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27 novembre 2018 Luca 21, 5-11

da | Nov 27, 2018

Luca 21, 5-11

 In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».

Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».

Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.

Credo che per accogliere la verità del vangelo di oggi, sia necessaria una buona dose di menefreghismo, quel menefreghismo sano che troppo spesso ci manca. Noi infatti mettiamo in campo il nostro menefreghismo per cose che vale la pena vivere mentre rincorriamo cose che non hanno valore. Quello che ha valore non sono le belle pietre di cui non ne rimarrà una su una, oppure le guerre e le rivoluzioni, ma il senso che tutto questo porta con sé.

L’universo finirà, come finirà il nostro mondo, come è finita la chiesa come la conoscevamo, come è finito il mondo che si muoveva su di un carro tirato da un cavallo. Noi diamo importanza a questo ma ciò che importa non è che le cose finiscano, è nella natura delle cose che le cose finiscano perché tutto ciò che sale prima o poi scende, ma verso dove finiscono. Quale è il fine del finire.

Per noi il fine è trovare il modo di fare ripartire la macchina che si è fermata, sia essa quella economica come quella ecclesiale. Cerchiamo modi vecchi per riprendere quota, per riacquistare visibilità, per far sì che la ripresa riparta. Ciò che importa, invece, non è tutto ciò ma il senso che tutto ciò ha. Non possiamo riformare la nostra presenza di chiesa pensando a come assicurare la presenza di un prete magari per tante parrocchie e non invece come occasione, visto che il vecchio modo è crollato, per fare partire la vera chiesa che non è data dal prete ma dalla comunità ecclesiale.

È la legge della vita: il vecchio si dissolve per lasciare spazio al nuovo, ciò che ci deve interessare non sono le vecchie belle pietre del tempio caduto, ma il nuovo che sta sbocciando sui germogli degli alberi, riconoscendo la primavera della vita, non la morte del vecchio. Ciò significa non perderci dietro i vecchi segni di distruzione ma contemplare la vita per lasciarci innamorare dai nuovi. Molte volte questo è possibile se stiamo fermi e in silenzio, se la smettiamo di agitarci pensando che saremo noi a risolvere i problemi del mondo.

Il senso profondo della nostra realtà passa spesso attraverso distruzioni sociali e personali, non preoccupiamoci, alziamo il capo e vediamo e ascoltiamo. La rivoluzione la sta facendo quella povera vedova che coi due spiccioli che butta nel tesoro del tempio, tutto quello che aveva per vivere, fa crollare il tempio stesso. Il tempio non sono le belle pietre ma il suo cuore amante in totalità. Il vecchio sostenuto dalle offerte di superfluo dei ricchi cade grazie a lei, la grande profetessa che è segno e simbolo di Colui che poi andrà in croce per noi.

Una nuova pagina di salvezza storica si apre ogni giorno per noi, se abbiamo il coraggio di vedere la bellezza della morte di ciò che non può più dare vita e il fegato per stare fermi in attesa, fermi in movimento. Quel movimento impercettibile che è vita vera di due spiccioli gettati nel tesoro del tempio.

Smettiamola di preoccuparci di cose futili. Sappiamo bene che l’universo finirà, che il mondo probabilmente noi umani riusciremo a distruggerlo e a renderlo invivibile. Il problema non è questo, e con questo non voglio negare tutte le problematiche legate all’ambiente e all’inquinamento tossico dello stesso, ma cogliere la bellezza della fedeltà della povera vedova, smettendo di rincorrere falsi profeti e chimere di ogni genere. Si presenteranno a noi con bei nomi e con una bella immagine, ma la sostanza non cambia. Il nostro rincorrere queste chimere diventa ogni giorno di più un semplice rincorrere qualcosa che è provocato dalle nostre paure da cui fuggiamo.

L’universo finirà, come finirà il male. Ma non è questo il punto. Ciò che ci interessa, ciò che l’avrà vinta sarà la fedeltà di Dio incarnata in un cuore che si incarna in due spiccioli, tutto quello che aveva per vivere. Lei è la nostra maestra che ci aiuta a ridimensionare l’importanza delle pietre del tempio che crollerà e a salvare l’unica cosa importante: la vita non allungata ma amata e riempita di senso, di amore, di gratuità, di due spiccioli appunto gettati nel tesoro del tempio. Due sassolini che cadendo lungo il declivio della montagna, diventano una valanga benefica e purificante.

Queste cose che Luca descrive si sono già avverate e si avvereranno anche oggi. Non ce ne può fregare di meno. Ciò che ci dovrebbe interessare è invece l’ascolto e la contemplazione di queste cose per scoprire il senso e la bellezza che ci sta dietro. Lasciamo perdere il prurito di curiosità per queste cose: ascoltiamole, contempliamole, ne vedremo e ne scopriremo delle belle.

Così scopriremo come attendere la bellezza del nuovo per lasciarci attrarre e innamorare da esso. Attendere e attendere con stupore e con amore non schiavi dell’apparenza di tali sconvolgimenti. L’attesa incammina la nostra storia di oggi verso la sua vera speranza che non delude, perché vera vita per noi e in noi.

 

Affrettiamoci ad amare le persone se ne vanno così presto
di loro restano un paio di scarpe e un telefono muto
solo l’inessenziale come una mucca si trascina 
l’essenziale è così rapido che accade all’improvviso
poi il silenzio normale perciò insopportabile
come la castità che nasce dalla disperazione
quando pensiamo a qualcuno dopo averlo perso.

Non essere sicuro di aver tempo poichè la sicurezza è malsicura
ci toglie sensibilità come ogni fortuna
arriva in coppia come il pathos e l’humor
come due passioni sempre più deboli di una sola
e se ne vanno da qui così veloci tacciono come il tordo in luglio
come un suono un po’ goffo oppure come un inchino secco
per vedere davvero chiudono gli occhi, 
benchè sia più rischioso nascere che morire
amiamo sempre troppo poco e sempre troppo tardi.

Non scriverne troppo spesso ma scrivilo una volta per sempre
e sarai come un delfino mite e forte

Affrettiamoci ad amare gli uomini se ne vanno così presto
e quelle che non se ne vanno non sempre ritornano
e parlando dell’amore non si sa mai
se il primo sia l’ultimo o l’ultimo sia il primo.

Jan Twardowski

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