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20 novembre 2020 Luca 19, 45-48

Giovanni Nicoli | 20 Novembre 2020

Luca 19, 45-48

Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: “Sta scritto: La mia casa sarà casa di preghiera. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri”.

Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo.

Gesù piange su Gerusalemme, città dello shalom. Con la stessa passione Gesù scaccia i mercanti dal tempio. Il tempio è la nostra chiesa, la nostra società, la nostra vita.

Dopo questo fatto il popolo, non la folla, è riunito intorno a Lui. Difende il suo Signore dai capi dei sacerdoti e dagli scribi che cercano il modo di farlo morire. Il popolo di Dio si stringe attorno a Lui, attorno al suo Messia che va in croce e piange per coloro che lo crocifiggono. È il vero Israele, quello che nasce dall’ascolto del profeta promesso da Mosè. A questo profeta, dice Mosè, darete ascolto (Dt 18, 15).

Quante cose occupano la nostra umanità disumanizzandoci; quante cose occupano la nostra fede rendendoci infedeli. Quanta organizzazione nelle nostre parrocchie ha soppiantato la fede e l’ascolto della Parola per secoli. Di fronte a queste parrocchie chi di noi non ha detto: è proprio una bella parrocchia, guarda quante cose fanno.

Ai tempi d’oro della vita religiosa, i tempi che hanno attraversato il secolo scorso, ci siamo ubriacati dei tanti che entravano in convento, delle tante cose che abbiamo fatto e che abbiamo organizzato. Quanti di noi hanno avuto il coraggio di dire che quei tempi di fede erano in realtà cose che soppiantavano la fede? Quanti vivono ancora con nostalgia quei tempi, accecati nell’oggi di cui non sanno vedere nulla?

Questo nostro tempio di vita da cosa è occupato? Non possiamo continuare ad avere timore che questo tempio, che questa chiesa, vengano distrutti. Non rimarrà pietra su pietra e tutto quello che abbiamo costruito, coi soldi dei poveri, verrà trangugiato dai riccastri del tempo. Di questi templi della religione che succhiano il sangue dei poveri, non ne rimarrà nulla, grazie a Dio. Grazie a Dio, Dio Padre distrugge questi templi innalzati per Lui alla faccia dei suoi figli poveri. Stiamo attenti, diceva san Giovanni Crisostomo, a non indorare Gesù sull’altare facendolo poi morire di freddo e di fame per strada. Sarebbe una bella presa in giro.

La chiamata è chiara: divenire pietra viva del nuovo tempio dove si adora Dio in spirito e verità. Il tempio che ha come centro la Parola vivente, Parola del Dio vivente. Chi l’ascolta vede il Volto e dal Volto viene illuminato.

La porta per entrare in questo tempio è lì davanti a noi: è il costato trafitto dalla lancia sul calvario, è il costato aperto del Cristo morto. Entriamo da quella porta e contempleremo l’abisso. Entriamo da quella porta e il tempio, qualsiasi esso sia, sia quello personale come quello comunitario, sarà purificato. In quel giorno non vi sarà alcun mercante nella casa di Dio. Tutti, dal più piccolo al più grande, conosceremo chi è il Signore.

È tutto risolto? No! Ogni giorno dobbiamo imparare ad ascoltare la Parola, a contemplare il suo costato trafitto, ad entrare per quella porta aperta dalla lancia: troppo grande è la tentazione di fare della casa di Dio una spelonca di ladri. Ladri esperti nell’apparenza, dove il bene è bene apparente e il bene apparente in realtà è male.

Il tempio, che siamo noi, è il luogo della sua Parola. Lui prenderà su di sé la maledizione del tempio. Oggi distruggerà questo tempio di mercanti e di morte e ne riedificherà un altro non fatto da mani d’uomo, se ascolteremo la voce del Battista che grida la Parola nel deserto e contempleremo il costato aperto, come porta di invito per la sua casa; e contemplandola sentiremo la sua Voce che ci chiama mentre la varcheremo.

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