Luca 17, 1-6
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi!
Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai».
Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sradicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe».
Noi Chiesa, membra vive del corpo di Cristo, dobbiamo recuperare molte membra, ma soprattutto dobbiamo recuperare il cuore. Senza il cuore la Chiesa rischia di essere una bella organizzazione, un’organizzazione che ripete a più non posso certe verità, ma senza il cuore tutto questo sarà cosa arida e inutile perché senza amore.
Senza amore colui che scandalizza i piccoli è da gettare in mare senza scorgere in lui una possibilità di redenzione e senza cogliere le responsabilità che nei nostri seminari e nei nostri gruppi parrocchiali, si perpetuano creando gente immatura che poi fa del male e crea scandali.
Senza amore il fratello che commette una colpa sarà solo oggetto di ostracismo. Tutti parleranno di lui. Nessuno parlerà con lui. La verità sarà la chiacchiera becera mai la ricerca della stessa. Noi comunità cristiana ci condanniamo a non volere perdonare il fratello. Questo è suicidio della nostra fede, perpetuato continuamente. Più uno sarà rigido e più salirà in alto nelle cariche ecclesiastiche. Ma salirà non perché uomo di fede, ma perché uomo di rigidità.
Il perdono è il cuore della vita ecclesiale, è cuore che batte di amore, è cuore che crea unità e spiana i monti, è cuore che apre le porte alla conversione e alla pace.
Senza il perdono nella comunità cristiana esisterà solo divisione e arrivismo; l’altro sarà visto come opposto a me; non ci sentiremo sulla stessa barca; l’appartenenza sarà soffocata; la misericordia, grande utero di Dio, sarà un ricordo lontano che non entrano nei gangli della nostra esistenza.
Senza perdono, non vi è fede e senza fede non vi è perdono. Ma sia la fede come il perdono trovano la loro fucina nel cuore di Dio, nel cuore della chiesa, nel cuore della comunità cristiana. Ma senza tutto questo, tutto sarà inutile e la nostra fede giorno dopo giorno scemerà e scivolerà a valle perché piazzata coi piedi su di un ghiaione che non lascia scampo.
Solo il cuore, l’amore, fa agire tutte le altre membra. Senza questo membro tutto è vuoto e vanità per la fede. Se l’amore si spegne non vi sarà più annuncio dell’evangelo, non vi sarà più nessuno disposto a dare la vita per i propri fratelli e per testimoniare il Cristo. Solo l’amore abbraccia tutto e tutti, tempo e storia, tempi e storie.
Grazie all’amore e al perdono, tutto sarà di nuovo possibile.
“Se aveste fede quanto un granello di senape …”. Nulla ci fermerebbe. Tante cose sarebbero difficili ma comunque sarebbero vissute come vitali e dunque non abbandonate.
L’essenzialità dell’amore e del perdono, sarebbe la bella sfida che ogni giorno noi intraprenderemmo come luogo vitale per la nostra esistenza e per la nostra fede. E potremmo “dire a questo gelso: sradicati e vai a piantarti nel mare, ed esso ci obbedirebbe”.
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