Luca 11, 27-28

In quel tempo, mentre Gesù parlava, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!».
Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

Faccio fatica a credere che si possa essere beati perché si ascolta una parola, qualsiasi essa sia.

Tutto questo crea stanchezza nell’ascoltare parole vuote anziché decisioni prese che vanno a buon fine. E tutto questo crea sfiducia, sfiducia nella politica e sfiducia nella giustizia e nella magistratura che in nome della maledetta legge, sempre più ostaggio della malvagità e di chi la usa per i propri interessi, blocca un’opera che continua a mettere in ginocchio.

Beati quelli che ascoltano!

C’è bisogno di alzare la voce con coraggio, come quella donna della folla. Ci vuole coraggio a dire quello che ha detto. Pochi versetti dietro abbiamo incontrato i farisei che danno dell’indemoniato a Gesù. Ora sentiamo questa donna che lo dice beato insieme a sua madre e al corpo di sua madre.

Solo una donna, non obbligata alla legge e non considerata perché non poteva parlare nella sinagoga, poteva dire questo, poteva parlare liberamente.

Al di là di quello che i capi dicevano e pensavano, lei parla e dice quello che pensa. Quello che dice questa donna mi fa piacere e mi fa tornare la voglia di ascoltare parole di saggezza. Mi fa crescere il desiderio di parole sagge che aprano alla vita. Mi spinge a cercare di dire cose sagge e vitali.

Noi crediamo che la spontaneità nel dire, come nel fare, sia un atto di sincerità: nulla di più falso. A me questo modo di fare richiama alla mente il rigettare perché il nostro stomaco non riesce più a contenere e a digerire il cibo malato che avvelena. Il rigettare, come il parlare spontaneamente, è un dato di liberazione per chi vive questa esperienza. Ma il parlare spontaneamente, come il rigettare, non producono cose che dobbiamo andare a raccogliere, ma solo cose che dobbiamo pulire.

Ci vuole grano salis, del sale in zucca, quando decidiamo di parlare. Un grano salis che non è finalizzato alla prudenza ma a dire cose sagge che abbiano sensatezza e che creino un movimento buono intorno a noi. Un movimento buono che non esclude la possibilità di tagli netti e di fare del male: a volte è necessario per fare del bene.

E mi ritorna la voglia di ascoltare parole da mangiare, perché parole buone e belle. Non tanto parole che creano il sorriso sulle labbra del prossimo, anche ma non solo. Ma parole che fanno bene di dentro.

Gridare una beatitudine come ha gridato quella donna è esempio di saggezza dei piccoli, dei non considerati, di coloro che non sono visti eppure ci sono, di coloro che non appaiono eppure sostengono la vita di molti.

Gridare questa beatitudine chiede una sola voce: quella della vita. Il nostro corpo, la nostra mente, il nostro animo, le nostre mani, il nostro incedere, il nostro desiderare: tutto può e deve gridare questa beatitudine. Solo così di fronte ad un problema quale un canale qualsiasi non messo in grado di essere scolo per cause burocratiche, nella nostra piccolezza risolveremo il problema dandoci le mani dattorno. Non aspetteremo la stoltezza dei grandi e della legge sempre più ostaggio di lobbie e potentati, quanto mai stolti e ciechi; ma ci risolveremo da noi i problemi in modo concreto e semplice.

La beatitudine della Parola che risuona dentro di noi ogni giorno, risuonerà sulle strade della vita.

La lode è il modo dell’amore che ha sempre in sé un elemento di gioia.

Clive Staples Lewis

 

Ascoltare il Signore vuol dire farsi grembo, accogliere Dio nel proprio cuore, nella propria mente e nel proprio spirito. Farci grembo come Maria che accolse Gesù nel suo seno… Dio ci dà la Parola, tendiamo le orecchie per ascoltarla, apriamo il cuore e la mente per riceverla, facciamola crescere e manifestiamola al mondo.

Papa Francesco

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27 Giugno 2025 Luca 15, 3-7

Da che cosa nasce la felicità di Dio? Da un innamoramento, come in un perenne Cantico dei Cantici. Dio è l’Amata che gira di notte nella città e a tutti chiede una sola cosa: «avete visto l’amato del mio cuore?». Sono io l’amato perduto. Dio è in cerca di me. Se lo capisco, invece di fuggire correrò verso di lui.

E. Ronchi

Il Dio di Gesù, che è Padre, si muove lungo tutte le periferie umane per ricomporre in unità le fratture esistenziali, guarire ciò che chiede attenzione e cura, nutrire la fame, vestire la nudità pronto a perdonare anche l’imperdonabile.

P. Lanza

26 Giugno 2025 Matteo 7, 21-29

Io sono là dove è sempre stato l’uomo,
viaggiatore vincente del suo dolore
nel teatro dove non recita ma vive le parole.
Io sono là e niente mi confonderà,
niente mi perderà.
Roberto Vecchioni

Non chi dice ma chi fa.

Non chi parla ma chi agisce.

Non chi analizza ma chi ci prova.

Il regno dei cieli è quindi di chi ci prova.

L.M. Epicoco

25 Giugno 2025 Matteo 7, 15-20

Lo chiederemo agli alberi, come restare immobili
fra temporali e fulmini, invincibili.
Risponderanno gli alberi che le radici sono qui
e i loro rami danzano all’unisono verso un cielo blu.
Simone Cristicchi

C’è ancora bisogno di dire al mondo, a chi non vuol udire – e sotto sotto anche a noi stessi – che l’umanità del nostro tempo continua ad essere minacciata da lupi rapaci, falsi profeti che seducono, adescano, incantano con belle parole e immagini accattivanti, proclamando di volere il bene degli altri, la loro felicità, la sicurezza, il futuro migliore, ma in realtà mirano solo ai propri interessi.

E. Ronchi

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