Giovanni 6, 22-29
Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberiade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie.
Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafarnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
La motivazione per cui facciamo un’azione, non è mai così chiara e limpida come noi pensiamo sia.
Noi siamo mossi da tanti interessi. La nostra scelta è un misto di pensiero, di ragionevolezza, di emotività, di interesse, di passione. Questo misto rende sempre difficile comprendere fino in fondo qual è il vero motivo per cui agiamo. Rende difficile comprendere tutte le variabili che entrano in gioco quando entra in campo la nostra decisione.
È per interesse? È per paura? È per benevolenza? È perché ci crediamo? È…?
Credo che il primo passo importante, sia quello di renderci conto che la nostra motivazione è sempre poco o tanto spuria. Che le facce della medaglia della nostra motivazione agente sono tante e variegate.
Fare chiarezza significa entrare in un ambito di verità che ci fa liberi. Fare chiarezza non significa ancora risolvere il problema, ma mettersi nella disposizione per poterlo fare.
Ancora di più. La motivazione per cui agiamo ha dentro di sé soprattutto tutto quel mondo di immaturità che è parte della nostra esperienza e della nostra persona.
Avere il coraggio di renderci conto che la nostra motivazione agente è spuria, significa ammettere i nostri ambiti di immaturità che non rendono la nostra azione così limpida. Ammettere questo significa rimetterci in cammino. Significa sapere e credere che abbiamo bisogno di maturare e che intanto quella maturazione, almeno in quell’ambito, non è ancora avvenuta.
Ammettere questa verità in noi, significa diventare un po’ alla volta liberi dai pregiudizi nei nostri confronti e avere sempre meno bisogno dei pregiudizi nei confronti degli altri.
Riconoscere i nostri pregiudizi significa sgonfiarli di tutto il loro potere devastante che ci porta a dovere per forza trovare un nemico. Riconoscere le proprie immaturità significa cominciare a smettere di cercare delle giustificazioni alle stesse.
Questi atteggiamenti fanno crescere in noi gli spazi di libertà, spazi di libertà nei quali si può finalmente inserire Colui che è Verità, Colui che ci fa liberi. Ne consegue una capacità di ascolto di noi e di Lui e dell’altro molto ampliata.
Possiamo ascoltare l’altro nelle sue vere espressioni e nelle sue vere esigenze, nei suoi veri bisogni, nelle sue vere tristezze, nelle sue vere paure più o meno mascherate.
Possiamo crescere in un ascolto più autentico della Parola vivente che ci invita a procurarci il cibo che dura per la vita eterna, anziché quello che perisce.
Tutto questo diventa un passo quotidiano che ci aiuta a maturare quegli ambiti che in noi non sono mai maturati. A maturarli con fiducia e senza scoraggiamenti avverrebbe se ci dovessimo accorgere che fatichiamo ad arrivare al dunque e che il tempo richiesto è molto più lungo di quello che noi avremmo voluto fosse.
Maturare ci porta a cercare il Signore per quello che è e a fare le opere di Dio: cioè credere che lui lo ha mandato.
Senza falsi moralismi: riconosciamo, e diamolo per scontato, che la nostra motivazione è spuria. È spuria e chiede che noi la purifichiamo con un cammino di sincerità che è accoglienza del dono della Verità che ci fa liberi. Riconosciamo questo, e sempre più cercheremo il cibo che dà la Vita, non quello effimero che perisce e che solo all’apparenza è per noi vita.
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