Luca 4, 24-30

In quel tempo, Gesù [cominciò a dire nella sinagoga a Nàzaret:] «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Ellia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Ellia, se non a una vedova a Sarèpta di Sidone. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».

All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

C’è un pericolo reale di fare indigestione di Parola di Dio? Ma perché mai continuare con questa Parola, ormai ascoltata e riascoltata? Perché noi continuiamo ogni giorno ad aprire la Parola, a leggerla, a continuare a meditarla? Perché mai lasciarci provocare da lei? Non è un po’ sorpassata? Non è sorpassato il metodo della lettura divina? Quante parole ogni giorno ci vengono incontro, perché aggiungerne altre? Quante parole di guerra inondano le nostre case in questi giorni, non sono sufficienti quelle?

A me pare proprio di no! Per inciso, vi dico che personalmente debbo ancora guardare un telegiornale o un servizio sulla guerra. Parlo personalmente: mi sembra che vi sia in giro una reale preoccupazione per questa guerra e anche un vero desiderio di pace. Ma chissà com’è, nel momento in cui scattano le operazioni militari, sento dentro di me una libidine a vedere, un prurito a riuscire a cogliere delle immagini che è tutto giornalistico. Lo sento dentro di me, lo sento attorno a me. Un prurito che, in mezzo alle tonnellate di immagini, non fa crescere di un centimetro il mio “sapere”. Posso consumare parole e immagini, ma non è assolutamente detto che sappia di più solo perché ho sentito di più. Un solo radio giornale e un solo articolo di giornale è più che sufficiente, tutto il resto viene dal maligno.

Perché dunque ascoltare la Parola?

A questo punto è forse una domanda retorica, ma proviamo a rispondere.

Normalmente nella nostra vita noi ascoltiamo, spesso quasi spontaneamente, sentimenti e pensieri che sono dentro di noi. A volte questo ascolto è poco cosciente, anzi sfiora spesso l’inconscio.

Il nostro ascolto ci fa reagire di fronte alla vita in un certo modo. Quello che ascoltiamo, provoca in noi dei sentimenti e una predisposizione ad agire in un modo anziché in un altro. Vediamo azioni di violenza, ascoltiamo parole violente, giorno dopo giorno il nostro animo si predispone ad agire violentemente.

Non è vero che la TV è innocua, la TV scava. Vediamo gli effetti di tanti film violenti o porno sui cellulari sui nostri ragazzi. Vediamo l’effetto di guerre in diretta sui nostri rapporti.

Ascoltare la Parola, significa immettere nel nostro animo una parola diversa. Una Parola divina. Una Parola di pace, di verità e di giustizia.

Se il nostro fisico è avvelenato, dobbiamo sottoporlo ad una dieta e a un medicamento per sanare il fisico. Se il nostro spirito è avvelenato, se vogliamo guarirlo, dobbiamo immettere del cibo sano e medicamentoso.

Tale è la Parola che salva, la parola che viene per i malati e non per i sani. L’ascolto di questa Parola, un ascolto quotidiano, giorno dopo giorno, ci disintossica. Ancora di più. Siccome noi viviamo in un ambiente altamente tossico, ancora di più abbiamo bisogno di disintossicarci.

Un lavoratore che è continuamente sollecitato da rapporti violenti e di imbroglio, ritornando a casa difficilmente riuscirà spontaneamente ad avere rapporti sereni, senza sospetti e senza violenza. La sua sospettosità se la porta dietro. La sua scaltrezza rischierà di usarla negativamente anche con i suoi. Uno studente che fa sotterfugi a scuola, difficilmente non li farà anche in famiglia e con gli amici. O per lo meno non sarà così spontaneo che questo succeda.

Ascoltare il Figlio obbediente che ci dice parole inusuali, parole che ci portano in una direzione ben diversa, parole che ci spingono verso una verità che non è quella del mondo, ebbene l’ascolto di questo Figlio, giorno dopo giorno, goccia dopo goccia, può aiutarci a correggere il tiro del nostro animo in una direzione che non è quella che spontaneamente noi prendiamo. Forse ci spinge nella direzione che noi vorremmo prendere ma che, a causa di molti fattori del nostro quotidiano, noi concretamente non prendiamo.

La Parola, è mezzo debole e strumento di comunione libero, è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede. Ascoltiamola, ogni giorno!

Le chiusure mentali più difficili da demolire ce le hanno coloro che pensano di essere i più vicini, cioè quelli che pensano di aver capito tutto e di avere tutto sotto controllo. A una persona che è convinta non si riesce nemmeno a parlarle fino in fondo perché il suo ascolto è occluso dalla sua convinzione.

M. Epicoco

Non siamo noi che leggiamo la Parola, ma è la Parola che legge noi. Se abbiamo la pretesa di capire cosa dice, la strumentalizziamo. Dobbiamo esporci a quella Parola in modo tale che ci rispecchia dove siamo. Ti dice guarda a che punto sei della tua umanità, guarda a che punto sei del tuo cammino di vita.

Roberto Mancini

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L. M. Epicoco

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