Giovanni 6, 37-40
Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.
Oggi è la commemorazione di tutti i defunti. Quando ho iniziato a pensare a questo dato, mi è venuto in mente che forse non sempre la morte è una perdita: per troppi, purtroppo, la morte è un guadagno.
Al funerale di una donna di 45 anni, morta dopo dieci anni di battaglie contro il tumore, sua mamma mi diceva che era meglio così, non si riusciva più ad andare avanti, la sofferenza per sua figlia era troppa. E tanti passano anni nel deserto, dove magari trovano la morte, sconosciuti a tutti, e vivono una vita di stenti. Mi sovvengono i tanti schiavi del sesso, un mercato florido per noi occidentali, che vivono una vita di violenza e di negazione della vita stessa. E i tanti che vivono la violenza della guerra, quelli che vivono nelle prigioni, belle o brutte che siano: che vita è mai questa se non vi è una speranza?
E ognuno metta esempi ed esperienze che lo tocca nel profondo. Guardando certe vite ci può venire da pensare che la morte è un guadagno. Ma è possibile che tutto finisca in un po’ di concime e di cibo per i vermi?
Gesù ci dice che il Padre lo ha mandato per fare la sua volontà che è “che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti”. Non si parla di condanne che sempre più mi sembrano applicazioni umane alla volontà di Dio. Siccome noi agiamo così e ci sperimentiamo così, allora anche Dio deve agire così. Grazie a Dio, Dio non la pensa così, anzi. Il nostro Dio rischia di fare, per le nostre categorie di giudizio, la figura del pacioccone o del tontolone. Noi pensiamo che l’uomo di fronte ad un Dio di questo genere, un Dio che vuole salvare tutti, un Dio che ama tutti, un Dio che non vuole perdere nessuno, un Dio – e questa è la cosa peggiore – che gestisce il mondo e l’universo con il suo essere misericordia, noi pensiamo che l’uomo non può che approfittarne.
Ed è vero, fino a che l’uomo non capisce di essere amato, fino a che l’uomo non capisce la sapienza di Dio che è molto più utile all’uomo che non la sapienza dell’uomo. Quella sapienza che obbedisce alle leggi del profitto, ad esempio, e che, a causa di ciò, non guarda in faccia a nessuno e passa su tutto e su tutti come un rullo compressore facendo mucchi di morti e falciando la creazione e lasciando dietro di sé solo terra bruciata.
Ricordiamoci che Cristo è risorto e risorge e risorgerà con noi. Ogni volta che un uomo ritorna alla vita Lui risorge in quell’uomo. Ogni volta che un uomo vive Lui vive in quell’uomo. Ricordiamoci che siamo chiamati alla risurrezione già qui oggi e domani, nel cosiddetto al di là, per sempre. Il nostro non è un Dio dei morti ma dei vivi. Il nostro Dio chiama tutti alla vita oggi. Questa è provocazione per noi ad essere portatori di vita, sempre e comunque.
Celebrare la vita, anche nel giorno della commemorazione dei defunti, significa fare memoria, significa smettere di essere schiavi della smemoratezza della nostra vita moderna. Ri-cordare significa riportare al cuore, significa non fare delle nostre relazioni solo un oggetto di consumo. Ri-cordare, riportare al cuore, significa non perdere l’occasione per amare. E quando uno dimentica significa che non ama quella cosa o quella persona o quella situazione: non è interessato.
Ricordati di coloro che ti hanno preceduto e dormono il sonno della pace. Ricordati che Cristo è stato mandato per riportare alla vita. Ricordati che Lui è risorto per donare vita a tutta la creazione, oltre che ad ogni persona che viene su questa terra. Anche quelle persone, e soprattutto direi, che non si sa nemmeno siano venute al mondo perché non vengono neppure registrate all’anagrafe, costerebbe troppo per le loro finanze. Queste persone che non vivono grazie ad un pezzo di carta o ad un computer che registra i loro nomi; queste persone che quasi muoiono ancora prima di venire al mondo. Queste e tante altre sono nel cuore di Dio, Lui che si ri-corda di tutti, Lui per il quale nessuno va perso, anche se non risulta nei registri di nessuna parrocchia o di nessuna anagrafe parrocchiale.
E allora? Allora è veramente meglio morire piuttosto che stare al mondo senza una parvenza di vita nei giorni che passiamo su questa terra?
Non lo so, ma so quanto scriveva Turoldo parlando di sé: “La morte è come varcar la soglia e uscire al sole”.
Buona vita e buon ricordare che anche la morte è vita!
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
9 Marzo 2026 Luca 4, 24-30
Le chiusure mentali più difficili da demolire ce le hanno coloro che pensano di essere i più vicini, cioè quelli che pensano di aver capito tutto e di avere tutto sotto controllo. A una persona che è convinta non si riesce nemmeno a parlarle fino in fondo perché il suo ascolto è occluso dalla sua convinzione.
M. Epicoco
Il ritenere tutto come ovvio finisce per non far riconoscere ciò che di diverso pure sta già germogliando, la familiarità finisce per dare tutto per scontato, l’abitudine finisce per leggere ogni cosa solo come stanca ripetizione di un passato senza sbocchi.
A. Savone
8 Marzo 2026 Giovanni 4, 5-42
Ti ho fatto per me.
In te ho posta una sete che parla di me.
Se la segui essa porta a me.
Ma tu non la vedi e non la senti.
Perchè il mondo ha provato a cambiarla, a rimuoverla, a cancellarla.
Ora hai sete di odio, di guerre, di potere, di successo e di denaro.
Per questo la sete di me ora dorme e tace in te.
Sei un girovago di pozzi in cerca di un’acqua che non disseta.
Avrai sempre sete fin quando non troverai me.
Nessuno può cancellare questa sete che io ho posta in te.
Prima o poi la intercetterai.
Te ne accorgerai.
E allora sarai stanco di girovagare per pozzi la cui acqua non sazia.
Io, invece, ti aspetterò al pozzo d Sicar.
Porterai la tua brocca e io ti darò l’acqua che non cercavi.
Risveglierò in te la sete che non provavi.
Perchè io ti ho fatto per me.
E nulla potrà darti ciò che solo io posso darti.
Il tuo cuore è un abisso.
Lo so bene perchè l’ho fatto io.
E io ci sono dentro.
Ora tocca a te rientrarvi.
Il pozzo sei tu.
Sei il pozzo ma non il fondo
Perchè il fondo sono io.
Da lì ti guardo.
Lì ti aspetto.
Tu sei la brocca e non l’acqua.
Perchè l’acqua sono io.
Berrai e sarai sazio.
Io in te e tu in me.
M. Illiceto
7 Marzo 2026 Luca 15, 1-3.11-32
L’amore sa aspettare, aspettare a lungo, aspettare fino all’estremo. Non diventa mai impaziente, non mette fretta a nessuno e non impone nulla. Conta sui tempi lunghi.
Dietrich Bonhoeffer
La paura di non essere amati ci spinge a non lasciare al padre il potere di farci sentire così e preferiamo non farci trovare più, lasciare il posto in cui ci si aspetta che restiamo. E, con il gesto più libero che abbia mai fatto, il fratello maggiore, che non ha mai chiesto nulla, confessa il suo bisogno di essere amato allo stesso modo, e si arrende alla ricchezza umana del suo limite, come se stesse dicendo al padre “vienimi a cercare, anch’io voglio essere trovato”. E Lui viene a cercarci e ci chiama figli, ci invita a rallegrarci e a ringraziare con Lui.
C. Bruno
Giovanni Nicoli | 2 Novembre 2022