In quel tempo, disse Gesù alla folla:
«Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete.
Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».
Gesù è disceso dal cielo non per fare la sua volontà, ma la volontà del Padre. E la volontà del Padre è questa: che Gesù non perda nulla di quanto il Padre gli ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno.
Uno dei voleri di Dio è che la creazione tutta, frutto del suo amore onnipotente, sia salvata e raggiunga lo scopo per cui lui l’ha creata. Con i figli di Dio, la creazione diventa luogo di redenzione, luogo dove nulla deve andare perduto. Ogni uomo, ogni pianta, ogni animale, ogni bacino d’acqua, ogni terreno deve essere redento e salvato.
Gesù è chiamato a non perdere nulla di tutto quello che a lui è stato consegnato! Noi siamo chiamati a partecipare a questo mandato di Cristo stesso.
Ogni uomo è chiamato a far risorgere la creazione tutta. Con il proprio lavoro ogni uomo è chiamato a fare il mondo più bello e più vivibile. Potremmo dire che questa è una vocazione, una chiamata che ci viene direttamente dal Padre. Questo è anche un termine di riferimento per il lavoro che ogni giorno ognuno di noi svolge. Qualsiasi lavoro noi facciamo il termine di discernimento che noi abbiamo a disposizione a partire dalla volontà del Padre è questo: se il tuo lavoro oltre che a mantenerti, ti serve a rendere il mondo migliore, più bello e più abitabile il tuo lavoro è buono.
Chiunque è coinvolto a far sì che nulla, di quanto ci è stato dato, vada perduto e diventi più bello, più accogliente, più vivibile. E che nascano fra di noi tanti che si impegnino con coraggio a servizio dell’ecologia, che ci liberino dall’industria del petrolio senza affamare chi ci vive sopra, che ci liberino dalla chimica ammazza uomini e animali, che ci liberino dalla smania che tutto deve essere a livello industriale. I politici che facciano i politici e non gli economisti. Gente che possa gridare al mondo con il proprio lavoro, il proprio impegno e la propria testimonianza: piccolo è bello!
Lo stesso atteggiamento noi siamo chiamati ad averlo nei confronti delle persone: non possiamo perdere nessuno di coloro che ci sono stati affidati. Normalmente quando una persona è coinvolta in uno scandalo, noi la evitiamo e la lasciamo sola. Un marito è in crisi e vuole abbandonare la moglie e noi rispondiamo: tra moglie e marito non mettere dito. Un prete vuole lasciare la sua vocazione e noi scandalizzati anziché sostenerlo nella sua crisi lo condanniamo! Ci consoliamo dicendo che noi lo avevamo sempre saputo che non poteva durare e che era un tipo strano.
Quanto poco siamo disponibili a prendere il cammino con i discepoli di Emmaus che non avevano capito nulla e si allontanavano da Gerusalemme, da Dio; Gesù si mise accanto a loro e camminò con loro in silenzio, li ha lasciati parlare, ha lasciato che sfogassero la loro amarezza e incomprensione.
Bandiamo l’onnipotenza dalla nostra esistenza: non siamo noi che salviamo il mondo. Noi possiamo pensare che Cristo ci ha chiamato con lui a salvare il mondo comunitariamente, ma noi lo possiamo fare abbracciando salvificamente coloro che le nostre braccia possono raggiungere. Amando Dio, amando il fratello solo e abbandonato e fallito e divorziato e in crisi e spretato e pedofilo e … coltivando un bel giardino, salvando delle piante, piantando nuove piante laddove il terreno è abbandonato e vi è la possibilità, coltivando un fiore in casa, piantando un po’ di orto dietro casa, allevando due galline, giocando con un pesce o un cardellino.
Per poter fare questo mi pare che sia importante che noi cominciamo a curare il nostro cuore da cose inutili alla nostra buona esistenza. Chiediamo al Signore un cuore buono, domandiamo la grazia di una tenerezza vera che sa dire le cose sempre e comunque ma non per ripicca o rabbia, ma per amore e dolcezza. Domandiamo la grazia di avere il coraggio di non abbandonare nessuno di coloro che ci sono stati donati dalla grazia di Dio. Domandiamo quella tenerezza condita con tenacia che non abbandona mai nessuno, che sa magari riconoscere l’incapacità o la ritrosia di dargli una mano.
Prendersi cura dell’altro bisognoso, significa amarlo per poterlo ascoltare con tutta la nostra persona. Amare per ascoltare, significa accogliere l’altro così come è, con le sue immaturità.
Questo tipo di accoglienza è l’unico che ci permette una comprensione vera dell’altro e una scelta senza mezzi termini dell’altro. Questo atteggiamento è l’unico che ci permette di prenderci realmente cura mettendoci a camminare con lui e cercando di affrontare con lui le avversità.
La vera presenza è il Signore. Se non viviamo la sua Presenza reale siamo come dei morti, degli alienati, al di fuori di noi stessi, e nessuno ci conosce e ci riceve. Non viviamo in nessun luogo, perché l’unico luogo che veramente ci accoglie è il Corpo di Cristo. Questo Corpo è il mondo nuovo che tutti ci accoglie. L’uomo non può essere veramente presente che in Lui.
Divo Barsotti
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L’incipit
del vangelo di Giovanni
è un massaggio cardiaco
salva eternità.
Occorre sentirserLo
vibrare addosso.
Deve essere pronunciato
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Il progetto del Creatore consiste nell’elevare l’uomo al suo stesso livello e dargli la condizione divina… un uomo sarà espressione della sua stessa realtà divina.
Piena realizzazione di questo progetto sarà Gesù. Ma la sua non sarà una condizione privilegiata ed esclusiva: assumendolo come modello della propria esistenza, gli uomini potranno nascere da Dio per il dono dello Spirito e diventare anch’essi figli di Dio, realizzando in sé stessi il progetto divino.
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