Luca 21, 29-33

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:

«Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.

In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».

 

La situazione che ci presenta Luca in questo capitolo ventunesimo, non è proprio delle più esaltanti. Eppure, in questa situazione così devastante, Luca vede un germe di speranza. In questa realtà, che non è proprio delle più belle, Luca ci mostra la speranza della primavera.

Non riesco a capire se Luca è un inguaribile ottimista oppure se l’evangelista guarda la realtà con altri occhi. Forse Luca è talmente preso da Dio che vede con i suoi occhi e volge sulla realtà uno sguardo che è lo sguardo di Dio.

Gerusalemme sta per essere distrutta perché accerchiata da ogni parte da eserciti. Come la Chiesa sta per essere distrutta accerchiata dal male e dal male che essa stessa esprime. Eppure per Dio questo è il momento della sua venuta, questo è il momento della speranza.

L’invito è chiaro: “quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”.

Quando accadranno queste cose, “osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina”.

Questa estate testimoniata dai germogli è qui in mezzo a noi, è qui vicino a noi. Come si fa a vedere l’estate e la primavera ai nostri giorni, ci diciamo noi! Come si fa a non accorgerci che l’estate è vicina, è ormai prossima, è qui oggi, ci dice Dio. Vi sono dei segni di rinascita in mezzo a questo mondo in subbuglio, dove le antiche certezze vengono spazzate via lasciando spazio solo a Dio e alla Buona Notizia.

Vi sono ogni giorno, non ne dubito, tanti uomini e tante donne, ma anche se fossero pochi cosa cambierebbe poi? Che amano e che vivono bellamente la loro testimonianza. Gente di ogni razza e di ogni religione, di ogni partito e di ogni nazione che cerca il bene.

Sono cose piccole, germogli appunto, ma germogli che portano vita. I dinosauri, le cose grandi, si sono estinti e portano solo ad estinzione.

I germogli, le cose piccole, fanno nascere rami e alberi nuovi che portano la vita.

Oggi non domani, il germoglio della vita di Dio sboccia e matura. Oggi, non domani, il mistero della rivelazione si attua e viene annunciato. Oggi, non nel futuro, tanti testimoniano il bene che hanno ricevuto e vivono la loro testimonianza di vita.

Ma la realtà è drammatica, dicono tanti! È vero. Ma sotto la cenere della drammaticità vi sono le braci della vita di Dio che ardono. La cenere può essere poca o tanta, non importa, ma le braci ardono.

La cenere, che noi vediamo negativamente perché rischia di soffocare il fuoco, protegge le braci e le tiene vive, non permette loro che brucino in fretta finendo presto la loro funzione. La cenere, tutte le negatività della vita, ha una funzione che non possiamo più negare. Ciò di cui abbiamo bisogno non è tanto quello di eliminare le negatività del mondo o la cenere sulla brace. La cenere, come le negatività del mondo, ci ricorda che c’è del bene in questo mondo. Ci ricorda che se c’è della cenere allora significa che c’è stato un fuoco e che, da qualche parte, le braci ardono.

Quello di cui abbiamo bisogno è di gente di speranza che sa vedere con gli occhi di Dio le braci sotto la cenere. Dei vedenti che ogni giorno scostano un po’ di cenere fino a che le braci vengano allo scoperto e che, quando saranno allo scoperto, continuano a lavorare con pazienza e amore portano qualche rametto o qualche ciocco di legno per alimentare di nuovo il fuoco. Non un grande fuoco che consuma e disperde il calore, ma un piccolo fuoco di speranza che mantiene un bel tepore con la coscienza che quel piccolo fuoco di speranza chiede di essere alimentato ogni giorno.

I grandi fuochi illudono che le cose siano risolte una volta per sempre. I piccoli fuochi si vedono, si vede la loro limitatezza, si vede la loro fragilità, si riconosce al volo la necessità di alimentarli ogni giorno. Intorno ad un piccolo fuoco c’è vita e fraternità, c’è famiglia. E intorno ad un piccolo fuoco c’è sempre un posto libero per il fratello che chiede ospitalità, un’ospitalità che parla di speranza e di carità.

Ed è proprio vero quanto ci dice il Signore per questo ripetiamo con Lui: “In verità io vi dico: il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”.

Come c’è un compimento in natura c’è anche un compimento dentro di noi.

La stagione di Dio arriva. Siamo nati per questo, per generare frutto, per portare a maturazione il divino che si cela nella scorza umana. Non ci si può accontentare di restare al di qua del proprio potenziale celeste. 

Non si può arrestare questa gravidanza, questa gestazione in cui ci troviamo catapultati con la nascita. Non nasciamo compiuti, nasciamo divinamente abbozzati: se ci arrestiamoin questo assorbimento di perfezione divina impediamo a Dio di essere Dio e a noi di essere Figli.

Avveduto

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