Luca 12, 8-12

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.

Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato.

Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire».

 

Il brano di oggi è la naturale continuazione di quello di ieri e ne forma un tutt’uno. Se ieri abbiamo visto il discepolo che deve guardarsi dall’ipocrisia (v.1-3), che non deve temere gli uomini, ma temere il Signore (v. 4-7); oggi lo stesso discepolo è chiamato a testimoniare il Signore nell’attesa fiduciosa che si manifesti il suo giudizio (v. 8-12).

L’oggi e l’al di là si gioca nella libertà: le nostre scelte sono rispettate da Dio, il suo amore che continuamente ci provoca e ci spinge al bene: la misericordia di Dio alla fine prende atto delle nostre scelte e le accoglie.

Il cristiano è il testimone di Cristo davanti agli uomini: il futuro definitivo dipende dalla nostra testimonianza attuale. La comunità primitiva per cui Luca scrive, vive un clima di persecuzione ed è chiamata a confessare in questo clima. La forza di confessare in questa situazione è data dal volgere lo sguardo al Cristo Crocifisso.

In questo contesto chi vuol salvare la propria vita la perde e chi accetta di perdere la sua vita per il Regno la salva. L’uomo deve decidere da che parte stare e se non decide lui, le cose e la realtà decidono per lui.

Un esempio: quante volte ci diciamo che nel quotidiano di oggi è impossibile vivere diversamente? Non è possibile più fare delle scelte? Non possiamo più seguire la via tracciata dal vangelo? Dobbiamo solo correre e rimpinzarci? Siamo obbligati ad essere sazi e disperati?

In realtà questo ci dice che abbiamo già venduto il nostro animo e la nostra libertà, giustificando questa vendita. Siamo convinti che non possiamo fare altra che essere schiavi e, schiacciati in questa convinzione. Se non facciamo questo risultiamo essere degli spostati, ecco il vero problema. La nostra società non ci riconosce più: non riuscendo ad accettare la solitudine che nasce dalla bontà di una scelta, sconfessiamo la scelta.

Preferiamo vivere rinnegando anziché confessando: rinnegando il Figlio anziché confessare il Figlio. Questo modo di vivere ci porta concretamente e spontaneamente a rifiutare la croce quotidiana di chi segue il Signore.

Istintivamente quando il Signore ci chiede di prendere la nostra Croce ogni giorno e di seguirlo ci troviamo dall’altra parte: ma è difficile, ma come si fa, ma chi ci riesce?

Per questo il Signore ci dice di essere liberi dal lievito dei farisei che è l’ipocrisia: con l’ipocrisia noi ci sentiamo a posto, senza noi possiamo sentire la chiamata del Signore.

Il discernimento, il timore del Signore ci aiuta a comprendere che abbiamo sempre e comunque, in quanto credenti, bisogno di convertirci.

Se non riusciamo a entrare in questa dinamica di conversione continua entriamo nell’altra che è quella della perdita della fede, che è il bestemmiare contro lo Spirito.

È l’atteggiamento di auto-scusa e di dire che tanto noi non possiamo che vivere in questo modo, non c’è perdono e non c’è salvezza perché il cuore è già chiuso ad ogni penetrazione e accoglienza dello Spirito.

Credo che anche la nostra chiesa occidentale oggi, sia un po’ bloccata sulla bestemmia contro lo Spirito: non c’è più niente da fare, come si fa a vivere diversamente, che ci vuoi fare la gente scappa dalle nostre chiese cerchiamo di tenerla stretta fin che possiamo svendendo i sacramenti a tutti perché altrimenti ci scappano ancora di più.

Abbiamo bisogno di perdono soprattutto perché non sappiamo più testimoniare: solo quando la chiesa e la comunità cristiana è infedele a Cristo, non è perseguitata.

La nostra paura della persecuzione non solo non ci permette di essere fedeli e liberi di dire quello che lo Spirito ci suggerisce davanti ai tribunali, ma non ci permette neppure di ascoltarlo e di sentirlo tutti presi come siamo dall’ascoltare la nostra paura e il nostro timore. Non solo: ma siamo talmente presi dalla nostra paura e dalla nostra ipocrisia che non riusciamo neppure a testimoniare, non abbiamo né energie né tempo per dire con la nostra vita il Cristo.

Uno degli effetti di questo modo di fare è che non sappiamo più che cosa fare: la paura ci annebbia la vista e non capiamo più nulla: abbiamo ottenuto l’effetto sperato: non sapendo più cosa fare continuiamo come prima, come abbiamo sempre fatto. Perdiamo ogni creatività nella testimonianza, smorziamo ogni desiderio di bene.

Lo Spirito è forza per testimoniare ed è colui che ci insegna a testimoniare.

Rinnegare Dio ora nella storia è anche non essere riconosciuti quali eterni nelle realtà della nostra vita.

Questo non riconoscere l’azione di Dio è la bestemmia contro lo Spirito Santo.

Non può essere perdonato questo peccato, in quanto non permette alla presenza di Dio di accedere nella coscienza umana attraverso l’azione di salvezza del suo Spirito.

Sanvito

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8 Marzo 2026 Giovanni 4, 5-42

Ti ho fatto per me.
In te ho posta una sete che parla di me.
Se la segui essa porta a me.
Ma tu non la vedi e non la senti.
Perchè il mondo ha provato a cambiarla, a rimuoverla, a cancellarla.
Ora hai sete di odio, di guerre, di potere, di successo e di denaro.
Per questo la sete di me ora dorme e tace in te.
Sei un girovago di pozzi in cerca di un’acqua che non disseta.
Avrai sempre sete fin quando non troverai me.
Nessuno può cancellare questa sete che io ho posta in te.
Prima o poi la intercetterai.
Te ne accorgerai.
E allora sarai stanco di girovagare per pozzi la cui acqua non sazia.
Io, invece, ti aspetterò al pozzo d Sicar.
Porterai la tua brocca e io ti darò l’acqua che non cercavi.
Risveglierò in te la sete che non provavi.
Perchè io ti ho fatto per me.
E nulla potrà darti ciò che solo io posso darti.
Il tuo cuore è un abisso.
Lo so bene perchè l’ho fatto io.
E io ci sono dentro.
Ora tocca a te rientrarvi.
Il pozzo sei tu.
Sei il pozzo ma non il fondo
Perchè il fondo sono io.
Da lì ti guardo.
Lì ti aspetto.
Tu sei la brocca e non l’acqua.
Perchè l’acqua sono io.
Berrai e sarai sazio.
Io in te e tu in me.
M. Illiceto

7 Marzo 2026 Luca 15, 1-3.11-32

L’amore sa aspettare, aspettare a lungo, aspettare fino all’estremo. Non diventa mai impaziente, non mette fretta a nessuno e non impone nulla. Conta sui tempi lunghi.

Dietrich Bonhoeffer

La paura di non essere amati ci spinge a non lasciare al padre il potere di farci sentire così e preferiamo non farci trovare più, lasciare il posto in cui ci si aspetta che restiamo. E, con il gesto più libero che abbia mai fatto, il fratello maggiore, che non ha mai chiesto nulla, confessa il suo bisogno di essere amato allo stesso modo, e si arrende alla ricchezza umana del suo limite, come se stesse dicendo al padre “vienimi a cercare, anch’io voglio essere trovato”. E Lui viene a cercarci e ci chiama figli, ci invita a rallegrarci e a ringraziare con Lui.

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