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8 maggio 2019 Giovanni 6, 35-40

Giovanni Nicoli | 8 Maggio 2019

Giovanni 6, 35-40

In quel tempo, disse Gesù alla folla: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete.
Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

Ti voglio talmente bene che ti mangerei, diciamo noi ai nostri piccoli che amiamo. Normalmente questa espressione tanto bella, contiene un segreto: mentre noi diciamo ai nostri piccoli che li mangeremmo per il bene che gli vogliamo, esprimiamo, in realtà, la disponibilità e il desiderio ad essere mangiati da loro. Mangiati nella vita pratica di tutti i giorni. Mentre infatti noi li mangiamo in realtà ci lasciamo mangiare da loro. Il nostro tempo non è più il nostro tempo, è il loro. Noi non siamo più per noi stessi ma per loro. Noi che avevamo la priorità su tutto passiamo in secondo piano: loro sono prioritari in ogni momento.

Mangiare e lasciarsi mangiare è segno di un bene infinito che avvolge tutta la nostra vita, tutto il nostro tempo. I tempi del lavoro cercano di distrarci da questa bellezza divenendo sempre più onnivori, ma nulla potrà distruggere quello che siamo. Se siamo pane da mangiare e nel nostro cuore e nella nostra testa ciò che si muove è l’affetto per il figlio, nulla potrà togliere la passione con cui noi ci relazioniamo con il bene della nostra vita.

Lo stesso possiamo dire del nostro rapporto con Cristo. Lui è il Pane disceso dal cielo per il bene che col Padre vuole a noi nello Spirito. Ci vuole talmente bene che ci mangerebbe. Ci vuole talmente bene che diventa Pane di vita di Dio. Mangiando Lui noi metabolizziamo la vita eterna, vale a dire la vita di Dio in noi. Tutto di Lui diventa per noi. La sua Incarnazione è un diventare schiavo nostro, Lui che da ricco (Dio) che era si è fatto povero (uomo). È talmente vera questa verità che Gesù è il grande fallito della storia per le nostre categorie di giudizio. Lui da Dio è diventato un pover’uomo, condannato come un malfattore e giudicato bestemmiatore.

Il suo tempo, la sua vita, la sua Parola, il suo essere Cibo, sono espressione di un tutto per noi. La morte infame sulla croce, coacervo di dolore, è diventato luogo di dono totale di sé per noi povera umanità. Lungo la storia molti si sono dilettati nel dare sofferenza e nell’inchiodare alla croce l’umanità, migliaia di persone. Gesù si è fatto ognuno di loro per potere in loro spaccare quella dinamica perversa di potere e delinquenza che continuamente la storia ci presenta nei cosiddetti personaggi storici che hanno violato la storia violentando la vita dell’uomo e dell’umanità. Gesù col dono totale di sé ci mangia tutti i giorni, tanto ci vuole bene, perché Lui possa divenire cibo di ognuno di noi. Questo suo divenire cibo è via per esprimere un giudizio: gli uomini storici sono in realtà dei criminali che noi osanniamo ma che meriterebbero solo di potere essere condannati a mangiare un po’ di Cristo e a lasciarsi mangiare da Lui. Così possiamo sperare che vengano tolti dalla bocca del Maligno e diventare non più suo cibo e sua parola, ma Parola e Cibo di vita eterna, di vita di Dio.

            Come alla samaritana Gesù ha fatto venire il desiderio di quell’acqua che dà la vita eterna, chiedendo a lei da bere e divenendo Lui acqua di vita, bevendo di lei e lasciandosi poi bere da lei, così ha mosso il desiderio della gente di Cafarnao, cioè noi, perché il Pane fosse cercato e mangiato. Non hanno e non abbiamo cercato il Pane vero, quel mangiare perché siamo e vogliamo essere bene, ma ci ha fatto fare un passo di vita e di desiderio.

Su questa via noi siamo invitati a camminare per potere bere quell’acqua viva dell’IO- SONO che ci inonda la vita, nella quale siamo chiamati a nuotare, grazie alla quale noi viviamo, che esprime tutto il nostro desiderio di Lui sia che viviamo sia che moriamo, sia che vegliamo sia che dormiamo! Facendo nascere il noi il desiderio del Pane per il quale desiderio noi continuiamo a pregare “Dacci di questo Pane”, Lui ci dice IO-SONO il Pane di vita.

Ogni mattina ci abbraccia, ogni mattina ci bacia, ogni mattina ci mangia perché il bene che è Lui lo possiamo diventare noi lasciandoci mangiare dall’Amore proprio nel momento in cui noi mangiamo il Pane d’Amore.

Così la nostra vita diventa una vita eucaristica non tanto perché passiamo delle ore in chiesa o davanti al Santissimo che si fa cibo, ma soprattutto perché la nostra vita diventa espressione del nostro lasciarci mangiare dall’amore mangiando l’amore stesso. Allora ogni gesto diventerà espressione di questo cibo che ci nutre lasciando evaporare quei gesti non nutrienti a cui spesso siamo così attaccati e che riteniamo importanti per la nostra vita. Gesti che giorno dopo giorno perderanno di senso: ciò che era ritenuta saggezza agli occhi nostri, diventerà stoltezza non perché l’abbiamo analizzata ma perché l’abbiamo fatta diventare vita grazie al lasciarci mangiare con Amore dalla Vita.

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