Luca 11, 1-4
Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».
Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione».
“Signore, insegnaci a pregare”. Insegnaci cosa dobbiamo fare e cosa dobbiamo dire nella preghiera.
Spesso la nostra preghiera è un continuo richiamare aspetti e avvenimenti di dolore per affermare l’importanza di Dio nella nostra.
“Padre”, sia l’inizio della nostra preghiera, ci dice Gesù. Padre perché Lui è Padre ed è Padre nostro, non è il Padre dei dolori o il Padre che ci manda sventure per poi poterci consolare e potere avvalorare la fede e la chiesa.
No! La nostra preghiera sia relazione con Dio Padre dove è bello essere di casa. Essere di casa nel suo regno. Essere di casa perché mangiamo lo stesso pane condiviso. Essere di casa perché perdonati e provocati a perdonare. Essere di casa perché nei momenti difficili non siamo abbandonati, non siamo soli.
Pregare per riscoprire la nostra vera identità, quella dell’essere figli. Pregare per potere riconoscerci fratelli, fratelli nella fede, fratelli perché figli dello stesso Padre, fratelli intorno alla mensa.
Pregare per essere di casa come Gesù è stato di casa da Maria e da Marta. Casa dove, condividendo il pane e la parola, riscopriamo cosa è veramente il pane quotidiano per noi. Scopriamo quello di cui veramente abbiamo bisogno e di cui non possiamo fare a meno.
Lo stare in preghiera, lo stare in relazione con Dio è riscoperta del fatto che per vivere e per essere abbiamo bisogno di condividere lo stesso pane e di condividere lo stesso perdono, la stessa capacità di perdono.
Nostro pane quotidiano è la misericordia e il perdono condivisi. Nostra misericordia e perdono è il nostro pane condiviso.
Nella misericordia condivisa e nel pane condiviso, possiamo gustare nella preghiera vissuta e nella vita pregata, l’atmosfera di accoglienza che il buon samaritano ha creato per l’uomo abbandonato mezzo morto. Ed è un’atmosfera che ha tutte le caratteristiche del quotidiano.
È la stessa atmosfera, anche se non più sulla strada ma nella casa, di Marta e di Maria. Ed è attraverso loro, ed è attraverso i fratelli, ed è attraverso di noi che possiamo rendere la nostra vita un ambiente familiare dove l’accoglienza fatta di pane spezzato e di vita donata nella misericordia, diventa preghiera vissuta, diventa luogo di fraternità, diventa vita amata e compresa.
È Dio accogliente che entra nella nostra esistenza. È Dio accogliente che diventa noi, si incarna e si fa come noi per farci come Lui. Nella nostra preghiera.
«Il Padre Nostro non è possibile recitarlo una sola volta, concentrando su ogni parola la pienezza dell’attenzione, senza che un mutamento, forse infinitesimale ma reale, si produca nell’anima».
Simone Weil
«Pregare non è recitare ma lasciarsi rapire: “Sia fatta la tua volontà”».
Marco Pozza
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
1 Ottobre 2025 Luca 9, 57-62
Tutta la nostra vita è guardare indietro alla nostra storia precedente e vogliamo che il futuro sia un’edizione o una riedizione (corrotta dalle paure) di quel che c’è stato prima. Il mio passato non è la tomba del futuro. La vita invece è sempre nuova. L’uomo è ciò che diventa e diventa ciò che si propone. La proposta di Dio è di diventare come Lui. Non vale la pena stare accartocciati su se stessi e guardare indietro.
S. Fausti
30 Settembre 2025 Luca 9, 51-56
Oggi il Vangelo ci interroga sull’atteggiamento con cui crediamo. Troppe volte per zelo religioso scegliamo linguaggi violenti sui social, o diamo risposte carichi di rancore a chi ci contesta, o in alcuni casi trasformiamo la croce di Cristo in un arma da scagliare contro qualcuno. Gesù non era così e ci chiede di non essere così. Siamo chiamati ad essere credenti non crociati.
L. M. Epicoco
Il rifiuto bisogna metterlo in conto e saperlo accogliere se si vuole arrivare dritti al bersaglio. Il rimprovero di Gesù ci aiuta a vedere più limpidamente che le difficoltà fanno parte del pacchetto della vita e che ciò che conta per davvero non è avere una strada sgombra da ostacoli, ma una ragione per continuare a camminare.
Dehoniani
29 Settembre 2025 Giovanni 1, 47-51
Voi che noi amiamo,
voi non ci vedete,
non ci sentite,
ci credete molto lontani,
eppure siamo così vicini…
Siamo messaggeri
che portano la vicinanza a chi è lontano,
siamo messaggeri
che portano la luce a chi è nell’oscurità,
siamo messaggeri,
che portano la Parola a coloro che chiedono.
Non siamo Luce,
non siamo Messaggio!
Siamo i messaggeri.
Noi non siamo niente,
voi siete il nostro tutto!
Dal film “Così lontano così vicino”
Fino a che continuerai a sentire le stelle ancora come al di sopra di te, ti mancherà lo sguardo dell’uomo che possiede la conoscenza.
Friedrich Nietzsche
Giovanni Nicoli | 9 Ottobre 2024