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23 novembre 2020 Luca 21, 1-4

Giovanni Nicoli | 23 Novembre 2020

Luca 21, 1-4

 

Alzati gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio. 

Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: “In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere”.

Chi è dunque Gesù? È questa vedova!

Il mistero pasquale che presto Gesù si troverà a vivere è preconizzato da questa vedova. Noi riusciamo a cogliere questa verità di vita, solo se cominciamo a guardare con gli occhi di Dio; ad ascoltare col cuore di Dio; a gustare la vita con le papille gustative di Dio; ad accarezzare la vita con le mani di Dio.

Chi è Gesù? Non è il Messia per il mondo, cioè per noi, cioè per il nostro modo di pregare. Il mondo sono gli scribi che amano e vogliono passeggiare per le piazze, passeggiare in lunghe vesti, essere salutati e riveriti. Loro vogliono sedersi ai primi posti nelle nostre chiese e assemblee; sono convinti di essere i migliori, gli unici che si meritano attenzione da parte di Dio e da parte degli uomini. Loro sono gli arricchiti che amano il brillio delle cose e, alla faccia del mito americano, gli arricchiti sono normalmente i più bravi a vendersi, a mettersi sulla piazza, ad adescare clienti, a rubare ai poveri, a coloro che non possono difendersi.

Questi sono i condannati da Dio e dalla vita perché anziché vivere la vita nella condivisione, la uccidono nell’accumulo. Fanno del male quando si appropriano delle cose che Dio ha regalato all’umanità facendole diventare proprietà privata, fanno del male quando si fanno vedere a gettare un po’ di oro nel tesoro delle offerte per qualsiasi causa.

Questi sono la negazione del mistero pasquale, questi sono la negazione del mistero dell’incarnazione dove Gesù da ricco che era si è fatto povero. La vedova povera è l’incarnazione del mistero pasquale, è l’anticipazione della promessa. Lei è colei che dona se stessa, tutta se stessa, con gratuità sul legno della croce. Non risparmia nulla di sé. La povera vita che ha, la vita che le rimane, lo svuotamento della vita stessa, lei lo mette sul piatto senza vergogna, quasi senza farsi vedere, con pudore. Non sbandiera nulla nelle piazze, non fa rumore nel donare se stessa. Non risalta sulla cronaca dei giornali, semplicemente vive e vive nel dono.

Chi è dunque Gesù? Si chiedeva Gesù stesso e lo chiedeva alla chiusura del capitolo 20 del vangelo di Luca? Non sono i bravi che amano i primi posti. Vincenti a discapito dei perdenti. Vincenti a tutti i costi, imbrogliando le carte della vita pur di essere i primi e di non dovere soffrire nell’offrire la propria vita, la propria capacità di amare.

Chi è Gesù il figlio di Davide di cui Davide afferma di essere suo figlio? È lì! Il volto di Dio, l’icona di Gesù Cristo è lei: la povera, colei che getta più di tutti. Getta più di tutti non perché conta di più ma perché conta di meno nel valere di più, essendosi messa in totalità sul piatto del dono che viene offerto sul trono della croce.

Veniamo da lunghe dispute tra Gesù e i farisei e i sadducei e i capi del popolo e dei sacerdoti del tempio. La discussione la conclude questa povera vedova: chiacchierate e discutete fin che volete, lei è la risposta, se volete ascoltarla. Lei è la Parola del Padre mandata a noi e Incarnata in mezzo a noi. Non interessa la salute, non interessa la prestanza fisica, non interessa la capacità di apostolato, non interessa di riuscire nelle cose: è tutto fumo davanti al mistero del dono vero che è questa povera vedova, vedova povera.

Beata lei non perché ha fatto grandi cose, non perché è ricercata sulla piazza dei mercanti dei mercati e dei mercanti della religione. Agli occhi di Dio lei è il suo Figlio messo in croce per la salvezza del mondo. Questa è la sapienza di Dio che non trova accoglienza agli occhi degli uomini, anzi disprezzata agli occhi degli uomini.

Mettiamoci in silenzio, quietiamo il nostro cuore, zittiamo la ridda di pensieri della nostra mente: ritorniamo a sentire il tintinnio di due spiccioli che balzano all’attenzione della nostra umanità, della nostra fede. Se sapremo di nuovo ascoltare, se ritorneremo a donare attenzione non a ciò che luccica, non a ciò che compare sui giornali o sul giornalino parrocchiale, allora cominceremo ad accogliere la testimonianza della povera vedova. Ritorneremo a fare nostro il canto che ogni giorno il Padre offre a noi, Lui che ci viene a cercare nel deserto delle nostre giornate piene di fumo. Lui che viene ad accendere il fuoco dell’amore in noi. Lo vedremo, lo ascolteremo, lo accoglieremo. Questo avverrà grazie ad una povera vedova che anche oggi incontreremo certamente se sapremo vederla attraverso i vetri delle nostre auto in corsa, anche attraverso i vetri delle nostre case. Questo avverrà se ricominceremo a vedere con gli occhi di Cristo e della povera vedova la vita. Una vita non vista con gli occhi del mondo scriba e fariseo, ma vista e vissuta con gli occhi che all’apparenza possono sembrare spenti, della povera vedova.

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