Luca 10, 21-24
In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».
Che cosa riusciamo a vedere, che cosa riusciamo ad udire? Ciò che vediamo e ciò che udiamo dipende in gran parte dal nostro cuore, da quello che il nostro cuore cerca, da quello che noi desideriamo. Siamo come dei pescatori che vanno a pescare e pescano un tipo di pesce, anziché un altro, a seconda del tipo di lenza, di amo, di rete che usano. Ma non sono tutti i pesci che vi sono, non sono solo quelli i pesci che sono.
Che cosa desidera il mio cuore? Che cosa cerco nelle mie giornate? Ho il coraggio di entrare in rapporto con me stesso per riuscire ad evidenziare ciò che io lascio mi tocchi? Cerco potere? Vedrò solo atti di potere e di sopraffazione e udrò solo discorsi di potenti che vogliono potere sugli uomini. Voglio ricchezza? Tutto io vedrò a partire da ciò che ricchezza mi dà e da ciò che ricchezza mi toglie. La mia preoccupazione diventa un filtro con cui io vedo e con cui io odo.
Il cuore buono di Gesù che ha accolto i discepoli di ritorno dalla gioia della missione e che andrà incontro all’uomo mezzo morto che giace lungo la strada, vede e sente altro. Vede la bellezza dei piccoli e la gioia per quello che loro sono e vivono. Vede quelle cose piccole che danno gioia al cuore e riempiono la vita di senso, quelle stesse cose che a me sfuggono continuamente.
Cosa ho visto ieri di bello che potesse portarmi a lodare Dio? Cosa ha fatto gioire il mio cuore? Cosa ho udito di saggio e di carino, da potere essere contento per avere colto un senso di vita che prima non riuscivo a cogliere? Ogni giorno dovremmo allenare il nostro cuore e il nostro sguardo a cogliere quelle piccole cose belle che danno senso alla nostra esistenza.
Riusciamo a vedere ancora la presenza di saggezza di una persona anziana che per noi non è memoria ma arteriosclerosi? Non ha senso un anziano, se non rende e non lavora, se io vedo solo rendita e lavoro. Eppure …
Che senso ha un bimbo nella mia vita se mi crea solo un appesantimento economico e non mi permette di potere essere flessibile sul lavoro e potere essere mobile da un capo all’altro del mondo? Che cosa vedono i miei occhi? Che cosa odono le mie orecchie? Riesco ancora a vedere i germogli di pace che sbocciano o sono sopraffatto dalle torri di sopraffazione che svettano sulle nostre teste?
I profeti, ognuno di noi è chiamato ad esserlo, hanno sempre scorto dei germogli di vita in mezzo alla distruzione dell’uomo.
In mezzo alla distruzione, in momenti in cui gli Assiri avevano distrutto tutto quanto potevano devastare in Israele, in momenti in cui Israele era terrorizzato dalla possibilità di essere distrutto per sempre, il profeta Isaia vede germogli di vita, vede la caduta del potente, vede l’innalzamento del piccolo e del misero, vede la pace sbocciare e scoppia in un canto di vita:
La giustizia sarà fascia dei suoi lombi e la fedeltà cintura dei suoi fianchi.
Il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto;
il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà.
La mucca e l’orsa pascoleranno insieme; i loro piccoli si sdraieranno insieme.
Il leone si ciberà di paglia, come il bue.
Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso.
Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte,
perché la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare.
Siamo in una situazione di guerre a più non posso! Che cosa vedono i miei occhi? Che cosa odono le mie orecchie.
Oggi il Signore ci invita a gioire imparando da Lui, divenendo profeti, a scorgere le piccole bellezze dell’oggi e ad ascoltare parole di pace che qualche piccolo e qualche povero ha ancora il coraggio di pronunciare. La nostra vita si nutrirà da sé di vita che la circonda e donerà vita alla vita che ci circonda.
Il problema più grande è quando il “pilota automatico” è inserito da così tanto tempo che non si è più neppure in grado di rendersene conto.Quando tutto è diventato un’abitudine si arriva a vivere per inerzia dimenticandosi di esistere: l’avvento ci chiede di svegliarci. Beati gli occhi che vedono.
Lanza
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8 Marzo 2026 Giovanni 4, 5-42
Ti ho fatto per me.
In te ho posta una sete che parla di me.
Se la segui essa porta a me.
Ma tu non la vedi e non la senti.
Perchè il mondo ha provato a cambiarla, a rimuoverla, a cancellarla.
Ora hai sete di odio, di guerre, di potere, di successo e di denaro.
Per questo la sete di me ora dorme e tace in te.
Sei un girovago di pozzi in cerca di un’acqua che non disseta.
Avrai sempre sete fin quando non troverai me.
Nessuno può cancellare questa sete che io ho posta in te.
Prima o poi la intercetterai.
Te ne accorgerai.
E allora sarai stanco di girovagare per pozzi la cui acqua non sazia.
Io, invece, ti aspetterò al pozzo d Sicar.
Porterai la tua brocca e io ti darò l’acqua che non cercavi.
Risveglierò in te la sete che non provavi.
Perchè io ti ho fatto per me.
E nulla potrà darti ciò che solo io posso darti.
Il tuo cuore è un abisso.
Lo so bene perchè l’ho fatto io.
E io ci sono dentro.
Ora tocca a te rientrarvi.
Il pozzo sei tu.
Sei il pozzo ma non il fondo
Perchè il fondo sono io.
Da lì ti guardo.
Lì ti aspetto.
Tu sei la brocca e non l’acqua.
Perchè l’acqua sono io.
Berrai e sarai sazio.
Io in te e tu in me.
M. Illiceto
7 Marzo 2026 Luca 15, 1-3.11-32
L’amore sa aspettare, aspettare a lungo, aspettare fino all’estremo. Non diventa mai impaziente, non mette fretta a nessuno e non impone nulla. Conta sui tempi lunghi.
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La paura di non essere amati ci spinge a non lasciare al padre il potere di farci sentire così e preferiamo non farci trovare più, lasciare il posto in cui ci si aspetta che restiamo. E, con il gesto più libero che abbia mai fatto, il fratello maggiore, che non ha mai chiesto nulla, confessa il suo bisogno di essere amato allo stesso modo, e si arrende alla ricchezza umana del suo limite, come se stesse dicendo al padre “vienimi a cercare, anch’io voglio essere trovato”. E Lui viene a cercarci e ci chiama figli, ci invita a rallegrarci e a ringraziare con Lui.
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6 Marzo 2026 Matteo 21, 33-43.45-46
Invano l’uomo tende a ridurre la vigna a un suo possesso e a considerarla una sua costruzione. Nascono Stati, Chiese intorno a quella vigna, ma essa sfugge ad ogni recinto, e si posiziona nuovamente dentro ad ogni uomo che si mette in viaggio verso Se Stesso.
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