Luca 21, 12-19

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 

«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. 

Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. 
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. 

Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

 

Vi sono diversità di persecuzioni. Persecuzioni dovute alle proprie idee; persecuzioni che nascono dal fatto di avere una fede; persecuzioni vere e proprie tra opposte tifoserie; persecuzioni criminali dove se non paghi il pizzo non puoi andare avanti con la tua attività; persecuzioni di categorie, la cosiddetta iscrizione all’albo tal dei tali, che non ti permettono di esercitare la tua libera professione se non hai degli appoggi, o delle raccomandazioni, o se non lavori gratuitamente per il padroncino avvocato, ingegnere, geometra.

Nella nostra esistenza vi è un atteggiamento che fa scattare quasi spontaneamente la persecuzione: la ricerca di bene.

Innanzitutto dobbiamo ribadire che l’uomo è creato per amare e noi viviamo soltanto se bruciamo. Dice Eliot: “Amore è il nome non familiare di chi con le sue mani tessé l’intollerabile camicia di fuoco che forza umana non può levare. E noi viviamo, noi respiriamo soltanto se bruciamo e bruciamo”.

Non possiamo non amare perché siamo costitutivamente fatti e creati dall’amore e per amare. Nel momento in cui capiamo la chiamata all’amore e ci tiriamo indietro, comincia una lenta ma inesorabile chiusura, un lento ma inesorabile declino. Perdiamo di senso e di significato; ci abbattiamo sempre più; ci sembra di non essere più capaci di fare nulla; non abbiamo più voglia di niente.

La paura per il richiamo dell’amore ci perseguita tagliando i rami della nostra esistenza e rinchiudendoci sempre più in una gabbia, in una ragnatela che noi stessi ci costruiamo e più ci agitiamo e più la tela diventa fitta e spessa, un labirinto che sembra essere senza uscita e che non lascia vie di scampo.

Di solito da questa situazione ne usciamo se troviamo una persona che ci ama e che ci dona del suo tempo. Nel sentirci amati, il nostro cuore con dolcezza e senza fretta è portato di nuovo a respirare e a battere; non ci sentiamo più compressi e ingabbiati; con fatica e dolore, ma in modo inequivocabile, ricominciamo a sentire il desiderio di vita e di amore: i primi persecutori della nostra necessità di amare siamo noi stessi.

Dice il profeta Geremia di se stesso: Mi dicevo: “non penserò più a Lui, non parlerò più in suo Nome!”. Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo. (Ger 20, 9).

Vi è poi la persecuzione del male che insorge quanto più una persona ricerca il bene. Si legge nei padri del deserto che intorno ad uno di loro c’era un gran daffare di demoni per cercare di tentare quel padre del deserto. Mentre intorno alla città di Gerusalemme vi era un solo demone sonnacchioso. Interrogato Satana sul perché di questo rispose: perché nella città la gente si arrangia da sé a trovare e a fare il male, ma questo padre che ricerca il bene chiede una grande presenza e un grande sforzo.

Avviene che normalmente quando uno non fa nulla, non provoca neppure nessuna critica, sembra che tutto vada bene e che tutto faccia bene. Quando una persona o un gruppo comincia a fare del bene, i dotti che criticano e che vogliono insegnare come fare e che vogliono affermare come bisognerebbe fare si affollano intorno.

È la persecuzione del figlio adolescente per i suoi genitori che lo amano di un amore quasi eroico e che non ricevono indietro che amarezza; è l’amore sponsale che troppo spesso cade nella incomprensione; è l’amore tra fratelli che inciampa sulla pietra dell’eredità; è l’amicizia non più spiegata e amata che fa affievolire il fuoco della sua passione.

Insomma: l’amore è qualcosa che è insito nel cuore dell’uomo, che è connesso col cuore umano. Un amore che se sfocia nella carità cristiana ci porta alle vette dell’amore per il nemico e del perdono gratuito. Ma anche questo passo trova una schiera di persone che vogliono sindacare su una scelta di vita e di fede irreprensibile ma non umanamente comprensibile.

Ci sono tempi difficili e bui in cui al credente è chiesto semplicemente di resistere, di rimanere saldo, di custodire l’interiorità, di mantenere la fede, di salvaguardare la propria umanità, di preservare la propria anima dal caos e dalla confusione. 

Manicardi

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9 Marzo 2026 Luca 4, 24-30

Le chiusure mentali più difficili da demolire ce le hanno coloro che pensano di essere i più vicini, cioè quelli che pensano di aver capito tutto e di avere tutto sotto controllo. A una persona che è convinta non si riesce nemmeno a parlarle fino in fondo perché il suo ascolto è occluso dalla sua convinzione.

M. Epicoco

Il ritenere tutto come ovvio finisce per non far riconoscere ciò che di diverso pure sta già germogliando, la familiarità finisce per dare tutto per scontato, l’abitudine finisce per leggere ogni cosa solo come stanca ripetizione di un passato senza sbocchi.

A. Savone

8 Marzo 2026 Giovanni 4, 5-42

Ti ho fatto per me.
In te ho posta una sete che parla di me.
Se la segui essa porta a me.
Ma tu non la vedi e non la senti.
Perchè il mondo ha provato a cambiarla, a rimuoverla, a cancellarla.
Ora hai sete di odio, di guerre, di potere, di successo e di denaro.
Per questo la sete di me ora dorme e tace in te.
Sei un girovago di pozzi in cerca di un’acqua che non disseta.
Avrai sempre sete fin quando non troverai me.
Nessuno può cancellare questa sete che io ho posta in te.
Prima o poi la intercetterai.
Te ne accorgerai.
E allora sarai stanco di girovagare per pozzi la cui acqua non sazia.
Io, invece, ti aspetterò al pozzo d Sicar.
Porterai la tua brocca e io ti darò l’acqua che non cercavi.
Risveglierò in te la sete che non provavi.
Perchè io ti ho fatto per me.
E nulla potrà darti ciò che solo io posso darti.
Il tuo cuore è un abisso.
Lo so bene perchè l’ho fatto io.
E io ci sono dentro.
Ora tocca a te rientrarvi.
Il pozzo sei tu.
Sei il pozzo ma non il fondo
Perchè il fondo sono io.
Da lì ti guardo.
Lì ti aspetto.
Tu sei la brocca e non l’acqua.
Perchè l’acqua sono io.
Berrai e sarai sazio.
Io in te e tu in me.
M. Illiceto

7 Marzo 2026 Luca 15, 1-3.11-32

L’amore sa aspettare, aspettare a lungo, aspettare fino all’estremo. Non diventa mai impaziente, non mette fretta a nessuno e non impone nulla. Conta sui tempi lunghi.

Dietrich Bonhoeffer

La paura di non essere amati ci spinge a non lasciare al padre il potere di farci sentire così e preferiamo non farci trovare più, lasciare il posto in cui ci si aspetta che restiamo. E, con il gesto più libero che abbia mai fatto, il fratello maggiore, che non ha mai chiesto nulla, confessa il suo bisogno di essere amato allo stesso modo, e si arrende alla ricchezza umana del suo limite, come se stesse dicendo al padre “vienimi a cercare, anch’io voglio essere trovato”. E Lui viene a cercarci e ci chiama figli, ci invita a rallegrarci e a ringraziare con Lui.

C. Bruno

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