In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.
Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».
“La regina del sud sorgerà nel giudizio insieme con gli uomini di questa generazione e li condannerà (…) Quelli di Nìnive sorgeranno nel giudizio insieme con questa generazione e la condanneranno”.
La regina del sud: questa donna pagana è simbolo di tutti coloro che desiderano vedere il Signore. Come i magi venuti dall’oriente per vedere il messia nato, così questa donna che viene dal sud per vedere Salomone e la sua sapienza, è simbolo di tutti coloro che cercano di vedere la luce delle genti. Lei voleva vedere e ascoltare la sapienza di Salomone, oggi qui in mezzo a noi c’è la Sapienza incarnata nel Figlio di Dio. Una sapienza che rimane nascosta a chi pretende dei segni di potenza e di argomentazione, rivelandosi invece nella debolezza e nella stoltezza del suo amore crocifisso. Questa Sapienza che rimane nascosta ai Giudei e ai Greci, si manifesta ai piccoli che si convertono ad essa.
La regina del sud un giorno si desterà e i niniviti si leveranno nel giudizio: destarsi e levarsi sono le parole stesse che indicano la risurrezione del Signore alla quale parteciperanno coloro che cercano la sapienza e si convertono.
Cercare la sapienza e convertirsi sono due azioni che vanno nella stessa direzione. Cercare la sapienza, infatti, significa rivolgere la nostra attenzione, il nostro cuore e la nostra intelligenza verso la Sapienza, Parola viva e incarnata con la quale il Creatore creò l’universo.
Convertirsi significa volgere il nostro sguardo a Colui che da sempre ci attira con legami di bontà, distogliendoci da legami di peccato.
Giona e la regina del sud ci invitano ad entrare nel mezzo di questa Vita che passa, ci invitano a ricercare la verità nella sapienza e nella conversione. I contemporanei di Gesù, e quindi noi, abbiamo la Sapienza e la Conversione che cammina in mezzo a noi.
Coloro che cercano la sapienza e si convertono accuseranno coloro che non hanno preso in considerazione la presenza di questa Sapienza e Conversione.
La loro conversione suona come un’accusa contro coloro che non hanno accettato la venuta del Regno. La condanna non verrà dal Figlio dell’uomo, ma dal nostro rifiuto a convertirci. Rifiuto che non si esprime nel nostro peccato, ma nella nostra scelta di continuare a peccare e a volgere lo sguardo non a Colui che hanno trafitto ma alle potenze di questo mondo.
La salvezza, dunque, dipende dalla nostra risposta all’annuncio di misericordia. Annuncio che interpella la nostra libertà e ci fa responsabili, abilitati a rispondere.
I contemporanei di Giona si convertirono all’annuncio di colui che controvoglia aveva annunciato la necessità di convertirsi. Giona non desiderava che Nìnive si convertisse, sperava che fosse distrutta da Dio, per questo era fuggito prima, per questo si adira di fronte alla conversione dei Niniviti e al perdono che Dio dona loro poi.
Gesù invece dice di essere venuto proprio perché noi possiamo convertirci e salvarci.
Giona a malincuore mediò la misericordia annunciando la distruzione di Nìnive; Gesù invece è la misericordia stessa.
Accogliamo l’invito a ricercare la Sapienza accogliendo la conversione, per partecipare al consesso dei risorti che si levano con Cristo per riconoscerlo ancora una volta.
Fare questo significa compiere delle scelte e porsi delle priorità di vita. Vale a dire: mettere al primo posto certe cose che valgono e passare in secondo ordine quelle che ci riempiono le giornate ma che forse non sono così prioritarie rispetto a quanto noi vogliamo fare nella nostra vita.
Rinuncia ai segni del potere, riconoscendo “il potere dei segni”, quelli che hanno il sapore del Vangelo, che liberano la forza d’urto della Parola di Dio.
Luppi
Quindi il segno è qualcosa che ti indica la realtà, ma non è mai da confondere con la realtà, se indichi allo stolto la luna ti guarda la punta del dito. Noi in genere cerchiamo i segni, la punta del dito. Invece Dio ci indica un’altra cosa!
Fausti
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Verbo ancora tutto da coniugare perché la vita, Dio, l’altro sono sempre ad-venienti.
A.Savone
