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13 novembre 2018 Luca 17, 7-10

Giovanni Nicoli | 13 Novembre 2018

Luca 17, 7-10
 

In quel tempo, Gesù disse:

«Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?

Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

            Il servo più inutile, vale a dire Colui che ha fatto tutto senza guadagno, è Gesù. Lui da ricco che era si è fatto povero ed è divenuto servo fino alla morte e alla morte di croce. Un fallito, secondo i nostri metri di giudizio. Lui ha abbandonato il suo ego e si è dato per noi. Lui ha lasciato il suo regno dei cieli ed è venuto fra noi. Lui non ha messo in campo le legioni di angeli per portare la Buona Notizia, si è messo in gioco Lui in prima persona. Lui non ha mandato nessuno ad arare il campo per vivere l’annuncio, ha vissuto l’aratura e l’ha pagata in prima persona. Lui non ha mandato altri a prendersi cura dei fratelli, se ne è fatto carico Lui non mollando mai. Neanche sulla croce ha mollato l’osso del prendersi cura di noi: Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno.

            Noi, discepoli suoi, se vogliamo, a questo siamo chiamati. La sua schiavitù è la realizzazione più alta di libertà di amare. Così facendo noi siamo resi simili al nostro Signore Gesù Cristo. Lui è tutto del Padre e dei fratelli, questo è l’orizzonte verso il quale possiamo giocare la nostra vita.

Annunciare nella semina della Parola e prenderci cura dei fratelli come fa il pastore bello e buono, è la volontà del Padre in noi. Per noi che siamo del mondo, libertà significa farsi servire. Per Dio la vera libertà la si può giocare solo con cuore libero nel servire per amore. Lui che è il Signore della storia, Lui che è padrone diremmo noi, è venuto in mezzo a noi come Colui che serve, come il servitore della vita e della libertà dell’umanità.

            È interessante notare come continuamente elemento essenziale del servizio risulta essere la gratuità come dinamica vivificante della libertà dell’uomo. Essere schiavo, come Lui lo è, significa vivere il niente di dovuto e il tutto gratuito. E questo a noi proprio non entra né in testa né tantomeno in cuore.

            Appartenere al campo per essere in totalità seminatori di quei piccoli semi di fede che diventano presto o tardi alberi e che ci rendono capaci, noi coi nostri fratelli, di dire “a questo gelso: sradicati e piantati nel mare! E lui vi obbedirebbe”, è via della vita a cui siamo chiamati. La nostra libertà sta nel rinunciare al nostro io per essere tutti di Dio, vale a dire tutti liberi di coltivare il campo delle misericordie non più puntando il dito contro il fratello, ma lavorando per puntare il dito contro il male. Lavorare contro il male, lo sappiamo, chiede solo una cosa: lavorare per il bene ed essere per il bene.

            Essere schiavi per amore, essere amore per potere servire, questa è la sapienza di Dio che continuamente Gesù riversa su di noi essendo Lui schiavo per amore, e amore per servire.

Essere semplicemente servi ci riporta alla verità del nostro essere. Non vivere per il riconoscimento ma vivere perché questa è vita. La gratuità e la libertà nel vivere il servizio è dinamica che fa crescere la vita. Vivere per essere riconosciuti è dinamica di morte che uccide la vita e ci porta ad una schiavitù, quella sì mortifera e schiavizzante, non certo liberante.

            Guardiamo la vita con lo sguardo del Padre, riscopriremo nell’essere figli col Figlio la bellezza e la saggezza dell’essere servi aratori e servi pastori, gente che semina semi di bene, gente che cura i fratelli perché è bello avere cura della vita guardando il volto del fratello che ti parla della sua storia.

Gratuitamente abbiamo ricevuto, gratuitamente diamo: questo è il circolo virtuoso della vita. Tutto ciò che contrasta questo circolo virtuoso di sapienza divina piena di umanità, è vizio mortifero.

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