In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sodoma sarà trattata meno duramente di quella città».
Lasciando risuonare dentro di me il vangelo di quest’oggi, ho sentito fortemente il richiamo di una domanda: ma chi sono questi operai? Questi operai chiamati e mandati, questi operai per cui pregare? Chi dobbiamo chiedere che il Signore mandi? La risposta da sempre ovvia – preti, frati e suore- mi è parsa veramente una risposta semplicistica.
Mi è risuonata invece un’altra risposta che trovo nel brano di vangelo di quest’oggi: coloro che sono agnelli e che come agnelli vanno nudi donando pace e mangiando il cibo che viene loro donato.
Non so perché, ma ho sentito questa risposta come una risposta fisica, oltre che spirituale. Ho sentito falsa la risposta che sono coloro che predicano che tengono in mano le redini della chiesa e della comunità cristiana. Anche quelli, ma quelli solo se sono innanzitutto questi. La discriminante non è il sacramento dell’ordine, quella è una discriminante importante ma strutturale. Ma questa struttura senza spirito è cosa vuota, è campana senza batacchio, è eucaristia senza banchetto, è riconciliazione senza perdono.
L’attenzione fisica ad andare come agnelli è un’attenzione non solo al cuore, ma anche al proprio corpo. Attenzione a come siamo vestiti e a come ci presentiamo. Non siamo predicatori del vangelo perché ci presentiamo mal vestiti o trasandati, per una sorta di povertà che poi povertà non è. La nostra, che è la fede dell’incarnazione, abbiamo rischiato di ridurla a mero spirito, uno spirito disincarnato e dunque inesistente, svolazzante, non umano.
Andate e portate pace e mangiate quanto vi donano da mangiare. L’annunciatore, colui che è agnello e non lupo, è colui che va ogni volta che esce di casa, è colei che dona pace ad ogni incontro, sono coloro che si manifestano fisicamente all’altro e che con l’altro fanno eucaristia mangiando di quanto gli viene messo davanti.
Non abbiamo più tempo per l’incontro, mi diceva un prete. Abbiamo stravolto il nostro essere, mi viene da dire. L’incontro è ciò che ci caratterizza come umani e come comunità, se perdiamo questo, perdiamo il nostro volto di designati e di inviati. Se perdiamo l’incontro perdiamo la nostra fisicità. Se perdiamo l’incontro rischiamo di ridurci a solo spirito. Se perdiamo l’incontro perdiamo la nostra capacità di piacere perché in compagnia e non in solitudine. Se perdiamo l’incontro perdiamo il senso dell’essere belli dentro e fuori, come lode a Dio e come mediazione di incontro col fratello e con la sorella. Se perdiamo l’incontro, e dunque la nostra fisicità, lo spirito magari svolazzerà bene ma non si incarnerà mai.
Fisicamente poveri e nudi, fisicamente agnelli di pace, fisicamente agnelli di Dio che tolgono il peccato del mondo non cedendo alla tentazione del richiamo ad essere lupi.
Andate, andate nudi, andate in pace portando pace, andate belli dentro e fuori perché il volto è specchio dell’anima che si incarna in un volto, in un corpo: andate e fate eucaristia mangiando di quanto vi viene messo davanti e donando la buona novella.
Riscoprirci ogni giorno belli dentro e fuori, curando il mio e l’altrui corpo e spirito, curando i malati e donando pace è essere operai mandati secondo la vocazione di ciascuno di noi.
Un corpo, uno spirito e un Soffio che viene dall’alto, sono i tre volti dell’operaio, del sottoscritto che esce di casa per incontrare e per curare e per mangiare. Un corpo e uno spirito a volte appesantiti dalla fatica della vita, ma sempre alimentati da quella del Soffio che ti spinge verso la libertà che nasce dall’essere abitati dall’Alto.
Questo è l’operaio designato e inviato per cui prego ogni giorno, questa è l’operaia che dona pace e che crea comunione eucaristica intorno ad una mensa per cui anche oggi sono chiamato a pregare. Questo è l’operaio e l’operaia che il Signore oggi designa in me e in ognuno di noi. Questo fisicamente è l’operaio che il Signore designa, quell’operaio che dice con tutta la sua persona: “Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà”.
L’annuncio non può rimanere mera parola, deve toccare la carne. Chi ascolta la parola deve poterla in-corporare.
Pablo D’Ors
La direzione è tracciata, quasi a diventare il numero civico dell’abitazione degli amici di Gesù: “In mezzo ai lupi”.
Non di fianco, appresso, molto vicino, in prossimità, ad un tiro di schioppo: giusto in mezzo, gettati nella mischia, pronti a uscire dall’assalto di un branco di lupi guidando il branco stesso, pur sapendo di essere degli agnelli.
Pozza
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