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9 aprile 2019 Giovanni 8,12-30

Giovanni Nicoli | 9 Aprile 2019

Giovanni 8, 21-30

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?». E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre. Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.

   La cosa più bella che siamo chiamati a vivere e a cogliere nella nostra vita, è la relazione di unità e comunione tra il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo, relazione che Dio Trino ha voluto donare ad ognuno di noi. Gesù che abbiamo davanti ogni giorno è quel Figlio che porta a noi un modo di agire e di pensare, un mondo di sapienza, che è proprio del Padre.
Non gli interessa il nostro stato di diritto, non gli interessa la cittadinanza, gli interessa lo straniero, l’orfano e la vedova. È bello potere cogliere questo interesse non come cosa intellettuale ma come cosa concreta e vera. L’origine di tutta la sapienza di vita che ci comunica Gesù ha origine nel Padre della vita, non da sapienze o filosofie umane che pure concretizzano e tentano di concretizzare sempre più questa vita di Dio in noi.
Gesù dice che non è di questo mondo perché per noi è importante lo stato di diritto e siamo convinti che chi ha più voti ha più ragione. Mentre invece normalmente avviene proprio il rovescio: chi ha meno voti ha più sapienza di vita, semplicemente perché non può avere ragione democraticamente. Ma al di là di tutto ciò, non interessa tanto chi ha ragione ma chi vive con sapienza, una sapienza che non è di questo mondo, che ci proviene direttamente dal Padre, Lui che la sa lunga al riguardo perché ha una esperienza plurimillenaria.
Il coraggio di dare tempo alla contemplazione di cuore, una contemplazione interiore, del crocifisso è cosa bella e buona. Gesù ci dice nel vangelo di oggi che noi consoceremo Lui, che biblicamente ha sempre una accentuazione di amore, quando sarà innalzato da terra, cioè messo in croce. È grazie alla croce che Lui mostra a noi che Lui è “Io Sono”, Dio Figlio del Padre. È grazie alla croce che finalmente possiamo contemplare i tratti del Padre sul volto del Cristo. Noi facciamo fatica a cogliere questo dato, ma questo dato è rivoluzionario per le nostre scelte di tutti i giorni. È la differenza che passa tra “un politico che guarda alle prossime elezioni e uno statista guarda alle prossime generazioni” (Alcide De Gasperi) e noi sperimentiamo continuamente l’abisso fra le due realtà.
Contemplando Dio Cristo crocifisso, smettendola di ridurre il tutto a una cosa pietistica e pietosa perché tutta attenta al suo dolore, noi possiamo cogliere il centro del cuore del Padre. L’uomo appende Gesù alla croce e così innalzandolo lo rende visibile a tutti. Nella contemplazione dell’Innalzato conosciamo, cioè amiamo, la verità identitaria nostra e di Dio. Lui è amore incondizionato per noi e noi siamo infinitamente amati da Lui: questo è il suo volto di Padre che splende sul volto del Cristo che chiede di illuminare ognuno di noi. Questo Crocifisso è il nostro Dio, altro che Colui che è geloso di noi e della buona riuscita delle cose. La menzogna ci fa fuggire da Dio come il Terribile che ci fa patire. La verità della croce fa sì che Dio venga a noi come il Dio che muore per noi.
Questa è cosa quotidiana che dovrebbe avvolgere il nostro cuore nel divenire inventivi nel concretizzare il dono della croce per ogni uomo che vive su questa terra. Ce lo dimostrano i nostri Napoletani da noi tanto dileggiati che sono così creativi in cultura e in generosità.
Un’esperienza di vita: sono entrato con un amico in un piccolo bar a Napoli, ed abbiamo ordinato. Mentre andavamo verso il nostro tavolo, sono arrivati due signori e si sono avvicinati al bancone. “cinque caffè per favore, due per noi e tre ‘in attesa’ “. Hanno pagato, hanno bevuto i loro due caffè e sono andati via. “Cosa vuol dire caffè in attesa?” ho chiesto al mio amico, e lui rispose: “Aspetta e vedrai”.
È entrata altra gente, prendeva il caffè ed andava via. Il prossimo ordine è stato di tre avvocati, tre caffè per loro e quattro ‘in attesa’. Mentre io pensavo ancora a cosa vuol dire ‘caffè in attesa’, gli avvocati hanno pagato e sono andati via.
Un attimo dopo è entrato nel bar un signore anziano, con dei vestiti vecchi, assomigliava ad un senzatetto, si avvicina al bancone e chiede con entusiasmo “avete un caffè in attesa?”, il barista prepara e dà il caffè al signore.
Ricapitolando: la gente pagava il caffè in anticipo per coloro che non potevano permettersi una bevanda calda.
Il caffè “in attesa” è un’idea da condividere e da prendere come esempio non solo per rendere tradizione questo dono che i napoletani ci fanno, ma anche e soprattutto per inventarne di cose buone come dono, manifestando il volto del Padre nel Crocifisso. Bando al ma è cosa difficile, ma chi vuoi che ci riesca, ma costa fatica. Contempliamo il Crocifisso e lasciamoci avvolgere da quella creatività vitale che ci porta a cogliere ciò che è bello e bene, e facciamolo, semplicemente perché è bello e vitale e rende bello il mondo.

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