Luca 17, 20-25

In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».

Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».

Il regno di Dio non è un baraccone da circo, non è una cosa per curiosi: il Regno di Dio è Cristo in mezzo a noi e in noi. Il Regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, non è dedito alla droga dell’immagine e della visibilità, il regno di Dio è silenzioso ma vivo e operante in mezzo a noi.

Il Regno di Dio è in mezzo a noi, e se lo crediamo, noi siamo il Regno di Dio in mezzo agli uomini. Il regno di Dio non è debitore del lievito dei farisei, che è attento all’apparenza, alla potenza e alla ricchezza.

Il Regno di Dio ha un suo lievito per fermentare il mondo:

  • il lievito della non visibilità per essere rifiutato dal mondo e poter essere in tal modo vero nel lievitare il mondo che lo rifiuta!
  • il lievito della debolezza e della umiltà che non ha paura di lasciare apparire che il male vinca, perché in realtà l’astuzia del bene sta proprio nel vincere perdendo; dove la morte sembrava vincesse nel tenere in mano la storia, con la morte e la debolezza di Cristo, in realtà ha vinto nella Risurrezione di Cristo: la morte non ha più potere su di noi!
  • il lievito della povertà che non ha paura di non potere, di essere spoglio, di non avere riscontri nel mondo, perché questo crea, nel suo cuore, quel vuoto che è libertà di lasciarsi riempire dal suo Dio e di potersi fidare di Lui e solo di Lui!

Il Regno di Dio è in mezzo a noi nei poveri, negli umili, nei deboli, nei ciechi e negli storpi, nei lebbrosi, nella pochezza del lievito nel pane. Quel lievito che facendo fermentare il pane del mondo permette a Cristo, e a noi con lui, di fare eucaristia, di spezzare il pane del mondo e per il mondo: poca cosa insignificante, senza la quale non potremmo celebrare la festa del ringraziamento a Dio, la festa della Vita di Dio, la festa della Condivisione/Comunione con i fratelli!!!

Continuamente il nostro desiderio di vedere il Figlio dell’uomo ci prende e viene frustrato in noi: ci prende e lo rendiamo appariscente, lui che appariscente non è,  con mezzi immondi, con apparizioni, con oroscopi, con scongiuri, con profezie, con guerre…

Un solo lebbroso, un Samaritano, è stato capace, dei dieci guariti, di vedere la guarigione che Gesù aveva operato in lui e di ritornare ad adorare e a ringraziare, a prostrarsi e a celebrare l’eucaristia, il rendimento di grazie. Gli altri 9 hanno continuato ad essere lebbrosi nel cuore, a non vedere le grandi cose che il Signore aveva operato in loro. Vogliamo vedere: ma siamo capaci di vedere? Il nostro sguardo è pulito per vedere, non quello che a noi piacerebbe vedere, ma quello che realmente c’è da vedere: un uomo giusto, che soffre, che patisce, che viene messo in Croce, che Risorge.

Il problema non è: se Cristo, Regno di Dio, è in mezzo a noi. Ma se noi, figli di Dio e fratelli di Gesù, abbiamo il cuore e lo sguardo libero per cogliere questa presenza. Una presenza umile, povera, senza apparenza, per niente attraente.

Il Regno dei cieli è la parte divina dell’anima umana. Trovarla in se stessi e negli altri, convincersi con i propri occhi della santità della creatura di Dio, della bontà e dell’amore delle persone, in questo sta l’eterna beatitudine e la vita eterna.

Chi  l’ha gustata una volta è pronto a scambiare con essa tutti i beni personali.

 Pavel Florenskij

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3 Dicembre 2024 Luca 10, 21-24

Il problema più grande è
quando il “pilota automatico” è inserito da così tanto tempo che non
si è più neppure in grado di rendersene conto.Quando tutto è diventato
un’abitudine si arriva a vivere per inerzia dimenticandosi di esistere:
l’avvento ci chiede di svegliarci. Beati gli occhi che vedono.

P. Lanza

2 Dicembre 2024 Matteo 8, 5-11

La fede non si inculca, ma germoglia davanti alle sfide della vita, soprattutto quando ci lasciamo toccare dalla sofferenza degli altri. Quando non accettiamo che un nostro simile soffra, si apre lo spazio per una fede autentica. Educare all’attenzione verso gli altri diventa allora il primo passo: una vera scuola di umanità che può preparare il cuore alla fede.

Luca Vitali

Per avere una fede grande non bisogna avere una “grande religiosità”, ma una “grande umanità”.

L.M. Epicoco

1 Dicembre 2024 Luca 21, 25-28.34-36

«… uno sguardo attento, con il quale l’anima si svuota
completamente del proprio contenuto per accogliere in sé l’essere che sta
guardando così com’è, in tutta la sua verità. Di un simile sguardo è capace
solo colui che sa prestare attenzione… L’attenzione, al suo grado più elevato,
è la medesima cosa della preghiera. Suppone la fede e l’amore.»
Simone Weil

«Le domande fondamentali della vita non attendono risposte, non ci sono risposte che le comprendono, sono solo da abitare, servono a tenere aperta la vita, ad essere attenti a ciò che c’è, ad avere uno sguardo vivo, altrimenti il daffare quotidiano rapisce le nostre energie e ci lascia vuoti».

Giorgio Bonati

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