Luca 10, 21-24

In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Il centro di questo brano è la profonda unità della Trinità, segreto del Natale. Ciò che interessa è che “siete chiamati a rallegrarvi perché i vostri nomi sono scritti nel cielo”. Gesù esulta nello Spirito Santo per opera del quale è venuto nel mondo nell’incarnazione; lo stesso che aveva fatto sussultare di gioia il Battista nel grembo di Elisabetta nella visita che Maria, dopo l’annunciazione, aveva fatto alla cugina Elisabetta; lo stesso che fa dire a Maria: “Magnifica il Signore anima mia”.

Lo Spirito Santo fa esultare Gesù, lo riempie di gioia perché lo riporta nel grembo del Padre.

In vista del Natale è bello cogliere come dalla creazione in poi il Signore del cielo e della terra ha voluto fare gli uomini, grazie a cui si compie la creazione. Gesù vede il Padre faccia a faccia e lo ascolta, per questo fa la sua volontà. È bello cogliere come la sua volontà è la volontà del Natale dove la rivelazione è data ai piccoli, ai pastori e non agli scribi, ai Magi non ad Erode.

Gesù esulta e rende lode al Signore del cielo e della terra perché ha nascosto ai dotti e ai sapienti la grandezza del fatto che i nostri nomi sono scritti nei cieli, che è poi l’unica grandezza per cui vale la pena di gioire. È l’unica per cui gioire perché è un tesoro cogliere come nel cuore del Padre è scritto il nostro nome. Un nome che è riflesso dal volto del Figlio Gesù come gesto, fotografia di amore dello Spirito Santo che danza mosso dal Cuore. Nome posto nei cieli dove né ladri, né tignola, né ruggine lo possono intaccare o rubare.

I sapienti e i dotti a cui queste cose e dinamiche vitali sono nascoste, sono coloro che conoscono la legge,  mentre i piccoli sono gli ignoranti della legge; i sapienti e i dotti sono coloro che ricercano Dio con le proprie forze e i propri ragionamenti, i piccoli, grazie a Dio, sono coloro che lo amano e stop; i dotti e i sapienti sono coloro che vorrebbero inscatolare Dio nei loro schemini e nei loro voli pindarici, i piccoli sono coloro che si lasciano travolgere dalla volontà di Dio e gioiscono non perché hanno compreso chissà che ma perché i loro nomi sono scritti nel cielo, sono nel seno della Trinità, sono nel grembo del Padre, sono nel Cuore di Cristo trafitto.

I sapienti e i dotti sono coloro che passano sulla strada per Gerusalemme: vedono un poveraccio derubato e bastonato e passano oltre perché la legge non vuole che si contaminino col sangue; i piccoli, è il Cristo, il Buon Samaritano che passa, vede, si ferma, ha compassione, si prende cura, paga per questo poveraccio.

I sapienti e i dotti sono Simone il fariseo che invita Gesù in casa sua ma non lo ama; i piccoli sono la donna peccatrice che “venne con un vasetto di olio profumato; e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato…Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato”.

I sapienti e i dotti sono coloro che gettano grandi somme nel tesoro del tempio perché tutti li ammirino; i piccoli sono la vedova che getta due spiccioli e per la quale in verità vi dico: nessuno ha dato più di lei.

Questi piccoli sono beati perché vedono Gesù, ne odono le sue parole e ne godono perché amano la Parola Incarnata a Betlemme; anche i sapienti vedono e odono Gesù ma non ne godono, perché non sanno amare ciò che esce dai loro schemi e dalla loro legge, non sanno amare ciò che non appare, e il Figlio incarnato deposto in una mangiatoia non è appariscente, non riescono a capire che cosa ne possono guadagnare.

Questi piccoli sono beati perché sanno di dover dipendere dall’amore di Dio e accolgono il dono che ogni giorno Dio fa a loro; i dotti e i sapienti non sanno gioire del dono di Dio, si auto-salvano, sono autonomi, non hanno bisogno di Dio, si gestiscono da soli, lo ringraziano perché loro sono giusti non come quel peccatore che si batte il petto, per questo guardano ma non vedono, ascoltano ma non odono.

Risulta dunque essenziale per la beatitudine l’intimità con Dio, il desiderio di lui, lo stare con lui. Questo ci permette di vedere la Parola Incarnata e di ascoltarla. Questo ci permette di vivere in modo gratuito amante il Natale.

Il discepolo è colui che guarda Gesù e ascolta la sua parola che spiega ciò che vede. Non basta guardare. La verità, invisibile, è tuttavia comprensibile. Per questo, chi vede il fatto, ne deve ascoltare la spiegazione. Solo così capisce il senso di ciò che guarda e ha la visione della verità comunicata dalla Parola. Un ascolto di Parola vissuto con uno sguardo di Cuore, di Spirito.

La vera visione del Cristo incarnato nel mondo d’oggi la si ha ascoltando la sua Parola. Senza questo ascolto noi vediamo un sacco di cose ma non comprendiamo ciò che realmente sta avvenendo.

Questo vedere e udire con attenzione ci rende discepoli perché ci mette in grado di vivere in intimità col Padre, Signore del cielo e della storia, e di obbedire con passione e affetto a quanto ci viene donato nella visione e nell’ascolto.

Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

20 Aprile 2025 Giovanni 20, 1-9

La Pasqua non è tranquillità ma è sconvolgimento delle nostre abitudini, dei nostri pregiudizi che ci accompagnano nella vita di tutti i giorni, è ribaltamento della pietra, è dono di speranza.

PG

Cristo non si rassegna ai sepolcri che ci siamo costruiti con le nostre scelte di male e di morte, con i nostri sbagli, con i nostri peccati. Lui ci invita, quasi ci ordina, di uscire dalla tomba in cui i nostri peccati ci hanno sprofondato. È un bel invito alla vera libertà.

Papa Francesco

19 Aprile 2025 Sabato Santo

“… Dio è morto e noi lo abbiamo ucciso: ci siamo propriamente accorti che questa frase è presa quasi alla lettera dalla tradizione cristiana e che noi spesso nelle nostre viae crucis abbiamo ripetuto qualcosa di simile senza accorgerci della gravità tremenda di quanto dicevamo? Noi lo abbiamo ucciso, rinchiudendolo nel guscio stantio dei pensieri abitudinari, esiliandolo in una forma di pietà senza contenuto di realtà e perduta nel giro di frasi fatte o di preziosità archeologiche; noi lo abbiamo ucciso attraverso l’ambiguità della nostra vita che ha steso un velo di oscurità anche su di lui: infatti che cosa avrebbe potuto rendere più problematico in questo mondo Dio se non la problematicità della fede e dell’amore dei suoi credenti?
L’oscurità divina di questo giorno, di questo secolo che diventa in misura sempre maggiore un Sabato santo, parla alla nostra coscienza. Anche noi abbiamo a che fare con essa. Ma nonostante tutto essa ha in sé qualcosa di consolante. La morte di Dio in Gesù Cristo è nello stesso tempo espressione della sua radicale solidarietà con noi. Il mistero più oscuro della fede è nello stesso tempo il segno più chiaro di una speranza che non ha confini. E ancora una cosa: solo attraverso il fallimento del Venerdì santo, solo attraverso il silenzio di morte del Sabato santo, i discepoli poterono essere portati alla comprensione di ciò che era veramente Gesù e di ciò che il suo messaggio stava a significare in realtà. Dio doveva morire per essi perché potesse realmente vivere in essi. L’immagine che si erano formata di Dio, nella quale avevano tentato di costringerlo, doveva essere distrutta perché essi attraverso le macerie della casa diroccata potessero vedere il cielo, lui stesso, che rimane sempre l’infinitamente più grande. Noi abbiamo bisogno del silenzio di Dio per sperimentare nuovamente l’abisso della sua grandezza e l’abisso del nostro nulla che verrebbe a spalancarsi se non ci fosse lui….”.

da una meditazione sul Sabato santo di Joseph Ratzinger

18 Aprile 2025 Giovanni 18, 1-19, 42

L’atto di fede nasce dalla croce:

No, credere a Pasqua non è giusta fede:
troppo bello sei a Pasqua!
Fede vera è al venerdì santo
quando Tu non c’eri lassù!
Quando non un’eco risponde
al tuo alto grido.

D. M. Turoldo

Share This