16 Novembre 2025 Luca 21, 5-19

Giovanni Nicoli | 15 Novembre 2025

Luca 21, 5-19

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».

Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.

Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Questo brano del vangelo di Luca tratta dell’annuncio dell’eschaton, l’aspetto ultimo della realtà. Si passa attraverso la distruzione del tempio di Gerusalemme costruito con tutte le caratteristiche bibliche. Così saranno distrutti i templi, la cupola di san Pietro, le cattedrali gotiche, le pagode e le moschee. Tutto sarà distrutto, prima o poi perché attraverso la distruzione del tempio si manifesta la distruzione del tempo eterno. Sarà distrutto anche il tempio dei templi, il corpo umano. Non c’è altra via per risorgere che quella di accogliere la morte che viene dentro la vita. Sì, accogliendo la morte si accoglie la vita: la vita che non accoglie di morire non accoglie se stessa.

La vita come mai è visitata da tante difficoltà e da guerre? Gesù non imbroglia nessuno con rosee promesse di tranquillità: “metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno … trascinandovi. Questo vi darà occasione di rendere testimonianza”.  Il vangelo non fa che ribadire che l’uomo ha in se stesso la forza di attraversare la bufera della realtà, per questo viene invitato ad esporsi, a non temere, a non retrocedere. Posare lo sguardo sull’aspetto ultimo della vita, dona audacia.

Posare lo sguardo lontano, sull’orizzonte ultimo, fa respirare grande e profondo, ridona slancio. Quando ci barrichiamo dentro i nostri problemi e idee fisse, la via della liberazione si allontana. Se invece posiamo lo sguardo sul vasto panorama, verso l’infinito del cielo, la via si apre.

Il vento stimola l’albero a radicarsi in profondo nel terreno: così ciascuno di noi, resistendo nel mezzo degli eventi si radica in profondo nella convinzione che illumina la sua vita. La convinzione è la base della testimonianza.

A volte noi pensiamo che la testimonianza consista nel dire certe parole, magari citandole dal Vangelo. Ma ciò che è citazione non è testimonianza: è solo ripetizione, teoria. Spesso la teoria disgusta chi l’ascolta perché è roba da mestieranti, senza convinzione personale.

Ma la testimonianza è un fremito di vita che si trasmette da persona a persona. A volte è soave come un profumo, a volte è penetrante come una spada. Più la testimonianza è una recita senza convinzione e più si dicono parole, parole a vanvera.  Se la testimonianza è autentica, spesso basta solo il silenzio. Senza la tribolazione, non si dà la lotta, senza la lotta non si dà la resistenza, senza la resistenza non si dà la convinzione, senza la convinzione non si dà la testimonianza, senza la testimonianza la vita non trasmette la vita. Chi vede l’aspetto ultimo delle cose, comprende.

“Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa”. Chi è nella paura ha in mente soltanto come difendersi; prepara la sua difesa perché non ha pace. Invece per chi affronta la vita con coraggio, quello stesso coraggio è la sua difesa momento per momento, come la robustezza del corpo è la miglior difesa della salute da virus patogeni. È chi vive il momento presente compiendo la volontà di Dio in quel momento che, di fronte alla difficoltà, ha la forza di superarla. È chi vive la vita con dedizione che, al momento della morte, non retrocede.

“Nemmeno un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”. Il conflitto della vita e della storia è arduo, forse infuocato. Eppure quanta pace e quanta fiducia! Nemmeno un capello del capo sarà perduto questa fiducia è la risurrezione già in atto. Come sono serene e semplici le persone che si sono lasciate provare dalle avversità della vita, resistendo nella fede!

Quale valanga di parole inutili sperpererà nella vita l’uomo immaturo: è come un vaso bucato che non trattiene la pioggia.  Tutto perché si è sottratto all’opera di purificazione e di ritorno all’essenziale che avrebbe attuato in lui, giorno dopo giorno, il confronto con le avversità.

Bramando la tranquillità resta scontento e irrequieto!

Noi vogliamo dei ritiri spirituali, degli incontri, aderiamo a un gruppo o ad un altro magari spirituale, ma spesso la motivazione vera che si annida sotto tutto ciò, è di fuggire dallo scontro con la realtà della vita. E lo vogliamo fare in modo elegante, religioso.

Appariamo come santi mentre siamo soltanto degli scontenti. Non dimentichiamo mai che l’esercizio spirituale vero è la costanza nella vita!

Da ultimo teniamo presente che Gesù sa che il suo messaggio sarà esposto a distorsioni, a manipolazioni, e che vi saranno uomini disonesti e profittatori che useranno il suo messaggio per sfruttare le persone, per avere potere su altri, o anche solo per mero interesse.

Dunque: nei tempi della storia il cristiano deve allenarsi al discernimento. Anzitutto per riconoscere l’inganno e opporsi alla manipolazione e alla falsificazione. Occorre infatti stare in guardia dai “molti” che si presenteranno come detentori della verità, che usurperanno il titolo cristologico “Io sono” (v. 8) per indurre qualcuno a seguirli. Queste persone usano parole e temi evangelici, ma alla fine al centro ci sono loro, non Gesù.

Gesù, che con forza ha detto a diversi: “Seguimi!”, qui con altrettanta forza dice: “Non seguiteli”, non sprecate la vostra vita a farvi discepoli di persone dissennate e disoneste che usano il messaggio religioso per soddisfare il loro protagonismo e coprire la loro insania mentale o la loro disonestà.

Gesù mette poi in guardia dal leggere senza discernimento eventi storici, soprattutto catastrofi naturali oppure guerre e sommosse, quasi che queste fossero segno di un intervento di Dio che punisce o che decreta una fine. Qui l’invito è: “non fatevi prendere dalla paura, dal terrore”, non lasciatevi colpire nell’immaginazione e nell’animo fino a perdere l’equilibrio e a vedere un segno apocalittico in ciò che è solo un evento della natura o un frutto delle colpe e dei peccati degli uomini, come una guerra.

“Prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine” (v.9). Questi eventi tragici sono purtroppo il pane quotidiano della storia non i segni precursori di una prossima fine del mondo.

Solo quando noi uomini e donne non saremo più in grado di sopportare questa logica del mondo forse cambieremo. Il minimo che possiamo fare è non disperarci, vegliare su ogni germoglio di speranza, esserci quando l’amore e la dignità si risveglieranno.

Verdi

 

Guerre, rivolte, pestilenze, carestie sono cose che caratterizzano tutta la storia, eppure ogni volta che accade qualcosa di simile il primo nostro pensiero è quello della fine. Gesù ci insegna che davanti a questi eventi bisogna domandarsi “il fine” non pensare che è la fine. 

L.M. Epicoco

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è un massaggio cardiaco

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Occorre sentirserLo

vibrare addosso.

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