Luca 21, 29-33

 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: 

«Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino. 

In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».

La nostra attenzione è catturata normalmente dalle cose che vediamo o dalle cose che ci colpiscono per il loro insolito modo di presentarsi a noi.

Ci colpisce un terremoto che ci scuote mentre siamo seduti comodamente in casa nostra o mentre siamo sopiti nel nostro letto.

Ci colpisce una luce violenta ed improvvisa nella notte. Ci colpisce una notizia sensazionale che occupa a tutta pagina il titolo del giornale.

Ci lasciamo catturare, ci facciamo catturare a volte positivamente altre volte con fastidio o paura.

Gli eventi sensazionali della natura, la violenza di una guerra, i cataclismi non ci lasciano indifferenti.

Ebbene il Regno di Dio è la Parola di Dio che giorno dopo giorno si concretizza, passo dopo passo. Non è nulla di eccezionale e soprattutto non attrae la nostra attenzione.

Sì! Infatti il regno di Dio, la visita di Dio ad ognuno di noi, non porta onori, ricchezze e prestigio. Non porta la fine della marginalità o della povertà, ma porta gioia e canto dentro la povertà. Maria, dopo l’annuncio dell’angelo, resta povera e canta, resta una ragazza marginale in un paesino sconosciuto e canta: “L’anima mia magnifica il Signore”.

Dio predilige i poveri e i poveri non hanno storia. In Africa tanti nascono e tanti muoiono senza che nessuno sappia che siano mai esistiti. Non c’è anagrafe, non c’è ricordo, non c’è quasi pianto. I poveri sono sottratti dalla storia, scompaiono senza lasciare traccia, come i fiori di ogni primavera. Eppure sono i prediletti da Dio e noi sappiamo che nemmeno un capello del loro capo cadrà invano! La storia dei poveri sarà scritta soltanto in cielo, per nostra grande meraviglia.

Ormai siamo alle porte dell’avvento: aguzziamo i nostri occhi e il nostro udito per cogliere la presenza di Dio nella storia, un Dio che si fa assente dalla storia non lasciando tracce perché si sposa con i poveri che nessuno sa che esistano o che sono esistiti. Un Dio che nel silenzio della storia dei poveri, gioca tutta la sua dignità, il suo amore, le sue promesse.

Guardare anche con la pelle. 
Affondare lo sguardo nel punto
in cui la pietrosità inizia a prendere forma. 
 
M.Vaccaluzzo

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8 Marzo 2026 Giovanni 4, 5-42

Ti ho fatto per me.
In te ho posta una sete che parla di me.
Se la segui essa porta a me.
Ma tu non la vedi e non la senti.
Perchè il mondo ha provato a cambiarla, a rimuoverla, a cancellarla.
Ora hai sete di odio, di guerre, di potere, di successo e di denaro.
Per questo la sete di me ora dorme e tace in te.
Sei un girovago di pozzi in cerca di un’acqua che non disseta.
Avrai sempre sete fin quando non troverai me.
Nessuno può cancellare questa sete che io ho posta in te.
Prima o poi la intercetterai.
Te ne accorgerai.
E allora sarai stanco di girovagare per pozzi la cui acqua non sazia.
Io, invece, ti aspetterò al pozzo d Sicar.
Porterai la tua brocca e io ti darò l’acqua che non cercavi.
Risveglierò in te la sete che non provavi.
Perchè io ti ho fatto per me.
E nulla potrà darti ciò che solo io posso darti.
Il tuo cuore è un abisso.
Lo so bene perchè l’ho fatto io.
E io ci sono dentro.
Ora tocca a te rientrarvi.
Il pozzo sei tu.
Sei il pozzo ma non il fondo
Perchè il fondo sono io.
Da lì ti guardo.
Lì ti aspetto.
Tu sei la brocca e non l’acqua.
Perchè l’acqua sono io.
Berrai e sarai sazio.
Io in te e tu in me.
M. Illiceto

7 Marzo 2026 Luca 15, 1-3.11-32

L’amore sa aspettare, aspettare a lungo, aspettare fino all’estremo. Non diventa mai impaziente, non mette fretta a nessuno e non impone nulla. Conta sui tempi lunghi.

Dietrich Bonhoeffer

La paura di non essere amati ci spinge a non lasciare al padre il potere di farci sentire così e preferiamo non farci trovare più, lasciare il posto in cui ci si aspetta che restiamo. E, con il gesto più libero che abbia mai fatto, il fratello maggiore, che non ha mai chiesto nulla, confessa il suo bisogno di essere amato allo stesso modo, e si arrende alla ricchezza umana del suo limite, come se stesse dicendo al padre “vienimi a cercare, anch’io voglio essere trovato”. E Lui viene a cercarci e ci chiama figli, ci invita a rallegrarci e a ringraziare con Lui.

C. Bruno

6 Marzo 2026 Matteo 21, 33-43.45-46

Invano l’uomo tende a ridurre la vigna a un suo possesso e a considerarla una sua costruzione. Nascono Stati, Chiese intorno a quella vigna, ma essa sfugge ad ogni recinto, e si posiziona nuovamente dentro ad ogni uomo che si mette in viaggio verso Se Stesso.

E. Avveduto

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