuano i punti forti del proprio credere e i punti deboli della propria fede.
Fare questo non significa essere persone che non credono e che per questo sono condannate; significa invece essere persone che si mettono in relazione vera con Colui che è stato mandato come segno reale di amore, non per giudicare il mondo ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Lui è la nostra verità, lui è la nostra luce con cui siamo chiamati a confrontarci continuamente per fare verità nella nostra vita.
Questo significa che allora tutto quello che lui mi propone io lo debba assumere e fare mio? Sì e no! Sì perché lui rimane la verità e la luce che illumina le tenebre! No perché il mio cammino di persona e di fede mi chiede appunto di camminare, di dubitare, di ricercare, di trovare un modo di assimilare quanto propostomi da Gesù.
Credere tutto con falsità, se di credere si può parlare, significa rapportarsi con una maschera, significa squalificare la verità, significa mistificare la luce che ci viene donata da Cristo non accogliendola e facendola diventare falsità di tenebra.
Questo atteggiamento è un atteggiamento che purtroppo pervade i nostri rapporti sia con Dio che con l’amato e l’amata. Preferiamo non guardare fino in fondo a quello che realmente c’è per paura che se noi facessimo questo poi ci troveremmo distanti l’uno dall’altra e di questo noi abbiamo paura. Questo ci porta a distanziarci per difenderci da questa paura: siamo costretti a tirare su muri, a nasconderci, a non dirci le cose: questo è il modo migliore per rovinare un rapporto. Per rovinare il rapporto con l’amata che dopo un po’ sentiamo scocciante perché vuole sapere tutto, con l’amato col quale non posso dire certe cose perché altrimenti si arrabbia, con Dio perché se esprimo i miei dubbi chissà cosa penserà di me.
Siamo chiamati a rompere la placenta delle nostre false certezze con il nostro dubbio. Certezze che ci sono state date dai genitori e dall’ambiente che abbiamo frequentato. Certezze che andavano bene ma che non ci bastano più. Se vogliamo iniziare a respirare con i nostri polmoni è necessario rompere le acque e rischiare: forse ci mancherà il fiato, forse dovremo percorrere un periodo di deserto e di ricerca, ma questa è la strada che abbiamo per potere finalmente respirare con i nostri polmoni.
Lasciamoci illuminare dalla luce vera che viene nel mondo, non abbiamo paura di scoprire delle zone d’ombra, non terrorizziamoci dei nostri dubbi: ascoltiamo il Signore attraverso di essi e mettiamoci in cammino con fiducia e con speranza perché anche noi, in questo cammino, possiamo crescere nell’operare la verità e nel venire alla luce.
Lo sguardo di Giovanni sulla passione e morte di Gesù ci permette di vedere in una storia di morte una storia di amore, una storia gloriosa dell’amore umano vissuto da Gesù, che così ha narrato una volta per tutte l’amore di Dio.
Enzo Bianchi
Noi non siamo cristiani perché amiamo Dio. Siamo cristiani perché crediamo che Dio ci ama.
Antonio Savone
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