Giovanni 3, 31-36
Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito.
Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui.
I segnali stradali sono utili per trovare la strada, ma non sono né la strada né la forza e la convinzione per percorrerla.
Mosè e i comandamenti sono utili per percorrere la via, ma non sono né la via né possono alimentare la voglia di percorrerla.
I profeti danno testimonianza alla luce ma non sono la Luce. Come ognuno di noi può formulare quello che vive ma far sì che quello che viviamo susciti vita nel prossimo, oltre che in noi, questo è dono di grazia. Vale a dire è dono gratuito che proviene dalla fonte della vita e della luce, della capacità di gratuità. La fonte è Dio dal quale sgorgano fiumi di acqua viva. Dal suo costato, dal suo fianco sgorga quell’acqua zampillante che, quello che raggiunge, vivifica e mette in condizione di portare frutto.
E la fonte di quell’acqua la possiamo trovare dentro di noi. Noi non siamo fonte né di luce né di vita, ma possiamo essere luce e vita per i nostri fratelli.
Se accettiamo di rinascere dall’alto, cioè dalla fonte della vita, noi diveniamo vivi; se accettiamo di rinascere dall’alto, cioè dalla fonte della luce, noi diveniamo luce. E la vita è contagiosa e la luce illumina ogni cosa che raggiunge. Così la testimonianza nostra su ciò che ci dona vita e luce, può vivificare e può illuminare, anche se non saremo mai la fonte sia della luce come della vita.
Se lo fossimo saremmo onnipotenti, penseremmo di essere Dio, mentre Dio non siamo e neppure onnipotenti. Ed è uno dei nostri problemi e dei problemi della nostra società mondiale pensare questo.
Ogni stato pensa di essere l’unico e il migliore e di fronte ad un genocidio conclamato, come quello degli armeni o dei palestinesi o degli ucraini, cosa fa? Lo nega e minaccia chiunque pensi che quel genocidio vi sia stato, perché morti vi sono stati, che piaccia o che non piaccia agli stati responsabili di tali eccidi.
Ogni confessore che pensa di dovere richiamare le verità della legge anziché amministrare la misericordia di Dio, cosa fa? Altro non fa che allontanare le persone, anche bravi cristiani, da Dio e dal suo cuore misericordioso. Perché lui l’onnipotente, il prete, si sente più giudice che testimone della misericordia; dà più importanza alla legge che all’amore di Dio; è più fratello maggiore che padre misericordioso.
Per non parlare degli onnipotenti delle economie mondiali che spargono leggi a piene mani come se fossero cose naturali e costrittive. Niente di più falso e di più talebano: le leggi del mercato non sono per nulla naturali e neppure divine, si possono cambiare e migliorare, se i potenti delle leggi accettano di essere meno onnipotenti e più umani.
Sappiamo che la terra non può salire al cielo, ma può attenderlo e accoglierlo quando il cielo viene su di lei come pioggia che irrora la terra stessa e la feconda; quando il cielo scende dall’alto come Gesù che si incarna in mezzo a noi.
Ma noi sappiamo che questa vita troppe volte e da troppi non viene accolta. Sembra cosa troppo lontana, cosa troppo difficile. Sembra cosa disumana e solo divina. Sembra cosa impossibile. E continuando a ritenere la testimonianza di Gesù che ci invita a rinascere dall’alto, come cosa impossibile, noi continuiamo a renderci impossibile la vita costringendoci ad una morte lenta. Giorno dopo giorno ci spegniamo, perdiamo luminosità, riduciamo senza accorgerci la nostra vitalità. E anche se aggiungiamo tempo alla nostra esistenza, senza dubbio non aggiungiamo vita alla nostra esistenza.
Accogliere la testimonianza di Gesù significa riconoscerci come tralci legati e innestati alla vite. Dalla vite riceviamo vita e ricevendo vita dalla vite possiamo portare frutto. Frutti di luce, frutti di vita. Noi che non siamo la fonte né della luce e neppure della vita, diventiamo vitali per noi e i fratelli, diveniamo illuminanti per noi e per i fratelli. Possiamo essere delle buone lampadine luminose che illuminano perché ricevono energia dalla fonte dell’energia che è Dio.
Noi siamo abituati a vedere la nostra vita dal basso, senza coglierne fino in fondo il significato profondo. Vedere le cose dalla prospettiva di Gesù significa vederle dall’alto e avere così l’opportunità di coglierne un senso più profondo, una sorta di visione d’insieme. La nostra conversione dovrebbe consistere innanzitutto nel cambiare la prospettiva.
L. M. Epicoco
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9 Marzo 2026 Luca 4, 24-30
Le chiusure mentali più difficili da demolire ce le hanno coloro che pensano di essere i più vicini, cioè quelli che pensano di aver capito tutto e di avere tutto sotto controllo. A una persona che è convinta non si riesce nemmeno a parlarle fino in fondo perché il suo ascolto è occluso dalla sua convinzione.
M. Epicoco
Il ritenere tutto come ovvio finisce per non far riconoscere ciò che di diverso pure sta già germogliando, la familiarità finisce per dare tutto per scontato, l’abitudine finisce per leggere ogni cosa solo come stanca ripetizione di un passato senza sbocchi.
A. Savone
8 Marzo 2026 Giovanni 4, 5-42
Ti ho fatto per me.
In te ho posta una sete che parla di me.
Se la segui essa porta a me.
Ma tu non la vedi e non la senti.
Perchè il mondo ha provato a cambiarla, a rimuoverla, a cancellarla.
Ora hai sete di odio, di guerre, di potere, di successo e di denaro.
Per questo la sete di me ora dorme e tace in te.
Sei un girovago di pozzi in cerca di un’acqua che non disseta.
Avrai sempre sete fin quando non troverai me.
Nessuno può cancellare questa sete che io ho posta in te.
Prima o poi la intercetterai.
Te ne accorgerai.
E allora sarai stanco di girovagare per pozzi la cui acqua non sazia.
Io, invece, ti aspetterò al pozzo d Sicar.
Porterai la tua brocca e io ti darò l’acqua che non cercavi.
Risveglierò in te la sete che non provavi.
Perchè io ti ho fatto per me.
E nulla potrà darti ciò che solo io posso darti.
Il tuo cuore è un abisso.
Lo so bene perchè l’ho fatto io.
E io ci sono dentro.
Ora tocca a te rientrarvi.
Il pozzo sei tu.
Sei il pozzo ma non il fondo
Perchè il fondo sono io.
Da lì ti guardo.
Lì ti aspetto.
Tu sei la brocca e non l’acqua.
Perchè l’acqua sono io.
Berrai e sarai sazio.
Io in te e tu in me.
M. Illiceto
7 Marzo 2026 Luca 15, 1-3.11-32
L’amore sa aspettare, aspettare a lungo, aspettare fino all’estremo. Non diventa mai impaziente, non mette fretta a nessuno e non impone nulla. Conta sui tempi lunghi.
Dietrich Bonhoeffer
La paura di non essere amati ci spinge a non lasciare al padre il potere di farci sentire così e preferiamo non farci trovare più, lasciare il posto in cui ci si aspetta che restiamo. E, con il gesto più libero che abbia mai fatto, il fratello maggiore, che non ha mai chiesto nulla, confessa il suo bisogno di essere amato allo stesso modo, e si arrende alla ricchezza umana del suo limite, come se stesse dicendo al padre “vienimi a cercare, anch’io voglio essere trovato”. E Lui viene a cercarci e ci chiama figli, ci invita a rallegrarci e a ringraziare con Lui.
C. Bruno
Giovanni Nicoli | 1 Maggio 2025