Giovanni 8, 12-20

In quel tempo, Gesù parlò [ai farisei] e disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita».

Gli dissero allora i farisei: «Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera». Gesù rispose loro: «Anche se io do testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove sono venuto e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. E anche se io giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato. E nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera. Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me».

Gli dissero allora: «Dov’è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio».
Gesù pronunziò queste parole nel luogo del tesoro, mentre insegnava nel tempio. E nessuno lo arrestò, perché non era ancora venuta la sua ora.

Il giudizio sull’altro è sempre una grande tentazione. È il peccato che sta accovacciato alla porta in attesa di entrare in azione. Spesso giudizio sull’altro è un alibi per nascondere magagne nostre, ben consci che la miglior difesa è l’attacco.

Quando questo atteggiamento, poi, viene preso come movente di vita da un moralista, tutta la psicopatologia del caso viene a galla con tutta la sua crudeltà e violenza.

Il giudizio è solo di Dio ed è alla fine dei tempi. Gesù non giudica nessuno e afferma che chi giudica, giudica solo secondo la carne, non senz’altro secondo Dio. E il mondo in tal modo si abbruttisce. Solo la misericordia rende bello il mondo.

Gesù, dopo avere salvato da morte certa la donna adultera, si proclama luce del mondo. Lui è luce perché misericordia, perché a lui interessano le persone, perché lui ama l’uomo e la donna. Lui è il Figlio del Dio della vita, non può amare la condanna e la morte.

Chi giudica è figlio della morte e figlio delle pietre. Chi non giudica è figlio del grano buono che è il futuro di ogni persona, non inchiodata dal giudizio.

Gesù ci libera dal giudizio e dalle pietre. Questa liberazione a noi non sempre aggrada. Per questo prendiamo quelle stesse pietre da cui ci ha liberati, per usarle contro di Lui, come avverrà al termine del capitolo.

Gesù sa che chi giudica non può che giudicare secondo la carne, e quindi con un giudizio superficiale che chiede sempre condanna. La carne e il mondo chiedono condanne. Il giudizio del mondo gronda sangue sempre e comunque. Vuole vittime il giudizio del mondo, perché pensa, in tal modo, di salvaguardare se stesso e di dimostrare, con la condanna del prossimo, la propria innocenza.

E allora se io sono ricco è perché sono bravo, il povero è tale perché incapace. Se io non svelo il mio peccato sono bravo, non come il peccatore che, da imbranato, si fa scoprire e condannare.

E se io mi oppongo al malvagio, vero o presunto che sia, io sono santo che combatte la buona battaglia contro i nemici della fede: ma mi dimentico che siamo tutti figli di Dio e che Dio benedice tutti e che Dio perdona sempre e comunque tutti.

Noi Dio lo conosciamo solo nella misericordia, non nel giudizio e nella condanna. Noi Gesù non lo accogliamo perché misericordioso, per questo preferiamo condannarlo in nome della Legge.

Ma la bellezza della misericordia salverà il mondo.

C’è un buio che non dipende dalla corrente e da un interruttore: è un buio esistenziale. C’è oscurità nei nostri cuori quando non riusciamo a capire le vicende del mondo, a dare un senso alla storia. C’è tenebra anche tra noi, quando  giudichiamo senza conoscere, quando innalziamo barriere e fili spinati a certi fratelli e sorelle,  quando invadiamo la libertà dell’altro, quando non si distingue più chi dice il vero da chi dice la menzogna…

Dehoniani

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17 Marzo 2026 Giovanni 5, 1-16

Invano il paralitico cerca di scendere nella piscina di Betzatà ,ossia in un luogo affollato in cui tutti tentano di ottenere un miracolo in grado di liberarli automaticamente dalla sofferenza. Ma, ora come allora, non vi sono fabbriche della guarigione, la quale resta artigianale, maieutica, un vis-à-vis tra Guaritore e ferito. La vera piscina è un’altra, è ascoltare e lasciarsi sommergere da una Voce che ci chiede di abbandonare la nostra staticità, ci chiede di rinunciare a quelle resistenze che rinforzano quel ‘lettuccio’ in cui siamo precipitati.

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16 Marzo 2026 Giovanni 4, 43-54

Nessuno può darci la garanzia che ciò in cui crediamo nella vita corrisponda a verità. Ciò che possiamo fare è continuare a camminare forti di quella speranza che nasce dalla fiducia. Se ricevessimo subito “segni e prodigi”, non saremmo incoraggiati a camminare, a crescere, a confrontarci con gli altri… E’ la fragilità della speranza a renderla così preziosa e umana.

Dehoniani

Il segno che compie Gesù, è veramente un grande segno che ci fa vedere cosa significa la fede nella Parola, ci ridà quella fiducia nel Padre che ristabilisce i nostri rapporti che non sono più rapporti di schiavitù e di morte, ma rapporti di libertà e di vita. Questo avviene mediante la fede in quella Parola, in ciò che è avvenuto allora e accade ogni volta che uno ascolta la Parola.

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15 Marzo 2026 Giovanni 9, 1-41

Ungendo con il fango gli occhi del cieco nato, Gesù non ha soltanto restituito la vista a un uomo. Ha ricordato a lui — e a ogni essere umano — la vertiginosa altezza a cui siamo chiamati. Un’umanità così vasta, così luminosa, così dignitosa da sfiorare il divino.

P. Scquizzato

Alla fine del cammino non c’è un dogma. C’è una fede nell’uomo.

Ed è qui che il Vangelo diventa tremendamente attuale.

Noi crediamo in tante cose: nel potere, nel denaro, nella tecnologia, nelle ideologie,

nei miracoli, nelle reliquie, nei riti, nel guru di turno.

Crediamo quasi in tutto.

Ma crediamo poco nell’essere umano.

Per questo lo umiliamo.

Per questo lo sfruttiamo.

Per questo lo scartiamo.

Il dramma della nostra epoca non è l’ateismo.

È la mancanza di fiducia nell’umano.

F. Tesser

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