Luca 21, 5-11

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».

Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?».

Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».

Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.

Guardate di non lasciarvi ingannare. Per non lasciarci ingannare è necessario vegliare, stare svegli, attendere, stare con le orecchie ben tese e con lo sguardo attento; che il nostro odorato impari di nuovo a conoscere i sapori veri dell’humus della terra e i sapori falsi che sono lo smog delle nostre città al quale ormai abbiamo fatto l’abitudine.

Essere attenti a non lasciarci ingannare per cogliere che cosa!?!

Per cogliere la necessaria obesità della nostra esistenza. Obesità che è data dalla ricerca smaniosa del potere sulle cose e dall’impossibilità ad essere saziati da nessuna cosa che possiamo incontrare e avere nel nostro cammino. L’illusione di essere qualcuno perché abbiamo, è un’illusione che ogni giorno ci parla e ci appare come un miraggio nel deserto: sembra che ci sia qualche cosa, in realtà ci troviamo davanti al nulla, ad un miraggio appunto. “Che vantaggio avrebbe l’uomo se conquistasse tutto il mondo e perdesse poi la sua anima?” (Mt 16, 26).

L’inganno della menzogna è uno dei grandi inganni della nostra esistenza e della nostra epoca. Se vuoi commerciare non puoi non ingannare, ci diciamo. Se vuoi entrare in politica la menzogna e la smentita della stessa è d’obbligo. Se vuoi dirigere la Chiesa non puoi dire tutto a tutti. Sembra che la menzogna sia il condimento di ogni nostro momento di vita. Ma la cosa peggiore è che noi questa menzogna la giustifichiamo e la teorizziamo: non possiamo vivere senza di essa, ci andiamo dicendo. Ma il Signore ci dice: la verità vi farà liberi, la menzogna ci rende schiavi di noi stessi, del pensiero dell’altro, della menzogna stessa.

Guardatevi di non lasciarvi ingannare. Uno degli inganni del nostro quotidiano è la critica. Noi crediamo che per affrontare la realtà sia necessario criticare quella realtà. Fatta la critica, una critica il più delle volte adolescenziale e difensiva, fine a se stessa, noi riteniamo di essere a posto. La critica noi la riteniamo un mezzo per non doverci impegnare.

Cosa ti metti a fare del bene in Africa, non vedi che è un oceano da cui è impossibile venirne fuori? Non accorgendoci che quell’oceano è fatto di volti e di persone e che ogni goccia di bene fatta è un bene che cresce nel cuore e nell’esistenza di quelle persone che potranno a loro volta fare cadere una goccia. E goccia dopo goccia ci si può trovare a navigare, senza accorgerci, in un oceano di bene.

Dice un autore: il male non cresce grazie ai cattivi, è sufficiente che i buoni non facciano niente!

Altro inganno che ci fa vivere l’esistenza in una situazione irreale è la velocità e l’impazienza. Noi crediamo che per essere in gamba dobbiamo essere sempre occupati e impegnati a fare e a fare molto e a fare in modo efficiente. Ma, raramente l’efficienza va a braccetto con l’efficacia, raramente l’impazienza cammina con la saggezza. Reimparare ad essere contadini, gente paziente che sa che l’esistenza e i ritmi della vita hanno i loro tempi che non si possono sempre violentare.

La pazienza è la signora educativa della storia: non vi è educazione di qualsivoglia persona che non abbia necessità di passare attraverso la pazienza. La pazienza ci permette di accogliere le nostre immaturità, di non scandalizzarci della loro presenza, di lavorarci sopra senza la necessità di arrivare al dunque subito. È necessario lasciare che i tempi maturino perché le cose possano maturare non come apparenza ma come sostanza, non come dovere ma come cuore innamorato che vive l’esistenza con tutta la propria passione di vita.

Guardatevi di non lasciarvi ingannare: queste e altre situazioni della nostra esistenza sono inganno, a noi essere attenti e svegli per cogliere questi inganni, questi falsi beni per imparare a gestirli e per potere scegliere con libertà e verità.

L’attesa incammina la nostra storia presente

verso la sua vera speranza,

che non può deludere.

Fausti

 

È un avviso. È l’avviso autorevolissimo che certamente sarà così, è un avviso a non perdere tempo per cose che si accartocceranno su se stesse e non lasceranno dietro a sé nemmeno la loro ombra al sole. Di tutto, proprio tutto ciò che avremo costruito senza amore e luce, non resterà nulla, assolutamente nulla.

Spoladore

 

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25 Febbraio 2026 Luca 11, 29-32

Non occorrono altri segni al di là di quelli che la vita ci mette sul cammino.

Occorre piuttosto la capacità di leggere la vita a partire dal segno permanente

che per noi resta Gesù Cristo, il suo mistero di morte e di risurrezione.

A.Savone

La pretesa del segno è la morte dell’amore e chiede a Dio di obbedire a noi, ribaltando la bellezza della nostra fedeltà a Lui.

Gesù non può dare un segno perché Lui è il segno,

Luce che viene nel mondo e che i suoi non hanno accolto.

PG

24 Febbraio 2026 Matteo 6, 7-15

Rivolgerci al Padre con poche, asciutte parole non significa raffreddare il nostro rapporto filiale con la sua bontà paterna, ma semplicemente imparare a rimanere umilmente di fronte al mistero della sua volontà, nell’attesa che diventi presto anche la nostra. Significa dimorare nella fiducia che i nostri desideri saranno ascoltati non a forza di parole, ma con parole — e silenzi — forti di speranza.

R. Pasolini

Pregare non è mendicare, ma intensificare la propria vita.

Giovanni Vannucci

23 Febbraio 2026 Matteo 25, 31-46

Il giudizio del Figlio dell’uomo giudica il tipo di sguardo che abbiamo sul povero e sul bisognoso. Giudica il nostro giudicare l’altro per cui il carcerato è uno che ha ricevuto ciò che si merita, lo straniero è uno che disturba la nostra tranquillità, il malato è uno che sconta i suoi peccati, il povero uno che potrebbe lavorare di più … Il giudizio divino giudica il nostro chiudere le viscere a chi è nel bisogno (cf. 1Gv 3,17). Giudica il nostro sguardo che vede nell’altro un colpevole e non una vittima. Lo sguardo che Gesù ha sempre avuto nei suoi incontri con tante persone nel corso sua vita ha sempre visto la sofferenza degli umani ben più e ben prima che il loro peccato.

L. Manicardi

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