Luca 11, 27-28

In quel tempo, mentre Gesù parlava, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!».

Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

“Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle furono prese da stupore. Ma alcuni dissero: “È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demoni, che egli scaccia i demoni”. 

E mentre Gesù viene accusato dai benpensanti di essere figlio del demonio e non, come lui si proclamava, Figlio di Dio, una leonessa alza il suo ruggito. In mezzo ad una folla di accuse, “una donna alzò la voce”. In mezzo alla folla una voce si alza. Ed è una voce che grida tutt’altro, rispetto a quanto i benpensanti stanno affermando.

Una donna, una madre, con la forza che solo le donne hanno, con un coraggio che solo loro hanno, con un peso sociale, in questi ambiti, che solo loro hanno, che noi uomini non ci sogniamo neppure lontanamente di potere avere, grida.

E cosa grida? Grida un’eco che stravolge la storia. Il grido che aveva appena udito era: “è per mezzo di Beelzebùl, capo dei demoni, che egli scaccia i demoni”, e l’eco che ne nasce viene stravolto dalla voce che si alza dalla folla: “Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato”.

Beato tu perché sei venuto al mondo, sembra dire. Beatificando il grembo e beatificando il seno, il grido di quella donna beatifica il frutto di quel grembo e di quel seno. Beatificando il corpo di colei che ha permesso ad un uomo, a questo uomo, di venire al mondo, lei beatifica Gesù stesso e sconfessa i suoi detrattori. Lo dice beato, non indemoniato. In un versetto, questa donna, di cui non conosciamo né volto né nome, diventa profetessa, profetessa di un modo di accogliere e di sentire la presenza di Gesù totalmente nuova.

La fisicità che questa donna richiama come via di beatitudine è una fisicità tutta femminile. La fisicità, come via di beatitudine, è una profezia che risuona nel vangelo e che, per troppo tempo, è stata nascosta agli occhi della comunità cristiana. La fisicità come dono di Dio e non come luogo di disprezzo, di paura, di peccato o di idolatria. La fisicità come dono di vita e come via alla vita. L’esperienza di questa beatitudine troppo spesso violentata e troppo spesso negata, diventa per noi via per incarnare la Parola, Gesù Figlio di Dio che viene nel mondo.

Questa donna si oppone al sospetto su Gesù continuamente inoculato dai farisei. La tecnica del parlar male, del continua a parlare male di qualcuno e qualcosa rimarrà, viene annullata dal grido di questa donna.  Questa donna col suo grido riconosce la bontà, la benedizione, la positività di Gesù.

Questa donna apre una nuova via alla comprensione del vangelo e dell’incarnazione

della Parola. Gesù prende la palla al balzo, una palla che questa donna alza verso di

Lui, per rilanciare una nuova verità: ogni uomo, ogni persona, ogni umanità può farsi

vaso accogliente e generante di Gesù. Ogni persona può diventare grembo che accoglie e genera, seno che allatta e che fa crescere. Ognuno di noi è grembo e seno beato, perché ognuno di noi può accogliere il seme della Parola che lo Spirito soffia dentro di noi. Lo Spirito che soffia nel nostro orecchio il seme della Parola ci rende incinti, capaci di generare, capaci di beatitudine col nostro grembo, col grembo del nostro cuore, col nostro seno, con la capacità che ognuno di noi ha di nutrire, nutrire la Parola in noi, nutrire il fratello affamato.

E risuona il “venite benedetti dal Padre mio, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete …”

E non è più quella donna che ci dice beati, ma è Dio stesso. Dio Padre che grida dal cielo: “Questi è il mio Figlio benedetto nel quale mi sono compiaciuto”. E a noi “venite benedetti”, e Gesù che gli fa eco: “Venite benedetti dal Padre mio”.

Il grido di quella donna, ripreso da Gesù, ha dato il via ad una cascata di vita e di beatitudine, che non si è più interrotto lungo la storia. Un grido che anche oggi noi siamo chiamati ad innalzare col nostro corpo e con la nostra vita. Anche oggi siamo chiamati a generare vita col nostro grembo e a nutrire vita col nostro seno, uomini o donne che noi siamo.

Nell’ascolto della Parola, nell’accoglienza del seme della stessa, genereremo e incontreremo e nutriremo vita in ogni dove ci troveremo a peregrinare.

Ascoltare il Signore vuol dire farsi grembo, accogliere Dio nel proprio cuore, nella propria mente e nel proprio spirito. Farci grembo come Maria che accolse Gesù nel suo seno… Dio ci dà la Parola, tendiamo le orecchie per ascoltarla, apriamo il cuore e la mente per riceverla, facciamola crescere e manifestiamola al mondo.

Papa Francesco

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16 Marzo 2026 Giovanni 4, 43-54

Nessuno può darci la garanzia che ciò in cui crediamo nella vita corrisponda a verità. Ciò che possiamo fare è continuare a camminare forti di quella speranza che nasce dalla fiducia. Se ricevessimo subito “segni e prodigi”, non saremmo incoraggiati a camminare, a crescere, a confrontarci con gli altri… E’ la fragilità della speranza a renderla così preziosa e umana.

Dehoniani

Il segno che compie Gesù, è veramente un grande segno che ci fa vedere cosa significa la fede nella Parola, ci ridà quella fiducia nel Padre che ristabilisce i nostri rapporti che non sono più rapporti di schiavitù e di morte, ma rapporti di libertà e di vita. Questo avviene mediante la fede in quella Parola, in ciò che è avvenuto allora e accade ogni volta che uno ascolta la Parola.

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15 Marzo 2026 Giovanni 9, 1-41

Ungendo con il fango gli occhi del cieco nato, Gesù non ha soltanto restituito la vista a un uomo. Ha ricordato a lui — e a ogni essere umano — la vertiginosa altezza a cui siamo chiamati. Un’umanità così vasta, così luminosa, così dignitosa da sfiorare il divino.

P. Scquizzato

Alla fine del cammino non c’è un dogma. C’è una fede nell’uomo.

Ed è qui che il Vangelo diventa tremendamente attuale.

Noi crediamo in tante cose: nel potere, nel denaro, nella tecnologia, nelle ideologie,

nei miracoli, nelle reliquie, nei riti, nel guru di turno.

Crediamo quasi in tutto.

Ma crediamo poco nell’essere umano.

Per questo lo umiliamo.

Per questo lo sfruttiamo.

Per questo lo scartiamo.

Il dramma della nostra epoca non è l’ateismo.

È la mancanza di fiducia nell’umano.

F. Tesser

14 Marzo 2026 Luca 18, 9-14

Si prega non per ricevere ma per essere trasformati. Il fariseo non vuole cambiare, non ne ha bisogno, lui è tutto a posto, sono gli altri sbagliati, e forse un po’ anche Dio. Il pubblicano invece non è contento della sua vita, e spera e vorrebbe riuscire a cambiarla, magari domani, magari solo un pochino alla volta. E diventa supplica con tutto se stesso, mettendo in campo corpo cuore mani e voce: batte le mani sul cuore e ne fa uscire parole di supplica verso il Dio del cielo.

Ermes Ronchi

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