Luca 10, 17-24

In quel tempo, i settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome».

Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Con l’instabilità del tutto abbiamo preteso di fondare una nuova libertà per l’uomo moderno. Con l’instabilità del tutto e la provvisorietà di ogni cosa, abbiamo fondato un uomo instabile e una donna provvisoria. È stato il miglior affondamento della storia: l’affondamento della persona umana e, quindi, l’affondamento della sua stessa libertà.

A nulla sono valse tutte le teologie, il più vecchie e sorpassate, basate su archetipi certi e immutabili che discendono dalla nostra teologia medioevale, da s. Tommaso in poi. A nulla sono valse perché non si sono mostrate per nulla vitali, si sono mostrate in tutta la loro limitatezza nella pretesa della illimitatezza. Hanno preteso di vivisezionare Dio, il quale se ne è guardando ben bene di farsi vivisezionare dalle nostre teologie statiche e stantie, autoreferenziali e poco riferite a Dio stesso.

C’è una stabilità che non dipende né da modernismi di bassa lega né da teologie preoccupate di essere coerenti con se stesse, più che con Dio. La stabilità è data dal fatto che i nostri nomi sono scritti nei cieli.

Non dipendono dai nostri successi di qualsiasi tipo, successi che sono come le bugie, hanno le gambe corte e presto o tardi ci presentano il conto. Il fatto che i nostri nomi sono scritti nei cieli dovrebbe essere via per liberarci dalla necessità di avere successi pastorali, successi di fronte ai grandi e quando ci sono di mezzo i grandi c’è sempre di mezzo uno sfruttamento reciproco che non può durare a lungo.

La bellezza e la certezza, la gioia e la felicità, la perfetta letizia perché i nostri nomi sono scritti nei cieli, perché siamo sempre e comunque certi di essere nelle braccia del Padre, è la cosa più bella e più grande che ci possa capitare. Tutto il resto è secondario. E tutto il resto se non resta secondario, diventa polvere.

La certezza e la stabilità dell’abbraccio del Padre è la nostra scuola di gioia e di libertà. Tutto il resto è polvere. Tutti i miracoli: sono polvere. Tutti i successi: sono polvere. Tutte le apparizioni: sono polvere. Tutte le altezze teologiche di cui l’uomo e la chiesa hanno dimostrato capacità: sono polvere. E non possiamo, non ne vale la pena, consolarci dicendoci che la gente non capisce e che è maledetta perché si allontana da Dio. No, siamo noi che la allontaniamo perché incapaci di testimoniare la bellezza dell’abbraccio, incapaci di aprire la scuola della gioia che è data dal fatto che i nostri nomi sono scritti nei cieli.

Siamone certi: i piccoli saggi, coloro che di teologia non ne sanno, coloro che non credono al pancotto, coloro che sono lontani, coloro che sono nel pianto e nel bisogno, loro sono beati e fanno gioire Gesù perché li vede preferiti dal Padre perché a loro è concesso di cogliere le profondità del cuore amorevole di Dio.

L’esperienza potente dei piccoli cambia l’economia del rapporto con Dio: Dio non si rivela più attraverso la sapienza di una dottrina che solo i “grandi” e i sapienti conoscono, ma attraverso la fede in Gesù e il rispecchiarsi nel suo stesso Volto. Beati loro! Perché nella loro piccolezza si fanno specchio di quel “piccolo” grande Dio che è Gesù stesso!

Rosanna Virgili

 

Capire che noi siamo la gioia di Dio è la più bella scoperta per noi e per Dio: per noi che siamo figli e per Dio che è Padre.

Fausti

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“Entrare” passando attraverso la “porta”, passare quella “soglia” che è la vita stessa di Gesù, significa condividere con Lui quel processo di umanizzazione che ci condurrà a diventare figli, cioè a realizzare la nostra somiglianza a Colui che è Fondamento della vita.

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25 Aprile 2026 Marco 16, 15-20

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Annunciare il Vangelo significa lottare contro il male, non lasciarsi avvelenare da ciò che ferisce la vita, saper attraversare le difficoltà senza diventare duri o cattivi. Significa anche farsi prossimi a chi soffre, prendersi cura, offrire vicinanza, non tirarsi indietro davanti al bisogno degli altri. In definitiva, annunciare il Vangelo non è solo dire qualcosa, ma vivere in un certo modo. È lasciare che la parola ascoltata diventi carne nella nostra vita.

L.M. Epicoco

24 Aprile 2026 Giovanni 6, 52-59

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«Prendete dunque e mangiate il corpo di Cristo […];

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Per non distaccarvi, mangiate quel che vi unisce;

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Sant’Agostino

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