Giovanni 5, 33-36

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei:

«Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.

Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato».

Viene nel mondo la luce vera ma i suoi non l’hanno accolta! La luce vera ha appena sanato il paralitico in giorno di sabato e questo ha provocato una nuova diatriba con i capi dei giudei. La questione che balza subito agli occhi è se vale la pena credere oppure no a Gesù che viene in mezzo a noi. O se non è meglio credere a Babbo Natale, personaggio mitico ma senz’altro meno scomodo e sconvolgente.

Anche Giovanni non è creduto. Giovanni che è solo un uomo, è comunque lampada viva e splendente, lampada sulla quale risplende la Luce vera. Giovanni ha dato testimonianza a Gesù verità, ma quando una testimonianza non corrisponde con il proprio pensiero e con la propria filosofia di vita, anziché accoglierla la si oscura.

La lampada viene oscurata, la luce viene spenta o svalutata. Quante volte a noi capita di non credere alla verità perché scomoda. Quante volte preferiamo i nostri pregiudizi al dono della verità. Quante volte anche noi come chiesa abbiamo oscurato la luce vera, e i testimoni della luce vera, perché magari scomodi. Siamo più disposti ad accogliere persone che non ci scomodano mettendo da parte i testimoni della verità che ci stimolano ad una vita più vera.

Gesù riceve testimonianza dalle opere del Padre, dal Battista e dal suo stesso agire per l’uomo. Ma questo spesso cozza contro le regole e le morali che schiavizzano gli uomini piuttosto che liberarli. Preferiamo la compiacenza degli uomini che ci adulano, piuttosto che la libertà dei profeti che ci chiedono vita vera in Lui.

La voce del Battista risuona per noi, voce che ci indica lo sposo che sta per venire nella nostra vita. Il Battista ha accolto la verità della luce vera e ne è diventato testimone. È divenuto il profeta che ha esultato nel grembo di sua madre Elisabetta piena di Spirito santo. Ha continuato ad esultare nella sua vita per questa presenza, anche se è rimasta voce di uno che grida nel deserto. Il Battista, con la sua testimonianza è invito quotidiano ad accogliere la Parola che si incarna per noi.

Gesù ha guarito il paralitico in giorno di sabato avviando in tal modo una polemica con i capi dei Giudei. Sembra, questa polemica, solo una cosa che riguardi delle norme più o meno obsolete, in realtà questa polemica tocca in profondità il cuore dell’uomo ed evidenzia lo scontro tra la fede e l’incredulità. La guarigione del paralitico è un miracolo che provoca la mia fede in Gesù, non nei miracoli.L’affermazione che Giovanni ha reso testimonianza alla verità, centrale per la nostra riflessione odierna: la verità è Colui che viene. Gesù è Verità perché in rapporto profondo col Padre. La Verità è una persona e non un insieme di riflessioni teologiche più o meno sistematizzate. La Verità è Gesù ed è a Lui che Giovanni rende testimonianza. Gesù è Colui che perdona e che guarisce il paralitico.

Il Battista è stato lampada sulla quale splendeva la Luce Gesù: lui era solo un uomo che portava il Figlio di Dio, Luce che illumina.

Quale è il nostro atteggiamento di fronte a questa verità? Quando coltiviamo dei rapporti di oscurità, possiamo dirci accoglienti della testimonianza del Battista della Verità? Quando i nostri pensieri sono confusi, confondono anche la nostra verità di vita. Quando le nostre relazioni sono basate sulla freddezza e il dispetto, la Verità amorevole di Gesù non può essere Luce, anzi viene rifiutata dalla nostra chiusura oscura. Quando le nostre relazioni sono basate sulla vanità e sulla ricerca del nostro eccellere al di sopra degli altri, la Verità Servo non può fare breccia nella nostra esistenza. Quando l’odio è alla base delle nostre scelte, alla Verità non è permesso di renderci liberi con la forza della misericordia.

È la testimonianza del Battista alla Verità che non trova apertura nella nostra esistenza. Non siamo più liberi e capaci di parlare, di ascoltare, di pregare nello stupore e nella gratitudine per tutto quello che la Verità ci ha preparato, per il banchetto della vita che la Verità ha imbandito per noi, per tutte le opere di Grazia che la verità ha operato per noi fin dalle origini del mondo.

La gloria di Dio Padre in Gesù è chiara: essere misericordia e pietà. Vivere queste due dimensioni valoriali significa vivere come il Padre vive nel Figlio grazie allo Spirito.

La gloria che noi invece cerchiamo nel consenso chiude alla accoglienza e alla comprensione delle Scritture e del Figlio Parola incarnata, di ben altro genere.

Vieni, Signore Gesù! Riempici della tua Luce e della tua Verità, perché la nostra vita illuminata da te Luce, possa innalzare l’inno di libertà e di responsabilità, inno di lode e di ringraziamento. Un inno vitale, un inno verace, un inno Natale.

 

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21 Febbraio 2026 Luca 5, 27-32

Il tuo amore è sceso su di me come un dono divino, inatteso, improvviso, dopo tanta stanchezza e disperazione.

Fëdor Dostoevskij

Gesù cerca il peccatore che è in me.

Non per assolvere un lungo elenco di peccati,

ma per impadronirsi della mia debolezza profonda.

E lì incarnarsi.

Ermes Ronchi

20 Febbraio 2026 Matteo 9, 14-15

“Tornare all’ essenziale significa domandarci che cosa davvero ci fa vivere.

Significa avere il coraggio di lasciare andare ciò che ci distrae dall’ amore.

Significa riconoscere che non tutto ciò che brilla è luce e che non tutto ciò che riempie sazia il cuore.

Credo che a questo serva il digiuno, che questo tempo ci propone: a ricordarci cosa ci fa vivere davvero

e a verificare quante cose accumuliamo pur di stordirci, di anestetizzarci, di non sentire il vuoto che ci abita.

Digiunare non è mortificarsi, ma liberarsi. E per vivere tutto questo occorre intensificare la preghiera”.

Mimmo Battaglia

19 Febbraio 2026 Luca 9, 22-25

Scegliere è il più grande onore che abbiamo e il fatto di non tirarci indietro nella capacità di decidere e nella volontà di essere fedeli sarà il segno che non siamo dei servi, ma siamo dei figli capaci di essere sempre più fratelli. Se matureremo interiormente in questa attitudine, allora la «croce» non solo non ci spaventerà più, ma sarà il segno inequivocabile della nostra libertà.

M. D. Semeraro

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