2 novembre 2022 Giovanni 6, 37-40

Giovanni Nicoli | 2 Novembre 2022

Giovanni 6, 37-40

Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.

Oggi è la commemorazione di tutti i defunti. Quando ho iniziato a pensare a questo dato, mi è venuto in mente che forse non sempre la morte è una perdita: per troppi, purtroppo, la morte è un guadagno.

Al funerale di una donna di 45 anni, morta dopo dieci anni di battaglie contro il tumore, sua mamma mi diceva che era meglio così, non si riusciva più ad andare avanti, la sofferenza per sua figlia era troppa. E tanti passano anni nel deserto, dove magari trovano la morte, sconosciuti a tutti, e vivono una vita di stenti. Mi sovvengono i tanti schiavi del sesso, un mercato florido per noi occidentali, che vivono una vita di violenza e di negazione della vita stessa. E i tanti che vivono la violenza della guerra, quelli che vivono nelle prigioni, belle o brutte che siano: che vita è mai questa se non vi è una speranza?

E ognuno metta esempi ed esperienze che lo tocca nel profondo. Guardando certe vite ci può venire da pensare che la morte è un guadagno. Ma è possibile che tutto finisca in un po’ di concime e di cibo per i vermi?

Gesù ci dice che il Padre lo ha mandato per fare la sua volontà che è “che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti”. Non si parla di condanne che sempre più mi sembrano applicazioni umane alla volontà di Dio. Siccome noi agiamo così e ci sperimentiamo così, allora anche Dio deve agire così. Grazie a Dio, Dio non la pensa così, anzi. Il nostro Dio rischia di fare, per le nostre categorie di giudizio, la figura del pacioccone o del tontolone. Noi pensiamo che l’uomo di fronte ad un Dio di questo genere, un Dio che vuole salvare tutti, un Dio che ama tutti, un Dio che non vuole perdere nessuno, un Dio – e questa è la cosa peggiore – che gestisce il mondo e l’universo con il suo essere misericordia, noi pensiamo che l’uomo non può che approfittarne.

Ed è vero, fino a che l’uomo non capisce di essere amato, fino a che l’uomo non capisce la sapienza di Dio che è molto più utile all’uomo che non la sapienza dell’uomo. Quella sapienza che obbedisce alle leggi del profitto, ad esempio, e che, a causa di ciò, non guarda in faccia a nessuno e passa su tutto e su tutti come un rullo compressore facendo mucchi di morti e falciando la creazione e lasciando dietro di sé solo terra bruciata.

Ricordiamoci che Cristo è risorto e risorge e risorgerà con noi. Ogni volta che un uomo ritorna alla vita Lui risorge in quell’uomo. Ogni volta che un uomo vive Lui vive in quell’uomo. Ricordiamoci che siamo chiamati alla risurrezione già qui oggi e domani, nel cosiddetto al di là, per sempre. Il nostro non è un Dio dei morti ma dei vivi. Il nostro Dio chiama tutti alla vita oggi. Questa è provocazione per noi ad essere portatori di vita, sempre e comunque.

Celebrare la vita, anche nel giorno della commemorazione dei defunti, significa fare memoria, significa smettere di essere schiavi della smemoratezza della nostra vita moderna. Ri-cordare significa riportare al cuore, significa non fare delle nostre relazioni solo un oggetto di consumo. Ri-cordare, riportare al cuore, significa non perdere l’occasione per amare. E quando uno dimentica significa che non ama quella cosa o quella persona o quella situazione: non è interessato.

Ricordati di coloro che ti hanno preceduto e dormono il sonno della pace. Ricordati che Cristo è stato mandato per riportare alla vita. Ricordati che Lui è risorto per donare vita a tutta la creazione, oltre che ad ogni persona che viene su questa terra. Anche quelle persone, e soprattutto direi, che non si sa nemmeno siano venute al mondo perché non vengono neppure registrate all’anagrafe, costerebbe troppo per le loro finanze. Queste persone che non vivono grazie ad un pezzo di carta o ad un computer che registra i loro nomi; queste persone che quasi muoiono ancora prima di venire al mondo. Queste e tante altre sono nel cuore di Dio, Lui che si ri-corda di tutti, Lui per il quale nessuno va perso, anche se non risulta nei registri di nessuna parrocchia o di nessuna anagrafe parrocchiale.

E allora? Allora è veramente meglio morire piuttosto che stare al mondo senza una parvenza di vita nei giorni che passiamo su questa terra?

Non lo so, ma so quanto scriveva Turoldo parlando di sé: “La morte è come varcar la soglia e uscire al sole”.

Buona vita e buon ricordare che anche la morte è vita!

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