26 Novembre 2025 Luca 21, 12-19

Giovanni Nicoli | 26 Novembre 2025

Luca 21, 12-19

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.

Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.

Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Forse uno dei tratti belli dell’essere cristiani è quello di potere dare testimonianza della speranza che abbiamo ricevuto in Cristo Gesù. La testimonianza, in lingua greca, si dice martyria che in lingua corrente è diventata poi martirio, martire. Il martire è il testimone per eccellenza.

Una chiesa, una comunità cristiana che sceglie di essere testimone non può non vivere l’esperienza del martirio. Noi siamo convinti che l’essere traditi dai fratelli, come essere citati in tribunale, come potere essere uccisi o traditi dagli amici, sia una cosa brutta e un’esperienza cattiva. Ed in sé è vero, per l’umano è vero. Noi siamo convinti che più saremo testimoni del vangelo e più le cose andranno bene, meno avremo problemi, più Dio si darà da fare per noi e ci riempirà delle sue grazie. Niente di più falso.

Questo è un modo di pensare non umano, un modo di pensare secondo il mondo, non secondo Dio che solo desidera la perfezione dell’umano, l’esaltazione dell’umanità.

Più noi saremo testimoni, più noi saremo fedeli al Vangelo che è Cristo e a Cristo che è il Vangelo, è più avremo dei problemi, più la vita si complicherà. Non è vero che più saremo fedeli al vangelo e più le cose della nostra esistenza miglioreranno. È vero proprio il rovescio: meno saremo evangelici e più potere avremo e più possibilità di vita e più opportunità di adire ai centri di potere avremo.

Il Vangelo non è cosa da riforme, il Vangelo è solo rivoluzione. La rivoluzione è questa: vivere solo del Vangelo e solo il Vangelo testimoniare. Convinti che non facciamo questo perché le cose ci vadano meglio. Convinti, al contrario, che più saremo evangelici e più le avversità alzeranno il tiro verso di noi e contro di noi. Noi come persone ma anche e soprattutto noi come comunità cristiana, noi come chiesa. La quiete della Chiesa Italiana, una quiete che ha amorfizzato la comunità cristiana, è sotto i nostri occhi. Abbiamo voluto mettere a posto i nostri problemi, le nostre scuole, i nostri asili, le nostre chiese, i nostri preti. E ci siamo chiusi, ci siamo chiusi su noi stessi e abbiamo perso la bellezza della testimonianza e del martirio, cruento o non cruento che sia poco importa, non dando più ragione della speranza che è in noi.

Di fronte a questo è venuta meno la perseveranza salvifica. Non solo o non tanto perché tanti si sono allontanati dalle nostre chiese, quanto perché le nostre chiese sono diventate luogo di aridità e di paralisi. Attenti come siamo a conservare ciò che abbiamo, preoccupati di noi stessi siamo diventati patologicamente e ontologicamente degli onfalopati: gente malata del proprio ombelico e centrata sul proprio ombelico.

La testimonianza ci chiede di uscire dalle nostre sacrestie, dai nostri conventi, dalle nostre chiese e andare, andare ad incontrare l’altro, instaurando un dialogo. Testimonianza è proprio questa: incontrare il mondo e non combattere il mondo; dialogare col mondo e non anatemizzarlo, come già diceva Papa Giovanni XXIII°.

Da qui può nascere la testimonianza, da qui nasce la persecuzione, da qui nasce l’abbandono degli amici, da qui nasce il martirio come conseguenza naturale del nostro essere del Vangelo e non del nostro ombelico.

Martirio, testimonianza, significa uscire dalla autoreferenzialità e riprendere lo sguardo sul mondo per, grazie al Vangelo, umanizzarlo. Non importa cambiare la dottrina o i dogmi, importa incontrare e testimoniare. Non importa condannare o dire i difetti e gli errori degli altri, importa testimoniare e annunciare, anche con le parole, la Buona Notizia del Vangelo.

Così, ai quattro venti, senza mura di difesa, saremo in balia del mondo ma, soprattutto, saremo ai quattro venti, a quel vento dello Spirito che soffia dove vuole e che inebria di vita la nostra esistenza, se non ci chiudiamo alla sua azione.

La vita si salva non nel disimpegno ma nel tenace, umile, quotidiano lavoro che si prende cura della terra e delle sue ferite. Senza cedere né allo scoraggiamento né alle seduzioni dei falsi profeti. E se attendo ancora il Signore non è in base ai segni deludenti che riesco a scorgere dentro il groviglio sanguinoso dei giorni, ma per la bellezza della fede in Qualcuno che mi sta contando i capelli in capo e si ripropone come un Dio esperto d’amore.

Ronchi

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28 Novembre 2025 Luca 21, 29-33

Come c’è un compimento in natura c’è anche un compimento dentro di noi.

La stagione di Dio arriva. Siamo nati per questo, per generare frutto, per portare a maturazione

il divino che si cela nella scorza umana. Non ci si può accontentare di restare al di qua del proprio potenziale celeste.

Non si può arrestare questa gravidanza, questa gestazione in cui ci troviamo catapultati con la nascita.

Non nasciamo compiuti, nasciamo divinamente abbozzati: se ci arrestiamoin questo assorbimento di perfezione divina

impediamo a Dio di essere Dio e a noi di essere Figli.

E. Avveduto

27 Novembre 2025 Luca 21, 20-28

La nostra libertà ha bisogno di essere continuamente liberata. Per questo occorre “alzare il capo”: è la prospettiva dell’uomo libero che si identifica nel Figlio dell’Uomo, cioè in Dio stesso il quale, a sua volta, si identifica nell’ultimo, in colui che continua a rappresentare oggi il crocifisso. Se in ogni persona vediamo l’uomo, se nell’emigrato, nel carcerato vediamo l’uomo, se nell’oppresso vediamo l’uomo, se nel malato, nel nudo vediamo l’uomo, vediamo il nostro fratello, perché siamo tutti umani.

L. Locatelli

25 Novembre 2025 Luca 21, 5-11

L’inganno è il contrario del «vero» verso cui dobbiamo incamminarci con umiltà, sapendo dare il giusto peso agli eventi senza minimizzare e senza esagerare.

Il nostro compito non è quello di metterci al riparo dalla normale evoluzione delle situazioni e dei necessari mutamenti che avvengono nella storia come pure nella sensibilità religiosa, ma di essere sempre disponibili a leggere e a interpretare gli eventi senza barare per esorcizzare la paura.

M. D. Semeraro

L’attesa incammina la nostra storia presente

verso la sua vera speranza,

che non può deludere.

S. Fausti

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