Luca 5, 27-32

In quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.

Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla numerosa di pubblicani e d’altra gente, che erano con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?».

Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».

 

 

Che gioia quando uno sguardo amico si posa su di noi. Quale felicità quando lo sguardo di chi ci ama lo sentiamo sopra di noi. Che bello potere guardare la persona amata e cercata e stare semplicemente a contemplarla, guardandole il viso e gli occhi senza dire nulla.

Che consolazione quando lo sguardo dell’amico ci sfiora nella tristezza e nel lutto. Che compagnia quando nella solitudine incontriamo uno sguardo che conosciamo e che ci fa compagnia.

È lo sguardo del bimbo che ancora non distingue bene le cose e che sente lo sguardo della madre e la dolcezza del suo seno posarsi su di lui: e sorride e crea gioia.

È lo sguardo del padre che riprende il figlio senza dire nulla ma aspettando che il figlio ritorni. È lo sguardo scrutatore della madre nei confronti dell’adolescente che cerca di capire cosa c’è che non va e magari l’ha già capito, ma ha paura di ammettere quello che ha intuito e allora continua a cercare preoccupata.

È lo sguardo dell’amato che incontra lo sguardo dell’amata, e la dolcezza scaturisce da questo incontro.

È lo sguardo dell’amico che cerca di consolare, di amare, di comprendere, di incontrare, di riportare alla vita colui che dalla vita sta scappando.

Lo spazio vitale dell’uomo è lo sguardo dell’altro.

Gesù esce e vede e guarda e osserva. Vede una creatura creata dal buon Dio nella creazione, una creatura che dopo essere stata creata aveva fatto sobbalzare di gioia il Padre che disse: vide che era cosa molto buona. Vede una creatura amata fin dall’eternità da Dio e vede questa creatura seduta nella paralisi del peccato e dell’ingiustizia e vede la possibilità di ricrearla a vita nuova. La vede, la osserva e gli dice seguimi.

Con che coraggio fa questo? Tutto porterebbe dalla parte opposta. È un peccatore pubblico, uno che sfrutta il popolo, uno da evitare, uno per cui non bisognerebbe entrare in casa. Eppure lui lo guarda, e chissà cosa vede. Sappiamo solo che lo invita a mettersi alla sua sequela. Vieni con me!

Ce ne guarderemmo bene dal fare questo noi. Appunto: ce ne guarderemmo. Distoglieremmo lo sguardo da lui, andremmo a cercare altri soggetti da guardare su cui posare il nostro sguardo.

Lo sguardo accoglie l’altro oppure lo rifiuta, gli lascia o gli toglie il respiro, lo ama o lo giudica: l’uomo vive o muore dello sguardo dell’altro.

L’occhio è l’organo del cuore, manifesta quello che c’è nel cuore. L’occhio buono proviene da un cuore buono e fa buono, l’occhio cattivo proviene da un cuore cattivo e fa cattivo: l’uno fa vivere l’altro morire.

L’occhio sospettoso crea sospetto e viene da un cuore sospettoso, l’occhio rilassato proviene da un cuore rilassato e crea relax. Così potremmo dire dell’occhio pacifico e dell’occhio guerriero, dell’occhio arrabbiato e dell’occhio gioioso, dell’occhio tenero e dell’occhio rude, dell’occhio accogliente e dell’occhio che rifiuta…

Lo sguardo del Padre si concretizza nell’occhio del pastore che va a cercare la pecora smarrita fino a trovarla. Lo sguardo del Padre si incarna nell’occhio della donna che ribalta la casa e cerca la dramma perduta. Lo sguardo del Padre vive nello sguardo del padre buono che quando il figlio era ancora lontano lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.

L’occhio di Dio, cioè il suo cuore, è la sorgente di tutto. Per questo il suo sguardo trova riposo solo quando incontra i più lontani, piccoli e peccatori, perché l’occhio va dove il cuore l’ha preceduto.

Levi ci viene descritto mentre è seduto a contare i suoi soldi. È la situazione di paralisi e di peccato dalla quale la grazia lo salverà. Anche Pietro fu chiamato a seguirlo quando si riconobbe peccatore. All’obiezione e perplessità dei peccatori che lo incontrano e lo vogliono allontanare da sé perché indegni, Gesù risponde con l’invito ad avvicinarsi definitivamente a lui nel suo cammino.

All’obiezione dei farisei che dicono perché mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori? Gesù risponde dicendo che non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi.

Il cristiano è chiamato ad essere colui che con l’occhio buono verso il suo stato di peccatore cerca di volgere questo suo sguardo sul fratello che incontra, non per farsi compagno di merende, ma perché lo sguardo di Dio possa splendere su di lui e sul volto del fratello invitandolo ad accogliere l’invito di Gesù: Seguimi!

Il tuo amore è sceso su di me come un dono divino, inatteso, improvviso, dopo tanta stanchezza e disperazione.

Fëdor Dostoevskij

Noi cerchiamo tutti un’unica cosa in questa vita: esserne colmati – ricevere il bacio di una luce sul nostro cuore grigio, conoscere la dolcezza di un amore senza tramonto. Essere vivo è essere visto, entrare nella luce di uno sguardo che ama: nessuno sfugge a questa legge, nemmeno Dio.

Cristian Bobin

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