18 Aprile 2024 Giovanni 6, 44-51

Giovanni Nicoli | 18 Aprile 2024

Giovanni 6, 44-51

In quel tempo, disse Gesù alla folla:

«Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.

Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.

Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Gesù è il pane dal cielo, Colui che viene dal Padre e si è incarnato Parola vivente perché noi possiamo mangiare Lui, Pane di vita, che si è fatto carne e bere il suo sangue. Noi siamo chiamati a raccogliere e mangiare ogni giorno questa Parola di vita e questo Pane di vita: ogni mattina secondo quanto ciascuno di noi può mangiare.

Gesù è il Pane venuto dal cielo, è il Pane che può dare la vita e noi ricordiamo questo suo essere Pane di Vita nell’Eucaristia memoriale della sua morte e risurrezione. “Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga” (1Cor 11, 26). Ogni giorno dunque siamo chiamati a fare Eucaristia e a mangiare secondo quanto ciascuno ne abbisogna. L’eucaristia, come ogni sacramento, è fatta di Parola presente in modo efficace su un segno, quello del Pane e quello del Vino.

Questo significa che ogni giorno siamo chiamati ad ascoltare la sua Parola, ad ascoltare Lui che è Parola di vita e a prendere e comprendere quello che a ciascuno è dato di prendere, di comprendere, di mangiare e di vivere, né più né meno. Tutto quello che prendiamo in più va a male, tutto quello che prendiamo in meno ci lascia nel bisogno.

Tutto quello che prendiamo in più: è la pretesa di accaparrarci la Parola per comprenderla tutta e per possederla. La parola non è possibile né possederla né tanto meno accaparrarsela: la Parola va mangiata ed amata quel tanto che a noi è dato secondo il recipiente che abbiamo e secondo la capacità metabolizzante della nostra fede. Poco o tanto che sia non importa, l’importante è che sia il nostro tutto, il resto non serve e va sprecato.

Questa Parola pronunciata sul Pane e sul Vino diventa Eucaristia, diventa Corpo e Sangue dato per la salvezza del mondo. Questo Corpo e Sangue noi siamo chiamati a mangiare senza volercene accaparrare. Mangiamo quanto possiamo metabolizzarne.

Sia la Parola, come il Pane noi siamo chiamati a mangiare non in modo eccessivo, ma neanche in modo troppo saltuario. Bando alla bulimia e bando alla anoressia della fede. Ogni giorno siamo chiamati a fare Eucaristia. Significa che ogni giorno siamo chiamati a fare Messa come sacramento celebrato, ma anche a fare Messa sul mondo.

La Parola e il Pane che mangiamo non è mai qualcosa solo di personale, ma è soprattutto un gesto comunitario. Noi mangiamo perché la Parola mangiata e il Pane mangiato possano entrare in circolo nel Corpo di Cristo che è la comunità dei credenti. Una dimensione essenziale della chiesa è quella di essere missionaria. Questo significa che noi siamo chiamati a mangiare il Pane e la Parola per nutrire la nostra fede e nutrire la chiesa tutta perché possa diventare Corpo e Parola di vita comunicata al mondo: la chiesa si deve lasciare mangiare dal mondo per cui è stata fondata. Questo significa essere sale della terra e luce del mondo: perdersi nel mondo come si perde e si disperde il sale nei cibi, perdersi e disperdersi come si disperde la luce che viene assorbita dai corpi illuminati.

Questo essere Luce, questo essere Sale, questo essere Parola, questo essere Corpo è dovere esserlo ogni giorno; è nella natura delle cose che non possiamo farci delle grandi abbuffate o dei grandi digiuni. Mangiare e camminare, camminare e mangiare ogni giorno è nella natura delle cose: questa è la nostra chiamata, essere come Gesù.

I cristiani non sono chiamati a convertire il mondo per tirare tutti nella chiesa, perché così siamo in tanti che credono e allora vuol dire che abbiamo ragione noi: questa fondamentalmente è un pregiudizio democratico e una mancanza di fede. I cristiani sono chiamati ad essere sale per dare sapore al mondo nella non visibilità. Questo è amore e non uso degli altri, questa è gratuità. Non cediamo alla tentazione di doverci sentire tanti e grandi e potenti: questa è mancanza di fede nel Risorto, questo non è avere compreso la nostra vocazione ad essere a servizio del mondo.

Questo modo di fare e di essere ci porta a credere, è un modo concreto per dare da mangiare al mondo affamato di Dio, è un modo vivo per dare la vita al mondo. Gesù è la carne che dà la vita, chi mangia di questo avrà la vita: noi siamo portatori di questa carne e siamo chiamati a lasciarci mangiare dal mondo perché il mondo viva.

Questa è vera solidarietà, questo ci richiama la vera dimensione della Eucaristia che è condivisione con i fratelli. Tutta la nostra fede non è per noi ma è per condividere, per essere solidali e poter ritrovare l’unità perduta intorno al dono per eccellenza che è Cristo Pane di Vita. Mangiamo e lasciamoci mangiare!

Non siamo noi per primi che crediamo, ma è il Padre che “attira” per primo. (…) E’ lui per primo che è chiamato ad avere fede in noi. Questo è più straordinario del fatto che noi possiamo credere in lui: tutto sommato, credere in Dio è più facile, perché Dio è affidabile; il difficile è che lui creda in noi! Questa sua fiducia su ciascuno di noi è la forma principale della sua attrazione: un Dio così è un Dio che conferma, secondo dopo secondo, un valore che non immaginiamo nemmeno di avere.

 Dehoniani

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