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12 ottobre 2019 Luca 11, 27-28

Giovanni Nicoli | 12 Ottobre 2019

Luca 11, 27-28

In quel tempo, mentre Gesù parlava, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!».

Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

Apriamoci all’accoglienza dello Spirito e gridiamo con le labbra del nostro cuore e della nostra vita: Abbà/Em! Lasciamo che anche oggi lo Spirito ci guarisca dallo spirito muto, quello spirito del male che ci impedisce di comunicare, di ricevere la Parola rendendoci figlie e fratelli. Noi che rivolgiamo tante parole a Dio rischiamo di negare la sua paternità/maternità dimentichi di cantare Abbà/Em! L’invito è l’invito a ritornare a chiamare Dio col suo nome che dice la sua essenza per capire di nuovo la nostra vita non a partire dalle difficoltà della stessa ma a partire da chi Lui è e chi siamo noi.  Non stanchiamoci con infinite e inutili parole, non stanchiamolo con inutili chiacchiere che hanno un solo fine: piegare Dio a noi e alla nostra volontà. Oggi, ascoltiamo perché una sola cosa è necessaria: chiamarlo col suo nome Abbà/Em per riscoprire il nostro essere figli, quello che noi siamo.

Anche oggi incontriamo lo Spirito che ci guarisce dallo spirito muto che ci chiude ad ogni comunicazione vitale. Di fronte a questa apertura non preoccupiamoci delle reazioni di scribi e teologi che dicono: è indemoniato. Quanti stravolgono la verità, fra i grandi della chiesa, volendo sconfessare ciò che Papa Francesco è venuto a portare. Sono preoccupati del loro potere e del potere della chiesa, cosa passata, cosa vecchia. Sono disposti a tutto, anche a spaccare la chiesa, pur di avere ragione e portare Dio dalla loro parte, pieni come sono di spirito muto e indemoniato. È facile, per loro ma anche per noi, stravolgere la verità nel suo contrario.

Sono le persone religiose che dicono che Gesù/Francesco ha un demonio. Sono le persone religiose che chiedono un segno dal cielo. Questo ci fa fare lo spirito muto e immondo rendendoci incapaci di capire che siamo fratelli. Lui ci mette dentro altre parole e ci fa domandare segni, miracoli. Se siamo in tanti in chiesa vuole dire che abbiamo pregato, se siamo pochi invece no: spirito muto e immondo! Tutti noi sperimentiamo questo spirito muto e immondo nelle nostre giornate, quando giudichiamo le cose che facciamo a partire dal successo o meno di numeri anziché a partire dalla Parola in noi Abbà/Em!

Luca ci presenta la beatitudine, la beatitudine di Maria fin dall’inizio del suo vangelo, perché per lui ciò che è capitato a Maria è ciò che capita ad ognuno di noi: ascoltare la Parola, accoglierla, concepirla, dar vita a questa Parola che vive in noi e ravviva noi, col nostro sì: Si compia in me la tua Parola! Essere come Maria vuol dire ascoltare e custodire la Parola, niente altro. Liberi da poesie più o meno vere, liberi dal grido: Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato! Non nel senso di negarlo, perché è vero, ma nel senso di non viverlo come cosa passata. La Parola non è roba da reduci, la Parola è roba da memoriale che ci fa rivivere oggi ciò che è avvenuto ieri. Il memoriale è il centro della Messa dove noi non facciamo dei gesti vuoti per ricordare ciò che è avvenuto 2.000 anni fa, ma riviviamo la stessa esperienza del dono di sé di Gesù per noi. Così noi mentre gridiamo beato il seno che ti ha allattato e il grembo che ti ha portato, riviviamo la stessa beatitudine che è la nostra stessa. Noi siamo grembo che porta il seme Gesù, noi siamo il seno che Gesù succhia per nutrirsi del nostro latte. Un latte da beati, nella chiamata, anche se a volte è un latte un po’ acido. Gesù non è schizzinoso e continua a donarci il seme della sua Parola perchè possiamo essere incinti di lui e generatori di lui, nutrendolo nella nostra vita, con la nostra vita che Lui stesso nutre. Questo è il vero e unico miracolo: mangiare di Lui per generare Lui che nutrendoci ci dona la capacità di nutrirlo allattandolo.

Questa non è cosa passata: beato il grembo che ti portò! Le mammelle succhiate non sono cosa passata, è cosa già avvenuta che chiede di avvenire di nuovo. Le profezie non sono cose passate e chiuse, sono cose per l’oggi. Il miracolo del nostro divenire capaci di ascolto, è cosa di oggi e profezia per il domani che si radica in quanto è già avvenuto ieri.

I profeti aspettavano quel momento che era Gesù. Noi diciamo che quel momento è passato: beati quei tempi; eh, bei tempi quelli! Beata la madre che ti ha allattato, in passato.

Gesù dice: no! Beati noi oggi, perché chiamati a custodire, oggi, il seme della Parola, a farlo germogliare, a generarlo e ad allattarlo: oggi non ieri! Io/tu, non Maria! Quando noi leggiamo la Parola e la accogliamo, noi entriamo “in quel tempo un angelo fu mandato a Maria”. Non è cosa passata è cosa di oggi, o spirito muto e sordo! Non è in temporibus illis, roba del passato. Quando noi leggiamo la Parola noi viviamo quel tempo perché la Parola ci rende presente quella realtà: se la ascoltiamo lei diventa nostra e noi diveniamo lei!

Per questo oggi Gesù ci dice: Beati noi, beati voi, che ascoltiamo e ascoltando diventiamo anche noi come Maria: gente che genera, gente che allatta, gente che fa vita! La beatitudine di Maria, che è passata, è il prototipo della beatitudine di ognuno di noi che ascolta la Parola e la accoglie. Siamo ascoltatori che diventiamo umani nella misura in cui ascoltiamo divenendo generatori di vita vera, vita viva non muta, vita che grida: Abbà/Em!

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