fbpx

5 novembre 2019 Luca 14, 15-24

Giovanni Nicoli | 5 Novembre 2019

Luca 14, 15-24

In quel tempo, uno dei commensali, avendo udito questo, disse a Gesù: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!».

Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”.

Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”.
Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”».

Quel tale che dice “beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!”, è uno che ha compreso quanto sta avvenendo? Questa beatitudine che è rivolta ad ognuno di noi, perché oggi il Signore imbandisce il banchetto dove è importante che noi invitiamo non chi ci può ricambiare, è trattata concretamente in modo chiaro. A me pare che la risposta a questo invito che è rivolto ad ognuno di noi e che noi conosciamo bene sia: ma “chi se ne frega!”

È un “chi se ne frega” di questo banchetto non detta in teoria ma nella pratica. È un “chi se ne frega” che esprimiamo non in modo banale. Abbiamo motivi per dire “chi se ne frega” che non sono futili, sono ragionevoli, sono perfettamente ragionevoli. Sono cose importanti della vita, sono urgenze, sono necessità. E chi si arrischierebbe a dire diversamente? Comprare un campo e andare a vederlo, comprare dei buoi e cominciare a lavorare, sposarsi e non abbandonare la propria sposa appena sposata, sono motivi importanti che noi facciamo diventare assoluti. Questi motivi ragionevoli espressi davanti all’invito del Signore a partecipare al banchetto della vita da Lui preparato, sono un bel grido al “chi se ne frega”, detto con tutta la gentilezza di sto mondo e con tutta la ragionevolezza. Ma la sostanza non cambia: beati voi che ci andate, io ho altro da fare.

Il Signore oggi ci invita a questo banchetto, noi storpi e zoppi, ciechi e poveri, ma noi non siamo di queste categorie, noi siamo gente impegnata con la vita. Impegnati a fare di tutto e di più, senza avere tempo per cogliere il nostro essere lievitati in modo obeso dal lievito dei farisei. Talmente lievitati da non potere più accettare il lievito Madre del Padre. Noi siamo gente impegnata che di fronte alla crisi della chiesa e della società facciamo riunioni su riunioni con l’intento di coinvolgere la gente e intanto il Signore passa, ci invita al banchetto della vita ma noi siamo ragionevolmente impegnati in tutt’altre faccende: non possiamo rispondere positivamente al suo invito.

Al Padre interessa che la sua casa si riempia perché il Pane dell’amore gratuito possa essere cibo per i suoi figli. Noi impegnati a fare riunioni su Dio e presi dai nostri affari, rifiutiamo non in teoria ma in pratica l’invito che chi si riconosce bisognoso invece accoglie.

Non sono invitati al pranzo di nozze la tua sapienza e il tuo essere saputo, il tuo crederti a posto, il tuo vedere che ti dai da fare per il Regno. Se ci sentiamo invitati da questa parte della nostra esistenza la risposta è chiara: “chi se ne frega!” Se inviti amici e coloro che possono ricambiare, non sarai mai disponibile ad accogliere l’invito al banchetto del Regno. Io sono degno di essere invitato perché ho fatto tanto e ho fatto tanti inviti, per questo mi sento in diritto di rifiutare l’invito.

Noi possiamo mangiare il Pane che il Padre ci dona nell’imbandire il banchetto di nozze, un Pane gratuito che la Madre ha preparato o darci le mani d’attorno per impastare noi quel pane che non riesce a lievitare perché senza vita, quel pane che dipende dalle nostre mani ma che le nostre mani rachitiche non sanno più impastare. Ci rendiamo incapaci di accogliere l’invito, questo è il nostro vero problema.

Gesù è in casa, sta cenando, guarisce un idropico, eppure ci si guarda di traverso. C’è qualcosa che non va, vi sono dibattiti, c’è una critica razionalmente giusta ma ingiusta secondo l’amore perché è solo un puntare il dito non è un prendere sul serio la vita. Noi sicuri che abbiamo campi e buoi e moglie e mariti e parrocchie e comunità da accudire, noi che abbiamo il nostro mondo, siamo seduti a cena, a messa, come se non ci fossimo. Questo è quanto da sempre avviene, il banchetto esplicita quello che da sempre il Padre vuole.

La logica di Dio è chiara, il nostro controcanto è altrettanto chiaro. Lui ci canta l’invito e noi cantiamo il “chi se ne frega!”. Lo sappiamo tutti che siamo invitati, teoricamente! Sappiamo che oggi c’è un grande banchetto di vita che ci aspetta. Siamo tutti molto contenti per questo avvenimento. Ma chissà perché ci diciamo: non è ancora ora! Lo diciamo dicendo che abbiamo cose da fare, impegni improrogabili, magari a servizio del Regno. Ma non abbiamo tempo per sederci a mangiare la Cena del Signore. Ho ancora delle cose che debbo fare: poca roba che non ha mai fine. Facciamo parte della gente invitata dalla Madre. Lo sappiamo che oggi siamo invitati, sappiamo del bel pranzo pronto, eppure: Non abbiamo tempo! Sarebbe una bella cosa, ma … “chi se ne frega”! Beati coloro che hanno questa possibilità che a me non è data perché troppo affaccendato nel lievito dei farisei.

Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

29 maggio 2022 Luca 24, 46-53

da Giovanni Nicoli


Quel Dio che senti tremendamente lontano si è fatto inquilino di quell'appartamento privatissimo che si chiama "persona umana". Sicchè il suo indirizzo provvisorio porta i...

28 maggio 2022 Giovanni 16, 23b-28

da Giovanni Nicoli


Pregare per chiedere la gioia in nome della gioia, per non perdere la forza e l’energia della gioia in qualsiasi frangente e occasione della...

27 maggio 2022 Giovanni 16, 20-23a

da Giovanni Nicoli


Tesserò per te una coperta di coraggio, inonderò di sole questo lenzuolo di speranza fino a sciogliere il ghiaccio della paura fino a ridarti la certezza che il mondo attende il...
Share This