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9 ottobre 2019 Luca 11, 1-4

Giovanni Nicoli | 9 Ottobre 2019

Luca 11, 1-4

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».
Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione».

Entriamo finalmente nella preghiera tanto cara e tanto avversata, tanto importante quanto inutile nella nostra esperienza. Chiamare Dio col nome di Papà è una categoria umana che noi abbiamo e che equivale a dire Mamma: Padre nostro, Mamma nostra che sei nei cieli. Non c’entra Maria. Maria è diventata mamma nostra perché ci mancava la mamma ma non avevamo capito che Dio è Padre e Madre allo stesso tempo. Senza nulla togliere alla bellezza di Maria, ragazza madre della Palestina di quei tempi.

Abbiamo incontrato, nel nostro cammino intorno alla Parola, Marta e Maria: Marta che fa tante cose, Maria che sta seduta e ascolta la Parola del Figlio, Buon Samaritano, stanco del viaggio e coi piedi impolverati per il lungo camminare. È la Parola del Figlio che ci fa figli. Oggi possiamo cogliere l’unica cosa, la più importante, che siamo chiamati a vivere e ad accogliere nell’ascolto e nella preghiera: il Padre/Madre nostro/a.

Potere dire, con quella voce piena, con quel tono tenero pieno di affetto, con quel filo di voce che esprime tutta la delicatezza del nostro cuore Papà, è il massimo della nostra vita cristiana. Ripetere e fare risuonare dentro di noi ad ogni passo e ad ogni passaggio oggi Papà, Mamma, è la cosa più bella che potremmo fare perché la vita diventa preghiera e la preghiera diventa vita. Di fronte ad un incontro sgodevole, di fronte ad un problema sul lavoro, di fronte ad un abbraccio pieno di amore, di fronte ad un povero, di fronte ad un ritardo burocratico potere pregare lasciando risuonare in noi la Parola Papà/Mamma è la grazia orante più bella che potremmo ricevere oggi. Non cambiamo le cose che viviamo, cambia il modo con cui le viviamo.

Non più lupo contro lupo, non più guerra continua, non più “fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio”, ma Papà/Mamma, fiducia nella vita che ritorna a noi in ogni momento come preghiera vitale e come vita pregante.

Potere dire con tutto il cuore Papà/Mamma è potere ri-cordare, riportare al cuore, l’essere di umanità che noi siamo: figli e fratelli. Il potere pregare così, mentre camminiamo sulle strade della nostra vita, è il dono più grande che possiamo ricevere: mio Papà/Mamma è Dio e io sono suo figlio. Dire Papà/Mamma coi nostri piccoli è pregare con loro e lasciare che in loro entri una essenza di genitore che forse non ci appartiene perché non siamo tanto bravi, perché siamo molto presi e occupati, perché il papà magari non c’è o la mamma se ne è andata.

Papà/Mamma cantato coi nostri piccoli apre le porte al dono e all’accoglienza dello Spirito Santo, che è amore del Padre/Madre su di noi e in noi che siamo spesso così poveri di amore. È preghiera continua, è vita orante! È cosa inutile ma senza diventiamo inutili e miseri noi.

Questa preghiera è tutta relazione Tu-noi. Dio lo chiamiamo col Tu Padre/Madre. Il tu è fondamentale per l’uomo. Senza tu/Tu l’uomo non esiste. Anche l’eremita, il solitario, senza Tu è morto.

Noi rivolgendoci a qualcuno diventiamo noi stessi. Mi sono appena alzato con il Tu Papà/Mamma sulle labbra: il cuore si apre e riprendo a vivere, ritorno alla vita, ricevo vita, il mio sguardo e il battito del cuore cambia forma e acquista una qualità impensabile. Chissà se possiamo dirci questa preghiera Papà/Mamma anche quando alziamo la cornetta del telefono.

Rivolgendoci a Dio con questo Tu noi esistiamo, siamo figli nel Figlio, diventiamo gente che vola sulle ali dello Spirito. Il nostro cammino diviene lieve e bello e accogliente e senza pretese, perché già pieno in se stesso della bellezza del creato che ritorniamo a contemplare in noi, nell’altro, nel mondo perché gli occhi del nostro cuore sono tuffati nel Padre/Madre Nostro/a che è nei cieli.

Questo è il senso della vita cristiana: potere cantare, e chi canta prega due volte, in verità e sincerità: Papà/Mamma. Chiamare Papà/Mamma significa entrare nel suo amore. Questa preghiera è amore: cresce o scompare; è preghiera che è chiamata a crescere continuamente sulle labbra del cuore facendo crescere l’affetto e l’amore ricevuto dallo sguardo del Padre/Madre che abbiamo chiamato con gli occhi spalancati richiedenti attenzione e pronti a ricevere.

Ci concedessimo la bellezza di dire Papà/Mamma e stare semplicemente lì, non ci sarebbe nient’altro da aggiungere né alla preghiera né alla vita. Così pregando la vita si colora di amore che ricevi e non costruisci. Così Papà/Mamma detto con affetto pieno ci fa cristiani, senza fronzoli di ogni genere. L’altro è Papà/Mamma: tutto lì ha inizio e lì ha fine nel crescere.

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