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5 settembre 2020 Luca 6, 1-5

Giovanni Nicoli | 4 Settembre 2020

Luca 6, 1-5

Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Alcuni farisei dissero: “Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?”. Gesù rispose loro: “Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?”. E diceva loro: “Il Figlio dell’uomo è signore del sabato”.

Camminando con Gesù lungo il vangelo di Luca, stiamo vivendo la creazione nuova che Gesù sta operando. È il compimento della Legge che sboccia nel sabato della misericordia.

Gesù ha compiuto sei opere fino ad ora nella sua vita pubblica:

  1. Con la sua parola ha vinto il nemico, che è il principio della de-creazione e origine del male.
  2. Ha guarito la suocera di Pietro.
  3. Ha rimesso in piedi il paralitico.
  4. Ha alzato Levi il peccatore dal banco delle imposte.
  5. Ha riconciliato il peccatore con se stesso.
  6. Ha restituito l’uomo a se stesso liberandolo dalla schiavitù.

Ma tutto non finisce qui perché il settimo giorno, il giorno in cui Dio Creatore si riposa, diventa il giorno centrale, il Natale di Dio in mezzo a noi, il giorno in cui Dio stesso entra in comunione di amore con l’uomo. Per questo Luca ci presenta i discepoli che mangiano il grano nuovo nel giorno di sabato, quel grano nuovo che mangeranno il settimo giorno, il giorno di domenica, il giorno della risurrezione.

Ma cosa è questo sabato che è al centro della discussione tra Gesù e i farisei? Il sabato non è più un punto centrale della Legge, il sabato è Dio stesso, l’irraggiungibile della Legge. La Legge può al massimo suscitare l’appetito del grano nuovo, cibo del sabato, ma ci lascia digiuni perché non ne è lecito mangiarne. Gesù il Signore del sabato, dona se stesso all’uomo perché ne possa mangiare e possa vivere. Noi viviamo di Dio, è Lui il nostro pane di vita.

Uno dei temi centrali di questi capitoli di Luca è la casa. Gesù manda il paralitico a casa sua. La casa è la casa del peccatore che banchetta con Gesù. La casa è la casa delle nozze dove la casa del peccatore diventa la casa di Dio. Nella casa di Dio il sabato è il giorno in cui l’uomo prende di Dio e ne mangia, non è più giorno di digiuno da ogni attività, ma è il giorno dell’attività della grande festa.

Così la casa di ogni uomo è la casa di Dio, vale a dire la casa del perdono, dove l’uomo accoglie il Signore nella sua vita e dove il Signore accoglie noi peccatori nella sua casa di misericordia. Lì Dio dona se stesso e vive con l’uomo.

Ne consegue non tanto una abolizione della Legge quanto invece un compimento. Se la Legge poteva indicare la strada verso Dio, ora l’uomo vive di Dio e per Dio. Sul volto dell’uomo brilla la gloria del sabato che è l’uomo vivente, l’uomo che accolto da Dio, vive in modo nuovo perché da Dio accoglie la sua Parola e mangia di Lui Pane di vita.

Ci accorgiamo che c’è un nuovo cibo che dona sanità di corpo e di anima, sanità di tutta la nostra persona. È un nuovo cibo che ci viene donato per la vita nuova. Un cibo che ci rende sensibili a ciò che normalmente ci sfugge. Un cibo che non ha alcun scopo se non la comunione di vita col fratello e con Dio. Non ha secondi finiti, è solo amore gratuito manifestante tutta la tenerezza di Dio per l’uomo.

Entrare nel sabato di Dio significa sedersi a tavola con Lui che ha reso la casa del peccatore Levi, la casa di Dio. Levi riconciliato con se stesso e liberato dalla schiavitù adora il Signore in spirito e verità e così facendo apre la sua casa al dono dello Spirito. Dio abita questa casa e rende questa casa di Levi il peccatore, la casa di Dio dove si vive della pienezza del dono di Dio.

A noi aprire la mano perché Dio la possa semplicemente riempire, la possa riempire di sé, grano nuovo per l’umanizzazione del mondo nella perfezione del cuore misericordioso di Dio stesso.

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