7 Ottobre 2025 Luca 10, 38-42

Giovanni Nicoli | 7 Ottobre 2025

Luca 10, 38-42

Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: “Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma il Signore le rispose: “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta”.

L’uomo mezzo morto, colui che è stato lasciato così dai briganti, Colui che morirà del tutto in croce per mano nostra, i suoi amici briganti dell’oggi, finalmente trova casa. Non una locanda, ma una casa, la casa di amici, la casa di Marta e Maria.

Trova casa ed ha tanto da raccontare. Ha bisogno di dire quanto gli è successo lungo la via. Noi pensiamo che Gesù, a Maria seduta ai suoi piedi, stia facendo delle catechesi di alta teologia, roba dello spirito. Ma forse gli sta semplicemente raccontando quanto gli è successo. Lui, non ascoltato dai suoi discepoli, preoccupati di stabilire chi tra loro fosse il più grande; Lui, non accolto per questo lasciato mezzo morto lungo la via che lo porterà alla croce; Lui, bistrattato da Giovanni e Giacomo, troppo preoccupati di usare il loro potere contro gli eretici, Giacomo e Giovanni che oggi scomunicano questa gente anziché accoglierla come fa Gesù; Lui, che rifiutato dai samaritani perché sta andando verso Gerusalemme, si fa Samaritano, un buon Samaritano; Lui, deciso ad andare a Gerusalemme, città della pace da cui sarà gettato fuori per essere flagellato, rifiutato dai suoi, crocifisso dai romani. Lui! Quante cose aveva bisogno di raccontare. Aveva una fame da condividere che solo il cuore di Maria sapeva in quel momento accogliere.

Credo che Gesù avesse bisogno di raccontare, raccontare quanto stava avvenendo. Credo che Gesù fosse l’uomo mezzo morto, che aveva bisogno di un rifugio sicuro, di una casa da abitare, di un cuore amico che lo accogliesse. Probabilmente Marta aveva visto le sue condizioni. Probabilmente l’aveva visto smagrito, l’avrà anche rimproverato per il suo continuo girovagare e il suo non avere cura di sé. Da buona donna con occhio vigile quale era, Marta si sarà preoccupata di fargli riprendere un po’ di forze, di farlo riposare, di tenerlo a casa sua fino a che si fosse ripreso.

Marta, il Buon Samaritano che si ferma a raccogliere questo uomo mezzo morto, bistrattato e non compreso dai suoi. Marta che sente compassione per Gesù, Marta che gli versa del vino e dell’olio sulle ferite, Marta che scende e lo porta in casa sua dove gli dona tutto quello di cui ha bisogno per vivere.

Marta! Fa un’opera da Buon Samaritano nei confronti di Gesù. Ma alla sua femminilità manca una parte di sensibilità e di attenzione che è propria della sorella Maria. La sorella Maria che sente che quell’amico, lasciato mezzo morto dai briganti, che siamo noi, in mezzo alla via, ha bisogno di un’altra accoglienza. Ha bisogno di un cuore amico, di qualcuno che lo ascolti. Maria vede le ferite del cuore dell’Amico, sente il suo dolore e la sua solitudine; intravvede nelle finestre del suo cuore le ferite procurategli dai suoi e da coloro che suoi non erano, ma che per Lui invece lo sono: i samaritani.

Maria vede tutto ciò e si siede ai suoi piedi, semplicemente in ascolto. In ascolto delle ferite, in ascolto del dolore, in ascolto della preoccupazione data dal fatto che Gesù non sa se riuscirà ad affrontare veramente Gerusalemme verso cui ha diretto il suo cammino. Maria ascolta la solitudine dell’Amico, e non dice nulla. Lei è lo scrigno dei segreti più profondi di Gesù. Lei è colei che penetra le nuvole del cuore di Gesù e si prende cura del suo fiore. Lei annusa e si bea del profumo di questa rosa che sarà ancor più piena di spine, pur avendone già molte. Non osa toccare questa rosa, ma la odora e quel profumo diventa parte del suo cuore, della sua esistenza.

Marta si prende cura delle molte cose che vi sono da fare per accogliere questo Pellegrino. Maria è lo scrigno che si apre e accoglie la parte migliore del pellegrino cencioso, che si presenta già mezzo morto, in attesa della morte definitiva.

Maria, ascolta e accoglie, vera donna dell’accoglienza. Maria si fa Buon Samaritano del cuore, delle ansie e delle preoccupazioni dell’Amico. È scrigno che si apre per accogliere questi gioielli dell’animo di Gesù, è ampolla che raccoglie con cura ogni goccia di lacrima che stilla il cuore dell’Amico. Ogni lacrima diventa quella perla preziosa che trova nel campo dell’esistenza e che nessuno le potrà più togliere.

Maria, la confidente di Gesù, silenziosamente in ascolto. Maria che sa che un uomo, in certi momenti, non ha bisogno di parole, ha bisogno di apertura e accoglienza che sono via alla vita, alla nascita di vite nuove. E lei, Maria, diventa come la madre terra: accoglie i nostri rifiuti, le nostre ansie, il nostro letame, e li trasforma in concime, in vita, in mezzi per fecondare nuova vita su questa terra tanto bistratta.

Sentire è facile perché esercizio dell’udito ma ascoltare è un arte perché si ascolta anche con lo sguardo, con il cuore, con l’intelligenza.

Enzo Bianchi

Maria, ascolta e accoglie, vera donna dell’accoglienza. Maria si fa Buon Samaritano del cuore, delle ansie e delle preoccupazioni dell’Amico. È scrigno che si apre per accogliere questi gioielli dell’animo di Gesù, è ampolla che raccoglie con cura ogni goccia di lacrima che stilla il cuore dell’Amico. Ogni lacrima diventa quella perla preziosa che trova nel campo dell’esistenza e che nessuno le potrà più togliere.

PG

Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

[/db_pb_portfolio]

29 Dicembre 2025 Luca 2, 22-35

Questa, in fondo, è la vera gioia del Natale: sentirsi così raggiunti dal Signore da poter accogliere e abbracciare la luce della sua stessa vita. Fino a «comportarsi come lui si è comportato».

R. Pasolini

Simeone è il simbolo dell’ansia profonda di ogni uomo, perché la vita è desiderio insoddisfatto, la vita è cammino, la vita è attesa.
Attesa di luce, di salvezza, di un qualche senso che sbrogli la matassa delle nostre inquietudini e dei nostri “perché”.
P. Curtaz

28 Dicembre 2025 Matteo 2, 13-15.19-23

Può sembrare uno scandalo, può sembrare il rovesciamento delle nostre logiche di forza, di potere, di successo, ma forse è questo il vero volto di Dio: un Dio che non sta fermo nei templi che gli abbiamo costruito, ma cammina con chi fugge, con chi dorme nelle tende o piange accanto alle macerie di una casa, o di una vita. E’ un Dio che non siede sui troni, ma è sulla strada e si nasconde tra le valigie, nei corridoi delle stazioni, tra le assi di un barcone, nei visi stanchi di chi non ha più casa. Un Dio insomma che è in tutti quei luoghi dove la vita si rifugia per non spegnersi.

L. Verdi

27 Dicembre 2025 Giovanni 20, 2-8

Arriva prima l’Amore, ma aspetta la Verità per entrare davvero nelle cose.

M. Epicoco

Nel Verbo fatto carne, Dio parla e ascolta, e la parola è il modo per rendere accessibile l’intimità. Possiamo e, per molti aspetti, dobbiamo accogliere ogni giorno il realismo dell’incarnazione, che si concretizza attraverso una cascata di verbi da cui la Liturgia della Parola di oggi sembra inondarci: udire, vedere, contemplare, toccare, testimoniare, annunciare, essere in comunione, correre, uscire insieme, credere: «perché la nostra gioia sia piena».

M. D. Semeraro

Share This