Luca 2, 16-21

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.

I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.

Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Un angelo apparve ai pastori e disse: “Non temete: ecco vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”.

Subito i pastori si dissero: “Andiamo dunque a Betlemme e vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere”. Andarono senza indugio e videro Maria e Giuseppe e il bambino adagiato nella mangiatoia.

Oggi vi annuncio una grande gioia. Vedere un bambino in fasce: che gioia! Il bambino in fasce è la mia gioia, è la gioia della mia vista, è la gioia della mia vita. Ed è da questa gioia che viene in dono la pace. Gesù bambino è il Principe della pace il cui regno non avrà fine.

La gioia di un vedere semplice e nuovo allo stesso tempo. La gioia che nasce da uno sguardo più vero, non distratto. La gioia di un incontro non superficiale. La gioia di un vedere che non chiede apparenza ma sostanza.

La sostanza è questa: la gioia di guardare in volto un bambino. Questo vedere ci trasforma; questo vedere ci fa dimenticare tante preoccupazioni. Questo vedere è un imparare a contemplare il volto di Dio in questo bambino avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia. La capacità di questa contemplazione è l’inizio della pace vera, quella che viene dal Principe della Pace, Gesù Cristo Signore.

Quante volte la nostra preghiera anziché essere contemplazione è chiacchiera fastidiosa che risponde più ad un precetto piuttosto che a rispondere ad un gesto di amore.

Preghiera, atto di amore; preghiera sguardo di contemplazione. Rimanere a contemplare in volto di Dio in qualsiasi modo si riveli a noi. Questo dona pace.

Spesso mi sveglio con delle piccole inquietudini nel cuore. Iniziando a pregare, ad un certo punto sento il mio cuore quietarsi, senza volerlo e senza cercarlo, sento che cambia ritmo, prende il ritmo della pace, prende il ritmo di Gesù Parola vivente. Quello è il momento in cui la Parola è pronta a risuonare dentro di me. È il momento in cui Lei parla incontrando il mio animo. La Parola e il mio cuore cominciano un dialogo che non dipende più da me e che è frutto dell’incontro, della contemplazione. Guardando il volto di Gesù Parola, rivedo il mio volto, quello vero, quello non disturbato, quello che maggiormente può essere riflesso della Luce che mi viene donata.

Ne consegue la nascita della Pace, quella vera, quella che comincia a fare correre le dita sulla tastiera del computer e che molte volte mi fa dire, quando la rileggo in compagnia, ma tutto questo da dove viene? Non mi sembra farina del mio sacco, per lo meno non tutta, per lo meno non sempre. La vita si rigenera senza alcuna esaltazione. La vita riprende a camminare accompagnata da un incontro che quasi è già stato dimenticato ma che, all’occasione, è pronto a ritornare a galla, a ritornare fuori con tutto il suo impeto vitale di pace.

Nella contemplazione del volto di Gesù Bambino c’è il dono della pace. È gioia vedere quel volto. Se in questo vedere c’è il meditare, tutto si unisce nell’amore. Un amore che tutto comprende e nulla rifiuta.

Non si tratta di pensare, il pensare in questi casi complica e ci porta a perdere la pace, ci porta a ricercare ciò che divide.

Il meditare, il contemplare, il custodire come Maria, e non voglio pensare ancor di più come faceva Giuseppe, porta al dono della pace, porta gioia. Porta ad essere inseriti nelle dinamiche di ogni giorno navigando su di esse, non lasciandosi travolgere.

È la contemplazione che ti dona gioia perché è acqua che disseta, non è un fiume che ti travolge e ti affoga.

Il desiderio di incontrare il Volto dei volti, custodendone i tratti, meditandone la pelle liscia e le rughe, diventa memoria per non perdere il sorriso consapevole. Preghiamo anche noi: “Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti conceda pace”.

Contemplare in ogni momento quel volto del Principe della Pace che si rivela continuamente a noi: questa è la nostra salvezza, questa è la nostra quotidiana salvezza. Mai data una volta per tutte, ma continuamente reiterata.

Ascoltiamo l’annuncio e mettiamoci in cammino anche noi verso Betlemme: sapremo vedere un bambino che giace in una mangiatoia e Maria e Giuseppe intorno a Lui. E sul nostro volto nascerà un sorriso, e nel nostro cuore sboccerà la pace.

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La spiritualità vera è la capacità di godere con poco,
e quel poco che hai di condividerlo con chi ha fame,
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alle persone, alla natura. E al ringraziare.
 Ermes Maria Ronchi

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