Giovanni 6, 52-59
 
 

In quel tempo, i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».

Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafarnao.

“E il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1, 14). Gesù si è fatto carne perché noi potessimo mangiare questa sua carne e per poter mangiare la carne di Gesù era necessario che lui morisse per noi. La sua morte è stato l’ultimo atto per mettersi completamente a disposizione degli uomini perché potessero mangiare di lui.

Questa carne è il pane vivo disceso dal cielo, quello che dà la vita eterna, quello che ci permette di risorgere con il Primogenito di coloro che risorgono dai morti.

Gesù si è fatto carne, si è lasciato triturare come frumento per poter divenire Pane che tutti noi possiamo mangiare, quel Pane che è il suo Corpo, che è la sua carne data in salvezza per tutti.

Mangiare di Lui significa fare la comunione, significa entrare in comunione con lui. Come facciamo ad entrare in relazione profonda con la Vita? Uno dei modi privilegiati è mangiare di lui per metabolizzarlo in noi perché la sua vita diventi vita per noi e noi viviamo grazie a lui.

Fare la comunione significa entrare in comunione con lui e con i fratelli: non ci vuole un grande sforzo, basta credere. Mangiare il corpo di Cristo, mangiare il Pane Eucaristico, significa mangiare il Cristo incarnato e tutto quello che lui rappresenta.

Lui è il Figlio del Padre: fare comunione significa divenire figli dello stesso Padre.

Lui è colui che ha annunziato la buona novella: fare la comunione significa divenire ipso facto annunciatori della novella.

Lui è l’amore del Padre: fare la comunione significa accogliere l’Amore del Padre e divenire l’Amore del Padre a nostra volta.

Lui è la Luce del mondo: fare la comunione significa accogliere questa luce e divenire luce per i fratelli.

Lui è …

Ecco perché fare Eucaristia, partecipare alla Messa significa fare un gesto di grande unità. Noi facciamo unità con Dio e unità coi fratelli. Noi entriamo nella dinamica di amore della vita Trinitaria e siamo chiamati ad entrare in una dinamica di amore della nostra vita con i fratelli: ripeto “della nostra vita”.

L’Eucaristia è un modo reale per entrare nella vita di Cristo e per poter rimanere in lui come tralci innestati nella vite che portano frutto. Rimanere innestati alla vite significa vivere, significa ancora desiderare di portare frutti e significa ancora essere disponibili ad essere potati per poter portare ancora più frutto.

La potatura è ciò che a noi piace di meno ma è anche quella che permette alla vite di portare frutti più abbondanti, più sostanziosi, più buoni, più veri.

Rimanere legati alla vite ed accettare la potatura significa essere disponibili al pianto come piange la vite dopo la potatura per la perdita di qualcosa di bello e di prezioso; significa essere capaci di lasciare per entrare in comunione con il Crocifisso che apre la via alla Risurrezione; significa lasciare qualcosa di nostro per qualcosa che è quanto Dio ha preparato per noi. E questo normalmente avviene quando c’è qualcosa di bello che abbiamo realizzato, fatto, amato e vissuto.

Questo significa mangiare la carne per avere la vita eterna donata da lui.

È bello mangiare di Lui perché ci fa Lui. Come il latte di un bimbo che succhia dalla mamma è cosa vitale che lo riempie della vita della mamma, così è per noi: ci riempiamo della vita di Gesù. Così camminiamo come Lui, sentiamo come Lui, accarezziamo come Lui, piangiamo e ridiamo come Lui, diveniamo cibo come Lui.

Chi vive in me, chi è in me compreso, è preso da me nel risorgere.

U. von Balthasar

Io voglio stare nelle tue mani come dono, nella tua bocca come pane, nell’intimo tuo come sangue, farmi cellula, respiro, pensiero di te. Tua vita.

Ermes Ronchi

Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

18 Settembre 2026 Luca 8, 1-3

La comunità terrena di Gesù è una comunità di uomini e di donne. Uomini e donne che in Gesù hanno scoperto e conosciuto colui che sana e salva. Uomini e donne che hanno sperimentato sulla loro pelle, nella loro psiche, nel loro spirito, nel loro cuore che Gesù è colui che libera da ogni schiavitù e catena, malattia, paura, inganno.
Spoladore

Senza la tessitura di queste donne, non ci sarebbe la grande rete della Chiesa. Questo è un fatto che non ha bisogno di essere conquistato perché è un dato talmente oggettivo che senza di esso cadrebbe tutto quello che negli ultimi duemila anni ha reso la Chiesa possibile.
M. Epicoco

17 Settembre 2026 Luca 7, 36-50

L’amore non fa peccati. L’amore contiene tutto, tutti i doni e tutti i doveri.
Maurice Bellet
 
La “tua fede ti ha salvato”. È la fede della donna che le ha fatto fare quello che ha fatto; quello che lei ha fatto è ciò che Gesù chiama la fede: non la fede del fariseo, ma la sua esperienza di grazia e come la vive. Fede che è occhi, capelli, baci, lacrime, cuore. Questo amore appassionato che risponde all’amore.
Locatelli

16 Settembre 2026 Luca 7, 31-35

Dobbiamo riconoscere che anche oggi potremo avere infinite occasioni per smettere di fare i capricci e imparare a riconoscere il tempo in cui è necessario danzare e quello in cui occorre suonare un lamento. Per essere finalmente un po’ in pace con il cielo e con la terra. Magari pure con noi stessi.
Pasolini

In faccia all’indifferenza, alla non risposta, è la Sapienza che viene riconosciuta giusta. La sapienza è il gusto della vita vissuta fino in fondo, della vita giocata e spesa, generativa.
A.Piccolo

Share This