Luca 21, 12-19
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».
Forse uno dei tratti belli dell’essere cristiani è quello di potere dare testimonianza della speranza che abbiamo ricevuto in Cristo Gesù. La testimonianza, in lingua greca, si dice martyria che in lingua corrente è diventata poi martirio, martire. Il martire è il testimone per eccellenza.
Una chiesa, una comunità cristiana che sceglie di essere testimone non può non vivere l’esperienza del martirio. Noi siamo convinti che l’essere traditi dai fratelli, come essere citati in tribunale, come potere essere uccisi o traditi dagli amici, sia una cosa brutta e un’esperienza cattiva. In sé è vero, per l’umano è vero.
Noi siamo convinti che più saremo testimoni del vangelo e più le cose andranno bene, meno avremo problemi, più Dio si darà da fare per noi e ci riempirà delle sue grazie. Niente di più falso.
Questo è un modo di pensare non umano, un modo di pensare secondo il mondo, non secondo Dio che solo desidera la perfezione dell’umano, l’esaltazione dell’umanità.
Più noi saremo testimoni, più noi saremo fedeli al Vangelo che è Cristo e a Cristo che è il Vangelo, più avremo dei problemi, più la vita si complicherà. Non è vero che più saremo fedeli al vangelo e più le cose della nostra esistenza miglioreranno. È vero proprio il rovescio: meno saremo evangelici e più potere avremo e più possibilità di vita e più opportunità di adire ai centri di potere avremo.
Il Vangelo non è cosa da riforme, il Vangelo è solo rivoluzione. Il Vangelo non cerca la riforma del Vaticano. Il Vaticano è una macchina, un centro di potere da cui anche lo stesso Papa Francesco cerca di smarcarsi. La riforma del Vaticano potrà oliare la macchina del Vaticano rendendola più lubrificata ma, come dice Enzo Bianchi, rimarrà sempre una macchina e un centro di potere.
La rivoluzione è questa: vivere solo del Vangelo e solo il Vangelo testimoniare. Convinti che non facciamo questo perché le cose ci vadano meglio. Convinti, al contrario, che più saremo evangelici e più le avversità alzeranno il tiro verso di noi e contro di noi. Noi come persone ma anche e soprattutto noi come comunità cristiana, noi come chiesa. La quiete della Chiesa Italiana, una quiete che ha amorfizzato la comunità cristiana, è sotto i nostri occhi. Abbiamo speso anni della nostra vita a pensare ad un inutile, per il Vangelo, progetto culturale che non ha mai importato a nessuno, se non ai centri di potere, e che poi è caduto, grazie a Dio, nell’oblio. Abbiamo voluto mettere a posto i nostri problemi, le nostre finanze, le nostre scuole, i nostri asili, le nostre chiese, i nostri preti. Ci siamo chiusi su noi stessi e abbiamo perso la bellezza della testimonianza e del martirio, cruento o non cruento che sia poco importa, non dando più ragione della speranza che è in noi.
Di fronte a questo è venuta meno la perseveranza salvifica. Non solo o non tanto perché tanti si sono allontanati dalle nostre chiese, quanto perché le nostre chiese sono diventate luogo di aridità e di paralisi. Attenti come siamo a conservare ciò che abbiamo, preoccupati di noi stessi siamo diventati patologicamente e ontologicamente degli onfalopati: gente malata del proprio ombelico e centrata sul proprio ombelico.
La testimonianza ci chiede di uscire dalle nostre sacrestie, dai nostri conventi, dalle nostre chiese e andare, andare ad incontrare l’altro, instaurando un dialogo. Testimonianza, secondo Papa Francesco, è proprio questa: incontrare il mondo e non combattere il mondo; dialogare col mondo e non anatemizzarlo, come già diceva Papa Giovanni XXIII°.
Da qui può nascere la testimonianza, da qui nasce la persecuzione, da qui nasce l’abbandono degli amici, da qui nasce il martirio come conseguenza naturale del nostro essere del Vangelo e non del nostro ombelico.
Martirio, testimonianza, significa uscire dalla autoreferenzialità e riprendere lo sguardo sul mondo per, grazie al Vangelo, umanizzarlo. Non importa cambiare la dottrina o i dogmi, importa incontrare e testimoniare. Non importa condannare o dire i difetti e gli errori degli altri, importa testimoniare e annunciare, anche con le parole, la Buona Notizia del Vangelo.
Così, ai quattro venti, senza mura di difesa, saremo in balia del mondo ma, soprattutto, saremo ai quattro venti, a quel vento dello Spirito che soffia dove vuole e che inebria di vita la nostra esistenza, se non ci chiudiamo alla sua azione.
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10 Marzo 2026 Matteo 18, 21-35
Il perdono è innanzitutto un dono di Dio: è lui che vuole amarci nel perdono.
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Il primo gesto che noi siamo chiamati a compiere è quello di accoglienza di questo perdono.
PG
“Il Giusto, del quale a Pasqua si celebra la resurrezione, è colui che, asimmetricamente, restaura la reciprocità, risponde all’odio con l’amore, offre il perdono a chi non lo domanda”.
Francis Jacques
9 Marzo 2026 Luca 4, 24-30
Le chiusure mentali più difficili da demolire ce le hanno coloro che pensano di essere i più vicini, cioè quelli che pensano di aver capito tutto e di avere tutto sotto controllo. A una persona che è convinta non si riesce nemmeno a parlarle fino in fondo perché il suo ascolto è occluso dalla sua convinzione.
M. Epicoco
Il ritenere tutto come ovvio finisce per non far riconoscere ciò che di diverso pure sta già germogliando, la familiarità finisce per dare tutto per scontato, l’abitudine finisce per leggere ogni cosa solo come stanca ripetizione di un passato senza sbocchi.
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8 Marzo 2026 Giovanni 4, 5-42
Ti ho fatto per me.
In te ho posta una sete che parla di me.
Se la segui essa porta a me.
Ma tu non la vedi e non la senti.
Perchè il mondo ha provato a cambiarla, a rimuoverla, a cancellarla.
Ora hai sete di odio, di guerre, di potere, di successo e di denaro.
Per questo la sete di me ora dorme e tace in te.
Sei un girovago di pozzi in cerca di un’acqua che non disseta.
Avrai sempre sete fin quando non troverai me.
Nessuno può cancellare questa sete che io ho posta in te.
Prima o poi la intercetterai.
Te ne accorgerai.
E allora sarai stanco di girovagare per pozzi la cui acqua non sazia.
Io, invece, ti aspetterò al pozzo d Sicar.
Porterai la tua brocca e io ti darò l’acqua che non cercavi.
Risveglierò in te la sete che non provavi.
Perchè io ti ho fatto per me.
E nulla potrà darti ciò che solo io posso darti.
Il tuo cuore è un abisso.
Lo so bene perchè l’ho fatto io.
E io ci sono dentro.
Ora tocca a te rientrarvi.
Il pozzo sei tu.
Sei il pozzo ma non il fondo
Perchè il fondo sono io.
Da lì ti guardo.
Lì ti aspetto.
Tu sei la brocca e non l’acqua.
Perchè l’acqua sono io.
Berrai e sarai sazio.
Io in te e tu in me.
M. Illiceto
Giovanni Nicoli | 23 Novembre 2022