Giovanni 6, 60-69

In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».

Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».

Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

Gesù è la parola incarnata che noi siamo chiamati ad ascoltare, ad accogliere mangiandola. Parole da mangiare, sono quelle di Gesù. Ma che dico: parole da mangiare sono Gesù.

Gesù è carne che si fa mangiare e sangue che si fa bere. Ma, come ci ricorda il vangelo odierno continuazione di quello dove vi leggiamo l’invito a mangiare la sua carne e a bere il suo sangue, non è la carne che salva ma lo Spirito. E dunque ciò che vale non è la materialità in se stessa, la carne in se stessa, il sangue in se stesso, il pane in se stesso, la parola in se stessa, ma lo Spirito che abita carne e sangue, pane e parola.

La carne da sola non salva, è lo Spirito di vita che salva attraverso di lei. È lo Spirito infatti che anima la carne, che gli dona anima. È lo Spirito che ravviva, uno Spirito incarnato, non aleatorio.

Lo Spirito che anima la carne rende tale carne il corpo di Cristo. Lo stesso dicasi del pane, del sangue, della parola.

Il cristianesimo è corporale, è incarnazione, non può e non vuole negare la carne, vuole renderla viva, piena di Spirito. La carne espressione di amore, di amore di Dio è l’anelito dell’uomo. Anche l’incontro amoroso fra uomo e donna è grande se animato dallo Spirito, se pieno di anima e di amore. Diversamente manifesta tutta la sua limitatezza manifestandosi arido e predatorio, col fiato corto e con la negazione, presto o tardi, di uno dei due partecipanti.

La carne in sé, pur mangiata, non giova a nulla senza lo Spirito. Quello Spirito d’amore che anima la Parola e la rende viva e non vuota chiacchiera. La parola in sé non giova nulla. Quanti di noi parlano di Dio con la Parola continuamente in bocca. Ma risulta vacua e vuota, risulta non animante perché parliamo di Dio ma non amiamo Dio, non siamo animati dallo Spirito e non ci lasciamo rivoluzionare dalla Parola che diciamo.

È lo Spirito che salva. È lo Spirito che fa sì che la carne diventi vitale per la persona tutta. È lo Spirito che anima la Parola e non la fa scadere nella chiacchiera vacua. È lo Spirito che ci rende amanti in tutto ciò che siamo e che facciamo e ci libera dalla schiavitù del fare per il fare, del dovere dimostrare efficienza e produttività in un campo di fede dove ciò che interessa e vale è la Vita, quella vera. In un campo di fede dove l’unica cosa che ci dovrebbe realmente interessare è sapere che Gesù solo “ha parole di vita eterna”, Lui che è il Santo di Dio.

Nonostante tutte le contrarietà, è con Gesù che troviamo il nostro posto nel mondo. Se non crediamo nel dono totale d’amore, non ci resta nulla. È un linguaggio rude alle nostre orecchie, ma è il motore del nostro agire. Ci sconvolge, ma dà senso al nostro lottare ogni giorno per il bene.

De Lillo

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