Giovanni 6, 52-59

In quel tempo, i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».

Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. 

Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafarnao.

È fondamentale mangiare ed è fondamentale comprendere cosa mangiare perché non tutto quello che mangiamo è sano e fa bene.

È interessante notare come nell’epoca delle diete sane non diamo attenzione a quelle diete sane che nutrono i nostri occhi, le nostre orecchie, il nostro cuore, i nostri sentimenti, i nostri desideri. Noi che facciamo smorfie se sentiamo l’odore di una stalla o di un letamaio, odore tra l’altro sano e non nocivo, non ci accorgiamo più di quanto l’aria che respiriamo sia malsana e inquinata, veramente nociva alla salute.  Ci accontentiamo di non sentire odore e puzza, ma non sappiamo più giudicare ciò che è inquinato e ciò che inquinato non è.

Noi mangiamo ogni giorno e in ogni momento. Cosa mangiamo? Ci mangiamo rabbia quando non riusciamo a gestire una data situazione. Situazione che ci sfugge di mano e che, normalmente, viene presa in mano da chi è più abile a manipolare i fatti e le coscienze. Noi continuiamo a rilanciare la nostra idealità e speriamo che finalmente la cosa pubblica venga gestita da persone che abbiano a cuore il bene pubblico, e poi?

Proviamo a chiederci cosa mangiano i nostri occhi ogni giorno e se, quanto mangiamo con gli occhi, sia cosa sana. Noi ci mangiamo un amore di bambino che ci riempie il cuore con un semplice abbraccio e un sorriso. Noi ci mangiamo le strade sempre più ingolfate di mezzi di impazienti e arroganti. Noi ci mangiamo immagini che sembrano non lasciare traccia in noi. Con gli occhi ci mangiamo il nostro amore e i nostri nemici.

Una domanda ritorna: è una dieta sana quella che coinvolge il nostro sguardo e i nostri occhi? Ci dona pace il nostro guardare, oppure rilancia quel desiderio di possesso che chiude i nostri cuori e fa saltare le nostre relazioni anche più intime?

Cosa mangiano i nostri orecchi? Rumori, fiumi di parole il più delle volte insensate perché attivate solo per occupare uno spazio di tempo di connessione. Parole dove lo scopo non è comunicare e creare ma riempire. Non importa se quello che stai ascoltando e stai dicendo è una cosa bella e sana: chi comanda è l’orario, non quanto si va dicendo. Cosa ascoltiamo per strada, cosa ascoltiamo in una predica, cosa ascoltiamo al telefono e in ufficio? Ascolto che nutre la nostra esistenza, ascolto che non abbiamo più la capacità di discernere ciò che è buono e ciò che buono non è.

Cosa odorano le nostre narici, cosa accarezzano le nostre mani, su quali strade camminano i nostri piedi, quali incontri andiamo a desiderare? Tutto ci nutre e tutto ci nutre per il meglio oppure per il peggio. È ora di cominciare a scegliere una bella dieta per ben mangiare e per ben stare e per ben servire in gratuità.

Gesù ci dona se stesso da mangiare. Lui siamo invitati a mangiare con le nostre orecchie. Mangiare Lui, che è Parola di vita, perché il nostro cuore possa accogliere la pace del Risorto che è saggezza nel trattare i nostri rapporti. È Parola di vita saggia che vuole che di lei noi ci possiamo nutrire: non “quando capita”. È una scelta che dipende da noi, è una scelta che è lasciata alla nostra libertà: che ci sollecita.

Siamo chiamati a mangiare Lui, Pane di vita, che a noi si dona nell’eucaristia perché possa nutrire le nostre membra troppo fiacche e stanche, incapaci di compiere ancora gesti belli e buoni, gesti di amore gratuito. Non può essere una scelta che si realizza per essere fedeli ad un precetto. Se è incontro di amore, non vi può essere precetto che giustifichi il mio incontro con Lui nel giorno del Signore. È un incontro comunitario domenicale ed è un incontro personale quotidiano.

Siamo chiamati a mangiare Lui guardando il suo volto anche in qualche bella immagine che i nostri artisti ci hanno donato, ma soprattutto contemplandolo sul volto del povero e di chi incontro in ogni momento, volto scolpito dall’amore del Padre. Siamo chiamati a mangiare Lui digiunando dall’indifferenza, dalle parole appuntite, dalle maldicenze costruite che possono uccidere il fratello più della spada.

Mangiare la carne e il sangue di Gesù, significa mangiare Lui; mangiare il suo modo di essere; mangiare la sua saggezza; mangiare il suo desiderio di farsi tutto a tutti; mangiare la sua scelta di essere dono gratuito per la salvezza del mondo. Vi sono svariati modi di mangiare. Vi sono modi sani e modi non sani; vi sono cibi buoni e cibi non buoni; vi sono cibi che fanno certi effetti in noi e altri che ne fanno altri; vi sono cibi da assumere in modica quantità e cibi che possono essere assunti con più libertà.

A noi la libertà di cogliere, di comprendere, di discernere, di scegliere e di mangiare ciò che è buono, bello e giusto!

Chi vive in me, chi è in me compreso, è preso da me nel risorgere.

U. von Balthasar

 

Fino al fenomeno della fioritura, fino al pezzo di carne sulla tavola che è corpo mangiabile per il mio ardore d’essere qui.

Mariangela Gualtieri

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1 Aprile 2026 Matteo 26, 14-25

Non siamo diversi da Giuda: consegniamo il divino alla religione, non sappiamo guardare nei suoi occhi, non sappiano ospitare i suoi sogni, rifiutiamo il giogo della sua grazia, diffidiamo delle sue vie, non vogliamo accoglierlo dentro la nostra carne, scegliamo di essere polvere tranquilla che diffida del suo alito di vita eterna. Allora lo cediamo al sistema religioso perché se ne prenda cura al posto nostro.

E. Avveduto

Non si tradisce all’improvviso.

Si inizia quando si smette di custodire ciò che conta.

Quando l’amore diventa secondario.

Quando scegliamo noi stessi – la sicurezza, il vantaggio,

la paura – al posto della relazione, della fedeltà, del rischio.

F. Tesser

31 Marzo 2026 Giovanni 13, 21-33.36-38

Giuda, fratello mio…

Ci sono solitudini che fanno rumore.

La tua, Giuda, no.

La tua cade in silenzio, come una moneta sul fondo del mondo.

E io ti penso lì, fratello smarrito, ultimo tra gli ultimi,

con addosso non il peccato — che pure gli uomini adorano contare — ma il dolore.

Quel dolore che spacca il fiato, che toglie il nome alle cose,

che fa della notte una stanza senza porte.

Ti hanno lasciato addosso il marchio del gesto, e si sono dimenticati dell’abisso.

Si sono fermati al bacio, e non hanno visto la ferita.

Hanno contato i denari, e non hanno contato le lacrime.

Ma io, stasera, se potessi, verrei a cercarti.

Non per assolverti come fanno i giusti.

Non per spiegarti, che certe anime non si spiegano.

Solo per sedermi accanto. Solo per dirti: resta.

Ancora un momento. Non andare così lontano dentro il tuo buio.

L. Santopaolo

30 Marzo 2026 Giovanni 12, 1-11

Noi vorremmo provare a entrare in questa settimana Santa accompagnati dal profumo del nardo di Maria, dall’immagine di questo aroma che si espande fino ad arrivare addirittura sotto la croce. Sarà questo il modo migliore per tenere lontane le continue immagini di morte che ci vorrebbero distogliere dal profumo della vita che Cristo ci è venuto a donare con la sua Risurrezione.

Dehoniani

Hanno deciso la tua morte, ma io ti profumo con ciò che fa vivere, l’hai insegnato Tu che l’amore fa esistere.

Tu ci hai riempito d’amore. Ci ami troppo, piccoli e peccatori come siamo, e io ti ricambio con questo troppo di profumo.

Ermes Ronchi

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