19 Aprile 2024 Giovanni 6, 52-59

Giovanni Nicoli | 19 Aprile 2024

Giovanni 6, 52-59

In quel tempo, i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».

Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. 

Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafarnao.

È fondamentale mangiare ed è fondamentale comprendere cosa mangiare perché non tutto quello che mangiamo è sano e fa bene.

È interessante notare come nell’epoca delle diete sane non diamo attenzione a quelle diete sane che nutrono i nostri occhi, le nostre orecchie, il nostro cuore, i nostri sentimenti, i nostri desideri. Noi che facciamo smorfie se sentiamo l’odore di una stalla o di un letamaio, odore tra l’altro sano e non nocivo, non ci accorgiamo più di quanto l’aria che respiriamo sia malsana e inquinata, veramente nociva alla salute.  Ci accontentiamo di non sentire odore e puzza, ma non sappiamo più giudicare ciò che è inquinato e ciò che inquinato non è.

Noi mangiamo ogni giorno e in ogni momento. Cosa mangiamo? Ci mangiamo rabbia quando non riusciamo a gestire una data situazione. Situazione che ci sfugge di mano e che, normalmente, viene presa in mano da chi è più abile a manipolare i fatti e le coscienze. Noi continuiamo a rilanciare la nostra idealità e speriamo che finalmente la cosa pubblica venga gestita da persone che abbiano a cuore il bene pubblico, e poi?

Proviamo a chiederci cosa mangiano i nostri occhi ogni giorno e se, quanto mangiamo con gli occhi, sia cosa sana. Noi ci mangiamo un amore di bambino che ci riempie il cuore con un semplice abbraccio e un sorriso. Noi ci mangiamo le strade sempre più ingolfate di mezzi di impazienti e arroganti. Noi ci mangiamo immagini che sembrano non lasciare traccia in noi. Con gli occhi ci mangiamo il nostro amore e i nostri nemici.

Una domanda ritorna: è una dieta sana quella che coinvolge il nostro sguardo e i nostri occhi? Ci dona pace il nostro guardare, oppure rilancia quel desiderio di possesso che chiude i nostri cuori e fa saltare le nostre relazioni anche più intime?

Cosa mangiano i nostri orecchi? Rumori, fiumi di parole il più delle volte insensate perché attivate solo per occupare uno spazio di tempo di connessione. Parole dove lo scopo non è comunicare e creare ma riempire. Non importa se quello che stai ascoltando e stai dicendo è una cosa bella e sana: chi comanda è l’orario, non quanto si va dicendo. Cosa ascoltiamo per strada, cosa ascoltiamo in una predica, cosa ascoltiamo al telefono e in ufficio? Ascolto che nutre la nostra esistenza, ascolto che non abbiamo più la capacità di discernere ciò che è buono e ciò che buono non è.

Cosa odorano le nostre narici, cosa accarezzano le nostre mani, su quali strade camminano i nostri piedi, quali incontri andiamo a desiderare? Tutto ci nutre e tutto ci nutre per il meglio oppure per il peggio. È ora di cominciare a scegliere una bella dieta per ben mangiare e per ben stare e per ben servire in gratuità.

Gesù ci dona se stesso da mangiare. Lui siamo invitati a mangiare con le nostre orecchie. Mangiare Lui, che è Parola di vita, perché il nostro cuore possa accogliere la pace del Risorto che è saggezza nel trattare i nostri rapporti. È Parola di vita saggia che vuole che di lei noi ci possiamo nutrire: non “quando capita”. È una scelta che dipende da noi, è una scelta che è lasciata alla nostra libertà: che ci sollecita.

Siamo chiamati a mangiare Lui, Pane di vita, che a noi si dona nell’eucaristia perché possa nutrire le nostre membra troppo fiacche e stanche, incapaci di compiere ancora gesti belli e buoni, gesti di amore gratuito. Non può essere una scelta che si realizza per essere fedeli ad un precetto. Se è incontro di amore, non vi può essere precetto che giustifichi il mio incontro con Lui nel giorno del Signore. È un incontro comunitario domenicale ed è un incontro personale quotidiano.

Siamo chiamati a mangiare Lui guardando il suo volto anche in qualche bella immagine che i nostri artisti ci hanno donato, ma soprattutto contemplandolo sul volto del povero e di chi incontro in ogni momento, volto scolpito dall’amore del Padre. Siamo chiamati a mangiare Lui digiunando dall’indifferenza, dalle parole appuntite, dalle maldicenze costruite che possono uccidere il fratello più della spada.

Mangiare la carne e il sangue di Gesù, significa mangiare Lui; mangiare il suo modo di essere; mangiare la sua saggezza; mangiare il suo desiderio di farsi tutto a tutti; mangiare la sua scelta di essere dono gratuito per la salvezza del mondo. Vi sono svariati modi di mangiare. Vi sono modi sani e modi non sani; vi sono cibi buoni e cibi non buoni; vi sono cibi che fanno certi effetti in noi e altri che ne fanno altri; vi sono cibi da assumere in modica quantità e cibi che possono essere assunti con più libertà.

A noi la libertà di cogliere, di comprendere, di discernere, di scegliere e di mangiare ciò che è buono, bello e giusto!

Chi vive in me, chi è in me compreso, è preso da me nel risorgere.

U. von Balthasar

 

Fino al fenomeno della fioritura, fino al pezzo di carne sulla tavola che è corpo mangiabile per il mio ardore d’essere qui.

Mariangela Gualtieri

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L’incipit

del vangelo di Giovanni

è un massaggio cardiaco

salva eternità.

Occorre sentirserLo

vibrare addosso.

Deve essere pronunciato

da labbra interiori.

Solamente il Verbo

può parlare di Sé.

E. Avveduto

Il progetto del Creatore consiste nell’elevare l’uomo al suo stesso livello e dargli la condizione divina… un uomo sarà espressione della sua stessa realtà divina.

Piena realizzazione di questo progetto sarà Gesù. Ma la sua non sarà una condizione privilegiata ed esclusiva: assumendolo come modello della propria esistenza, gli uomini potranno nascere da Dio per il dono dello Spirito e diventare anch’essi figli di Dio, realizzando in sé stessi il progetto divino.

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Non è venuto come leone,

non come aquila,
ma come agnello,
l’ultimo nato del gregge,
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Scendere è il movimento spirituale per eccellenza: l’umiltà è la credenziale ineludibile della verità. Una verità che non sia umile non è altro che dottrina.

Pablo D’ors

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Gli altri possono darti un nome o un numero, ma non possono mai dirti chi tu realmente sei. Quello è qualcosa che puoi scoprire solo tu stesso dal tuo interno.

Thomas Merton

Siamo “voci” nella storia, voci che non si impongono, voci prestate a una Parola che continuamente si incarna nella storia, che ogni giorno si incarna nella vita dell’altro che incontro. Viviamo non da padroni di questa Parola ma come voci che nel vento di questa turbolenta storia sono a servizio di una Parola che incessantemente chiama alla vita.

L. Locatelli

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