Luca 12, 8-12

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.

Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato.

Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire».

Purtroppo Dio ci ha fatti liberi e proprio perché liberi Lui non ci obbliga a nulla. Ci indica la strada, ma non ci costringe a percorrerla. Il massimo della costrizione che Lui usa nei nostri confronti, è quella di mettersi sulla stessa strada accanto a noi e a mostrarsi a noi come fine del cammino stesso.

Purtroppo ci ha fatti liberi e se noi decidiamo di non riconoscerlo Lui non fa l’indifferente. Nel momento in cui noi facciamo gli indifferenti Lui non ci corre incontro obbligandoci a riconoscerlo. Attende. Fermo in movimento, col cuore magari in subbuglio, attende che noi lo possiamo riconoscere e amare.

Non si preoccupa delle nostre infantilità con cui lo bestemmiamo a parole: cose infantili di una rabbia non elaborata che non trova altro modo di esprimersi che con parole vuote che lasciano il tempo che trovano; parole a cui solo gli insicuri e gli immaturi riescono a dare importanza. Infatti con la stupidità non si discute, non si può cadere nel ricatto della stupidità e della immaturità della bestemmia stessa.

La bestemmia contro lo Spirito Santo non è dire parole offensive contro lo Spirito stesso, no! La bestemmia contro lo Spirito è la perdita della fede dopo averla ricevuta. È l’apostasia dopo l’illuminazione. Apostasia che non è data da una singola azione di peccato, ma da una scelta di vita ben precisa.

Questo è un peccato imperdonabile non per Dio, ma per noi. L’imperdonabilità di questo peccato si annida nella non disponibilità, di chi lo commette, a convertirsi. Fino a che uno si dichiara apostata, si dichiara, allo stesso tempo, indisponibile alla conversione.

Questa è una scelta libera e consapevole, non cosa irriflessa e non compresa. Proprio perché scelta libera da libera scelta deve essere trattata. Siccome il nostro Dio ha un vizio grande che è quello di rispettare fino all’eccesso la nostra libertà, Lui stesso si rende incapace e impotente di fronte al rifiuto libero dell’uomo. Se così non facesse non sarebbe un Dio libero che ci lascia liberi e non sarebbe un Dio che ama, sarebbe semplicemente invece un Dio che obbliga.

Non possiamo nasconderci neppure dietro la buona fede. La buona fede è un miscuglio di buone intenzioni che sembrano scelte e gesti non propri di una persona libera capace di amare. La buona fede mi è sempre sembrata una foglia di fico che deresponsabilizza e, quindi, uccide la nostra libertà e la nostra capacità di amare.

Sia ben chiaro che buona fede è una cosa buona che esiste, grazie a Dio: ma non è questo il problema. Il problema è invece l’uso difensivo che noi facciamo della stessa buona fede. Se la usiamo per scusarci e per giustificare scelte insane, non è più buona fede quanto invece un paravento a cui noi diamo un nome accettabile, che non serve a fare verità e a vivere in libertà.

La buona fede così vissuta chiude il nostro cuore al bisogno di conversione. Non ci permette di cogliere la bellezza del ritornare ad innamorarsi di Dio lasciandoci da Lui abbracciare.

La buona fede così vissuta è il lievito dei farisei che è l’ipocrisia. Serve ad indurirci nella cecità, non ammettendo la cecità e giocando invece allo sport del trovare la pagliuzza negli occhi del prossimo, dimentichi della trave che alberga nel proprio.

È un rifiuto del dono della vista, libero e consapevole, per questo imperdonabile fino a che non cambiano i valori delle carte in tavola.

In altre parole è il peccato di non riconoscersi peccatore, come Simone il fariseo, e di avere bisogno di uccidere i profeti giudicano loro peccatori perché non si fanno le abluzioni purificatorie prima di sdraiarsi a tavola.

È il non riconoscersi bisognosi di perdono e quindi attenti alla propria immagine e a non perdere la propria faccia facendo brutta figura. È l’ipocrita, l’attore principale che entra così bene nella sua parte da non sapere più vedere la propria faccia. Cosa bella se fatta in teatro, cosa nefanda se vissuta nella vita.

Belli perché peccatori, belli perché riconoscendo le proprie cecità possiamo ricevere di nuovo in dono la Luce che viene nel mondo, che illumina e ci ridona la vista.

La bestemmia contro lo Spirito Santo, è stare davanti alla Luce e rimanere ostinatamente con gli occhi chiusi. Quel buio scelto deliberatamente da me non può essermi perdonato perché la misericordia di Dio non può costringermi ad aprire per forza gli occhi.

M. Epicoco

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