Luca 11, 27-28
In quel tempo, mentre Gesù parlava, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!».
Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».
Abbiamo bisogno di un grembo per essere generati e abbiamo bisogno di un seno che ci allatti.
Il grembo che genera la Parola è fonte di beatitudine, il seno che nutre la Parola custodendola è crescita di beatitudine.
Il grembo è l’orecchio di ogni uomo e donna che ascoltano e accolgono la Parola generandola; il seno è l’osservanza, è il sì alla Parola che nutre la nostra esistenza.
Il grembo genera se ascolta. Un uomo e una donna generano se accolgono. Una generazione senza ascolto e senza parola, si manifesta a noi sempre più come violenza. Parole di amore, parole carezzanti, parole che diventano luogo di beatitudine e generano un frutto di amore. Il frutto di amore che viene nutrito da un seno di amore. Dal custodire la Parola e dal dire di sì alla Parola. Parole buone che nutrono il cuore e fanno crescere la persona. Senza tali parole c’è solo un generare fisico e biologico, che sa di costrizione e di violenza. Molti possono generare biologicamente, pochi generano all’amore e con amore.
I figli dell’amore sono figli beati, perché il grembo beato che accoglie e genera per amore è alimentato da un cuore che pompa amore in ogni dove e fa crescere una vita amante.
Beato il grembo di Maria perché ha accolto e generato alla vita la Parola che l’ha fecondata. La sua risposta al dono non si è fatto attendere: “Eccomi, sono la serva del Signore, si compia in me quanto hai detto”. Questa è beatitudine, come ricorderà Elisabetta nel loro incontro: “Beata te che hai creduto”.
Che possiamo dire di un grembo preso in affitto per potere dare un figlio a chi non ne ha? È veramente possibile comprare la vita? È veramente necessario comprare la vita? Si può chiedere a una povera di prestarci il suo grembo perché noi possiamo avere un figlio che non è frutto del nostro amore? Si può distinguere il fisico, dal cuore, dallo spirito? Si può generare senza amare?
Ognuno di noi è chiamato ad ascoltare con l’orecchio, a generare col cuore, a nutrire con il custodire. La generazione non è cosa di un attimo, si genera continuamente alla vita. Se non si genera giorno dopo giorno alla vita, non si nutre la vita. La vita non la si nutre solo col portare a casa lo stipendio, la si nutre con un cuore che batte giorno dopo giorno per la vita generata. Questa è beatitudine.
La maternità di Maria, prima che nel ventre, si è avverata nell’orecchio e nel cuore. Maria obbedì, cioè ascoltò con tutta se stessa, per questo ha generato, per questo fu madre beata. Beata nel ventre, beata nell’orecchio, beata nell’accoglienza, beata nell’ascolto, beata nel nutrire, beata nell’amare. La beatitudine di Maria è la beatitudine di tutti noi che siamo chiamati ad accogliere il seme della Parola, generandola in noi e nutrendola con la mammella del nostro cuore che ama.
È l’ascolto il principio dell’Incarnazione, in Maria e in ognuno di noi, donna o uomo che sia.
Maria accolse e conservò e fece crescere la Parola nel suo cuore. La vera beatitudine del ventre è la beatitudine dell’orecchio che ascolta la Parola; la vera beatitudine delle mammelle è quella del cuore buono che custodisce la Parola e porta frutto con perseveranza.
Generare e ascoltare, nutrire e custodire è cosa di ogni giorno, è chiamata di tutti.
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
19 Marzo 2026 Matteo 1, 16.18-21.24a
Colui che genera un figlio non è ancora un padre;
un padre è colui che genera un figlio e se ne rende degno.
F. Dostoevskij
E Giuseppe è “custode”, perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volontà, e proprio per questo è ancora più sensibile alle persone che gli sono affidate, sa leggere con realismo gli avvenimenti, è attento a ciò che lo circonda, e sa prendere le decisioni più sagge.
Papa Francesco
18 Marzo 2026 Giovanni 5, 17-30
Se noi come Gesù, con Gesù, attraverso Gesù,
viviamo una relazione intima con Dio,
non saremo timidi davanti alla vita,
ma coraggiosi e creativi tanto da diventare
a nostra volta strumenti di consolazione e di misericordia.
M.D. Semeraro
Chi ama sa bene che ciò che rende felici è poter fare ciò che dà gioia a chi si ama.
Dio fa così con noi, ma la reciprocità non è mai scontata. Sovente noi disertiamo questo scambio. Eppure Egli rimane fedele al Suo amore per noi fino all’estreme conseguenze, anche se non solo lo rifiutiamo ma anche quando lo mettiamo in Croce. Non so se abbiamo chiaro quanto siamo amati alla follia da Dio.
L. M. Epicoco
17 Marzo 2026 Giovanni 5, 1-16
Invano il paralitico cerca di scendere nella piscina di Betzatà ,ossia in un luogo affollato in cui tutti tentano di ottenere un miracolo in grado di liberarli automaticamente dalla sofferenza. Ma, ora come allora, non vi sono fabbriche della guarigione, la quale resta artigianale, maieutica, un vis-à-vis tra Guaritore e ferito. La vera piscina è un’altra, è ascoltare e lasciarsi sommergere da una Voce che ci chiede di abbandonare la nostra staticità, ci chiede di rinunciare a quelle resistenze che rinforzano quel ‘lettuccio’ in cui siamo precipitati.
E. Avveduto
Giovanni Nicoli | 8 Ottobre 2022