Luca 6, 1-5

Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani.

Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?».
Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?».

E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Dio, il nostro Dio, è il Signore della vita. Noi sappiamo che non c’è vita senza cibo e che vi sono dei bisogni primari che hanno diritto su qualsiasi legge e su qualsiasi norma.

Il diritto a mangiare è un dovere di tutta l’umanità. Senza cibo non vi è vita e non vi è nulla di tutto quanto viene dopo. Primum vivere, deinde philosophari, diceva un vecchio adagio. È un richiamo alla concretezza della vita che definisce ogni filosofia e religione che pretendono di astrarsi dalla vita.

Abbiamo per troppo tempo dato più importanza a certe leggi sul precetto della domenica, sulla confessione, sul sesso vissuto in un certo modo, facendo passare in secondo piano il diritto alla vita e al cibo.

Anche Davide mangiò i pani che erano solo per i sacerdoti, perché lui e i suoi compagni avevano fame.

Così come abbiamo dato estrema importanza, e continuiamo a farlo, alla proprietà privata vissuta come una cosa propria. Il punto è dato dalla possibilità di crescita smisurata a discapito di chi, a causa di ciò, ci perdeva e ci perde la vita perché trattato da schiavo e perché trattato in modo che non avesse e non abbia cibo per vivere.

Ci siamo dimenticati, noi Chiesa e noi mondo occidentale, che non c’è peccato più grande di questo: un bambino che muore di fame. Abbiamo costruito tutta una teologia e una filosofia e una economia giustificativa della nostra mania di depredare il mondo.

Tutto brutto e tutto male? Assolutamente no!

Ma è necessario che ritorniamo a mettere al centro della nostra fede l’uomo e Dio. Dio senza uomo rischia di essere una semplice palestra autistica dove io mi alleno col mio Dio. Come l’uomo senza Dio rischia di essere una palestra altrettanto autistica dove io vivo di me stesso e di niente altro.

Mettere al centro Dio e l’uomo significa mettere al centro il bene dell’uomo che è amato da Dio. Un uomo affamato non è un bene né per Dio né per l’umanità. Figuriamoci un bambino.

Il nostro sistema teologico, sociale, politico ed economico, non va riformato, va cambiato. Finché noi ci accontenteremo di riformarlo noi continueremo a mantenere dei capisaldi di ingiustizia, che non ci permetteranno di fare alcun passo in avanti.

Ci riusciremo? Non lo so e non mi importa neppure saperlo. Ciò che mi importa ora, è di cogliere la verità di certe conversioni che siamo chiamati a vivere e a fare.

Se e quando queste conversioni si realizzeranno non ci è dato saperlo e sono nelle mani di Dio, coi suoi tempi, è cosa buona.

Credo sia dunque importante che noi abbiamo il coraggio, oggi, di definire ciò che importante è e ciò che importante non è.

È importante che abbiamo il coraggio di fare quel passo che ci permette di vivere una positiva criticità nei confronti del nostro modo di essere e di vivere, di scegliere.

Lasciamoci toccare dalla grazia di Dio che ci ricorda che Gesù è il Signore del sabato e che il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato.

Ogni legge, nessuna esclusa, anche quella più sacra dell’economia e della proprietà privata, è soggetta all’autorità di Cristo. Autorità di Cristo, lo sappiamo, che ci riporta al bene dell’uomo come centrale e indiscutibile di ogni decisione e di ogni qualsivoglia legge.

Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

22 Settembre 2025 Luca 8, 16-18

La lampada accesa va posta in evidenza perché chi entra veda la luce. La nostra esperienza della grazia è chiamata a diventare un dono e un’occasione di grazia per tutti, senza cedere a nessuna inutile forma di privatizzazione intimistica che corrisponderebbe a una follia, proprio come se, dopo aver acceso una lampada, la nascondessimo.

M. D. Semeraro

Anche nei momenti di maggior oscurità aprire le orecchie all’ascolto può aiutarci a riconoscere che c’è sempre un po’ di luce in lontananza, magari abbiamo solo gli occhi chiusi e non ce ne stiamo rendendo conto.

Dehoniani

21 Settembre 2025 Luca 16, 1-13

Sparirà con me ciò che trattengo,
ma ciò che dono resterà nelle mani di tutti.

Rabindranath Tagore

Tardi ti rendi conto che la vera ricchezza sei tu e non ciò che hai, ma ciò che puoi dare agli altri e ciò che essi possono dare a te. Alla fine dei tempi Dio non chiederà a noi quello che abbiamo fatto o non fatto, ma lo chiederà agli altri, specie ai poveri.

M. Illiceto

20 Settembre 2025 Luca 8, 4-15

La logica del seme che muore per risorgere e prendere una nuova vita e un’accresciuta fecondità ci garantisce che ogni resistenza, ogni rifiuto, ogni fallimento può essere integrato nel disegno di Dio, nella misura in cui sappiamo rimanere in ascolto con un «cuore integro e buono», forte nella speranza.

R. Pasolini

Il cristiano è uno ben consapevole che la sua vita darà frutto, ma senza pretendere di sapere come, né dove, né quando. Ha però la sicurezza che non va perduto nessun atto d’amore per Dio, non va perduta nessuna generosa fatica, nessuna dolorosa pazienza. Tutto ciò circola nel mondo come una forza di vita.

E. Ronchi

Share This