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29 ottobre 2019 Luca 13, 18-21

Giovanni Nicoli | 29 Ottobre 2019

Luca 13, 18-21

In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami».

E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

Il male c’è, è in noi e in mezzo a noi. Possiamo domandarci non se il male c’è ma cosa fa Dio davanti al male. Sappiamo che Dio è giusto e, in quanto giusto, potrebbe tagliare la testa a tutti i cattivi: noi vorremmo questo, il Padre no! Oppure noi vorremmo togliere la libertà agli uomini: peggio che togliere la vita, il Padre no! Togliere la libertà, che ci rende a immagine e somiglianza del Padre, significherebbe giustificare la schiavitù. Oppure potremmo, a immagine e somiglianza del Padre, vivere la pazienza! Pazienza significa patire: Lui si fa carico del male. La paura, cioè il male, è chiusura all’altro ed è esaltazione della nostra insicurezza portata ad essere potere sull’uomo. Pazienza è amore che non ha paura di patire per il bene e vive una sorte di attesa che è liberazione dai risultati che sono figli di paura e malvagità. E mentre attendiamo? Facciamo come il Padre: zappa la terra intorno al fico, lo concima e si mette sotto terra, accanto alle radici del fico, per alimentare con una linfa nuova, vitale, il fico stesso. Dio che non taglia la testa al cattivo ma muore per lui; per amore grazie al Figlio feconda col vento di amore dello Spirito la nostra esistenza asfittica, troppo necessitata a respirare aria tossica inquinata.

Il Padre che ama non ha tante cose, dona. La sua povertà di cui è onnipotente, lo rende piccolo e insignificante agli occhi nostri molto attenti al reale e poco attenti al vero. il Padre non accetta di dominare perché è il più importante, ma vive nel Figlio l’essere l’ultimo di tutti, il maledetto che va in croce, il bestemmiatore che bestemmia tutto ciò che serve al potere e fa morire l’umano. Il Padre non è malato di orgoglio, ha scelto la piccolezza del seme e del lievito, l’insignificanza religiosa. Appena la religione acquista significato ha bisogno della spada per esistere, di crociate, di stragi per conquistare imperi. Il Padre non ha paura dell’essere pochi o delle chiese vuote perchè è interessato ad amare chiunque e in qualsiasi luogo. Per Lui non vi sono figli bastardi perché non sono ancora battezzati.

Il Regno del Padre è piccolo seme che è preso, è gettato e per questo cresce non grazie al male ma grazie al bene. Non ha bisogno di diventare grande, vuole solo amare. Il Padre nel Figlio diventa Spirito di donna che prende un po’ di lievito che nasconde nella pasta. Così, quasi senza accorgersene, senza comparire sui social, senza avere una cassa di risonanza e di pubblicità potente e politica, fa lievitare la pasta che, senza tale lievito, non diverrebbe mangiabile. E il lievito dell’amore del Padre? Il lievito è scomparso, non si vede più perché è diventato pasta: amore che si sporca le mani col male facendo quel bene che converte il male.

La Donna Madre che è Spirito Santo prende il lievito, che è amore. Perché il lievito? Gesù, lievito, è poca cosa, era cosa insignificante, era pazzo e indemoniato, bestemmiatore per il potere religioso del tempo. Gesù era straniero, un samaritano che è diventato buon samaritano perché toccato dalla compassione del suo sguardo. Samaritano era uno fuori strada, uno che parlava di politica di bene, infastidendo il potere politico che è male se non lievitato. Gesù amore del Padre, era un eretico e un sovversivo: Lui si spacciava per Messia liberatore ma, in realtà, era un sovversivo che non sosteneva il potere del popolo di Israele, dell’Italia, dell’Occidente. Era un fuori strada, quindi un samaritano da disprezzarsi.

Per questo fu ucciso, perché bestemmia contro il mio Dio che è potente, potente contro il male. Talmente potente che diventa male per ostacolare il male. Senza male si è buonisti e non possiamo averla vinta. Gesù era bestemmia contro Dio, il Dio che ci serve per usare la nostra religione contro l’umanità magari distruggendo il mondo stesso, il creato, la natura. Gesù bestemmia contro il nostro dio è la sostanza del Padre. Quel dio fatto a immagine e somiglianza nostra, grazie al lievito di Gesù bestemmiatore, fa lievitare la nostra paura e malvagità, pasta della nostra esistenza, rendendoci uomini e donne create a immagine e somiglianza del Padre/Madre.

Dio è disprezzato perché Dio è amore e porta su di sé il male, che naturalmente facciamo noi. Rifiutare di lasciarci impastare dallo Spirito Madre col lievito dell’amore, significa semplicemente condannarci all’inferno, alla malvagità che è nullificazione della nostra identità tramite l’uccisione del prossimo. Il Figlio è preso dallo Spirito, Lui Figlio del Padre, ed è impastato nella farina che diventa pasta di questo mondo. Ciò che è peggio, agli occhi nostri, è che lievita tutta la pasta. Non lievita la pasta della chiesa, la chiesa è lievito che fa lievitare la pasta del mondo che è il Regno di Dio Padre. Proprio perché nascosto lì dentro, proprio perché non si fa servo del male e della paura, lievita tutta la pasta, fa lievitare tutta la vita.

Così la storia vitale non è fatta di spade che, in realtà, distruggono la storia della vita. La storia è fatta di cucchiai o forchette: con questi si mangia. Con le spade no. Con le spade ben che vada, si diventa cannibali. I libri di storia ci raccontano la storia che storia non è. La storia vera abita quel po’ di lievito di bene che ci rende capaci di potere mangiare con il fratello.

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